L’exploit di Afd in Turingia e Sassonia (col fiasco di Verdi e Spd) conferma il dato emerso già in Francia, Italia e in altre nazioni penalizzate dall’austerità o dall’immigrazione (Spagna, Svezia, Belgio, Olanda): l’ascesa dei conservatori tra gli elettori under 34.

La scossa in Turingia e Sassonia è soltanto l’ultima di uno sciame sismico che, in Europa, va avanti da un pezzo. E i sommovimenti tellurici non si limitano ad agitare l’elettorato più âgé. I dati che arrivano dai due Länder dell’ex Germania Est lo confermano: anche tra i giovani cresce, in certi casi spopola la destra. Quella che i detrattori chiamano «ultra», «estrema», «sovranista», «populista», «nazionalista»; quella che dovrebbe essere lontana dall’orizzonte culturale dei ragazzi, così sensibili ai diritti delle minoranze e alla causa ecologista sposata dall’eroina Greta Thunberg. Eppure, tra gli under 24, in Turingia i Verdi si sono fermati al 5%; in Sassonia all’8. Alle scorse Europee, avevano preso l’11%, addirittura un punto al di sotto del risultato complessivo ottenuto dal partito ambientalista. E, soprattutto, cinque punti in meno rispetto ad Alternative für Deutschland, che ha guadagnato il 31% dei consensi dei ragazzi in Sassonia ed è arrivata al 38 in Turingia.

Nei Paesi fondatori dell’Ue, l’adagio dei giovani col cuore a sinistra sta invecchiando male. In Italia, la tendenza è un po’ meno marcata. In ogni caso, gli under 30, alle consultazioni per il rinnovo dell’Europarlamento, si sono divisi equamente: 22% per il Pd, 22% per Fdi. Il caso più clamoroso è quello francese: al primo turno delle legislative, i votanti tra i 18 e i 24 anni hanno dato al Rassemblement national il 33% dei consensi. Molto meno del 48% incassato dal Nuovo fronte popolare, ma è comunque un risultato impressionante. Anche per la storia particolare che caratterizza il movimento di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Un’eredità più pesante di quella che pure i progressisti contestano sempre a Giorgia Meloni. L’ex Front national/Ordre nouveau era legato alla memoria del controverso maresciallo Philippe Pétain, l’uomo che aveva collaborato con gli occupanti nazisti, poi condannato alla pena capitale – sentenza commutata nel carcere a vita – e morto in prigione nel 1951. Evidentemente, né Oltralpe né in Germania, in particolar modo nelle regioni dell’ex Repubblica democratica tedesca, fa più effetto l’idea di un filo rosso che unisce Rn e Afd a un passato oscuro. E se in Sassonia è andata com’è andata, chissà cosa potrebbe succedere nella Bassa Sassonia, lo Stato della Volkswagen, che ieri ha anticipato un piano per la chiusura di vari impianti.

Certo, uno può decidere di non vedere. I risultati tedeschi si possono attribuire, come ha fatto il commissario Ue uscente all’Economia, il dem Paolo Gentiloni, al «rancore» e alla propaganda putiniana. I custodi dell’attuale sistema di potere, che hanno voluto snobbare l’esito delle urne a giugno, oggi fuggono dall’autocritica. La realtà è più ostinata di loro: chi si sta affacciando sul mondo del lavoro, o vi ha appena mosso i primi faticosi passi, se ne infischia dei veti ideologici. I giovani sono preoccupati per le loro prospettive occupazionali; temono di perdere potere d’acquisto, cioè di finire per stare peggio dei loro genitori; scoprono che la transizione ambientalista potrebbe privarli di auto e case; già ora non trovano appartamenti a buon mercato; non danno per scontata nemmeno la pace. Questi ragazzi – specie i maschi, dicono le statistiche – hanno capito bene le origini del problema: le storture causate dalla moneta unica; i vincoli imposti dai trattati europei; il baratto tra competitività e diritti sociali, che si è tradotto in una spoliazione «cinese» dei salariati; la postura di Bruxelles in politica internazionale.

Il fenomeno si può sottovalutare; negarlo, però, è impossibile. Dove l’immigrazione incontrollata, la crisi di ordine pubblico da essa innescata, l’austerità e l’indebolimento del ceto medio hanno inciso maggiormente – la Germania Est fa scuola – anche i giovani hanno iniziato a voltare le spalle ai movimenti ecoansiogeni e alla sinistra tradizionale, stile Spd. Ora si rivolgono alla destra, o a una sinistra tipo quella della turingia Sahra Wagenknecht, più attenta alle classi penalizzate dalla globalizzazione che all’accoglienza dei migranti, alle rinnovabili e alle armi da spedire a Kiev.

D’altronde, il ricordo del franchismo, in Spagna, non ha impedito ai ragazzi dai 18 ai 24 anni di esprimere simpatia per due partiti populisti: i conservatori di Vox e gli euroscettici anti immigrazione di Se acabó la fiesta, che insieme dovrebbero valere intorno al 21%. Geert Wilders, in Olanda, alle elezioni del 2023 era salito dal 7 al 17% dei consensi nella fascia 18-34 anni. Un quarto dei portoghesi di quell’età sceglie Chega, il partito nazionalista fondato da un fuoriuscito dai socialdemocratici. In Belgio, il 32% dei maschi della Gen Z si considera vicino a Vlaams Belang, movimento fiammingo che vuole l’indipendenza dalle Fiandre e una stretta sui migranti. A Stoccolma, il 16,6% degli under 29 sta con i Democratici svedesi, fieri oppositori dell’islamizzazione del Paese.

Non è stato abbastanza per impedire al blocco pro Ue, con la forza dell’aritmetica, di riproporre la maggioranza Ursula, allargata a dei Verdi in via di sbiadimento. Ma se la reazione al campanello d’allarme è dare la colpa a Putin, be’… tanti auguri al blocco pro Ue.

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