In corso una trattativa avanzata con Thélios, controllata dal gruppo d’Oltralpe, per la cessione dello stabilimento di Longarone. Bernard Arnault continua a fare shopping nel nostro Paese mentre noi non riusciamo a tutelare i marchi e i settori di eccellenza.

Safilo sarebbe vicina alla cessione dello stabilimento di Longarone a Thélios, società attiva nel settore dell’occhialeria e appartenente al colosso francese Lvmh. Se l’operazione andasse in porto, si tratterebbe dell’ennesima cessione di competenze italiane in mani estere, francesi per la precisione. Ed è proprio la Francia che sta diventando il Paese degli occhiali per eccellenza, anche grazie all’apporto dato in passato dall’unione avvenuta nel 2018 tra l’italiana Luxottica e la francese Essilor. Come spiega Safilo, l’operazione «consentirebbe di preservare il know how del sito e di assorbire una parte consistente del personale coinvolto nello stesso. Safilo informa inoltre che questa importante operazione si inserisce in un contesto più ampio di trattative in corso, attraverso cui la società intende limitare al massimo l’impatto sociale».

Fatto sta che, così facendo, Safilo cederebbe lo stabilimento veneto a un concorrente non da poco, contribuendo ad aumentare il peso sul mercato di Lvmh in Italia. Inoltre, in questo modo, il lavoro e le competenze dei lavoratori italiani finirebbero per ingrassare il titolo in Borsa del gruppo francese. Nel 2023 Lvmh ha pagato un dividendo sull’anno 2022 di 12 euro per azione, mentre il gruppo Safilo da anni non elargisce alcuna cedola.

Lvmh fa grandi affari in Italia. Sebbene l’azienda non abbia mai dichiarato il fatturato che realizza nel nostro Paese, è chiaro che il Belpaese sia importante per il colosso fondato da Bernard Arnault. Nel complesso, il gruppo conta infatti circa 13.000 dipendenti italiani suddivisi tra i sei marchi del gruppo (Acqua di Parma, Bulgari, Cova, Fendi, Loro Piana e Pucci), le 35 manifatture e le capo filiera (come appunto Thélios) che fanno da capofila a circa 5.000 imprese fornitrici. Ogni anno il gruppo investe 150 milioni sul nostro mercato per lo sviluppo del business.

Il Belpaese, insomma, dà un contributo importante alla quota di fatturato in arrivo dall’Europa (esclusa la Francia), che rappresenta il 18% del totale. Solo nel 2022 il fatturato globale del gruppo del lusso francese è stato di 79,1 miliardi di euro con 14,1 miliardi di profitti netti. Quello del 2022, a dirla tutta, è stato un risultato senza precedenti. Nel 2021 il fatturato del gruppo era stato di 64,2 miliardi e nel 2020 di 44,6. In tre anni, insomma, è quasi raddoppiato. Ancora meglio è andata ai profitti netti con un aumento passato dai 4,9 miliardi del 2020 ai 14 del 2022.

Di ben altra dimensione i risultati di Safilo. Il gruppo fondato da Guglielmo Tabacchi ha chiuso il 2022 con vendite vicine a 1,1 miliardi di euro, in crescita dell’11,1% rispetto al 2021. Tra i gruppi più noti dell’occhialeria italiana, che ha in licenza brand come Jimmy Choo (scadrà a fine anno e non verrà rinnovata), Missoni, Moschino e Dsquared2 ed è proprietaria di marchi come Carrera e Polaroid, ha realizzato un margine operativo lordo rettificato di 101,2 milioni di euro, in crescita del 24,2% rispetto al 2021.

Safilo, insomma, è tornata all’utile dopo che il 2019 e il 2020 si sono caratterizzati per il segno meno. «A partire dal 2019, Safilo ha intrapreso un ambizioso percorso di turnaround strategico per tornare a essere un’azienda sana e competitiva, tra i protagonisti di un settore attraente come quello dell’occhialeria», aveva commentato l’amministratore delegato dell’azienda, Angelo Trocchia. Forse anche per questo la società ha deciso di mettere sul mercato lo stabilimento di Longarone, vicino a Belluno. Purtroppo, Safilo ha però lasciato intendere che, con la cessione dello stabilimento, sono all’orizzonte anche alcuni licenziamenti.

Non stupisce, insomma, che la notizia sia stata apprezzata dagli investitori in Borsa di Lvmh, il cui titolo è cresciuto ieri dello 0,59%. Al contrario il titolo Safilo ha perso lo 0,48%. Verrebbe da pensare, insomma, che il pesce grande può mangiarsi quello più piccolo. Senza considerare che l’espansione di Lvmh in Italia potrebbe non finire qui. Il gruppo ha già fatto sapere che intende assumere 1.000 dipendenti nel 2023 e altrettanti nel 2024. D’altronde, oltre ai marchi italiani del gruppo, nel nostro Paese non mancano gli impianti produttivi di marchi stranieri di Lvmh come quelli in Toscana di Dior, Celine e Louis Vuitton. Per quale motivo produrre in Italia, Paese non certo caratterizzato da una manodopera a basso costo? Proprio perché l’Italia è un Paese che può vantare una grande esperienza nel settore del lusso, motivo per cui dalla Francia si guarda a molte aziende italiane del comparto. Il caso dello stabilimento veneto di Safilo è senza dubbio esemplificativo, dato che è localizzato al centro del distretto bellunese dell’occhialeria, non lontano nemmeno dalla sede di Luxottica, altro esempio di grande imprenditoria italiana scesa a patti con i francesi. La notizia è arrivata nel giorno dell’accordo trilaterale fra Italia, Francia e Germania sulle materie prime. Ma se da un lato la cooperazione è fondamentale, dall’altro dobbiamo mettere in campo strategie per non finire fagocitati.

Ora non resta che attendere per capire se lo stabilimento veneto di Safilo andrà a uno dei colossi del lusso più grandi al mondo. Se così sarà, per l’Italia non sarà di certo un successo.

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