Quarta fumata nera, Eur Spa resta senza presidente
Roberto Gualtieri (Ansa)
Ennesimo cda andato a vuoto: la poltrona di Eur Spa è ancora vacante. Roberto Gualtieri si ostina a voler piazzare un fedelissimo dem.

Le ultime parole famose: «Lunedì ci sarà l’assemblea dei soci, siamo in contatto con il Mef e il presidente lo vedrete a breve». A distanza di quasi un mese, la frase, pronunciata il 13 settembre dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri in relazione alla nomina del nuovo presidente di Eur Spa (partecipata al 90% dal ministero dell’Economia e al 10% dal Comune di Roma che gestisce il patrimonio immobiliare e monumentale dell’omonimo quartiere), si è rivelata a dir poco affrettata. Giovedì sera infatti, l’assemblea dei soci di Eur si è conclusa con la quarta fumata nera, accompagnata da un silenzio rispetto alla prossima data di convocazione (le indiscrezioni parlano genericamente di novembre) che tradisce il nervosismo. Le danze si erano aperte a fine luglio con le dimissioni, definite da tutti «improvvise», del presidente Marco Simoni, indicato proprio dal Campidoglio a inizio 2022, quando si è insediato l’attuale cda. Questo giornale, già nel settembre dell’anno scorso, aveva però rivelato, senza essere smentito, che durante una cena elettorale avvenuta prima delle elezioni politiche era trapelato che il primo cittadino romano puntasse a un cambiamento in Eur. Per questo, nel Pd romano, in molti si aspettavano un passo indietro di Simoni, unico nome espressione dell’azionista di minoranza. Dopo le ferie estive, il 4 settembre, sono iniziate le assemblee dei soci di Eur, arrivate ormai alla quinta convocazione senza alcun risultato. Spostamenti di data caratterizzati da un crescendo di durata (il primo di due settimane, poi pochi giorni, poi ancora due settimane, infine quello di ieri di circa un mese) che lascia trapelare la difficoltà nel trovare un accordo sul nome messo sul tavolo da Gualtieri, quello dell’ex presidente della Provincia di Roma ed ex deputato ed europarlamentare del Pd Enrico Gasbarra. E proprio l’idea di trasformare un politico nel presidente di una partecipata del Mef sembra essere l’ostacolo che sta paralizzando l’assemblea, con il Campidoglio che, almeno finora, ha tenuto il punto. Incurante, almeno apparentemente, del rischio che il Mef, forte del 90% delle quote, per superare lo stallo possa decidere da solo, e indicare autonomamente anche il nome del presidente oltre a quello dell’amministratore delegato, scelto nel 2022. Va ricordato che, se è vero che di solito l’indicazione del presidente è arrivata dal Comune di Roma, non mancano i precedenti di vertici di Eur espressione diretta del Mef.

Intanto, giovedì, mentre l’assemblea dei soci emetteva l’ennesima fumata nera, il vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli, ha inviato una lettera al Corriere della Sera nella quale, parlando del quartiere, esterna il suo punto di vista su quella che dovrebbe essere la gestione di Eur Spa. «L’Eur» ha esordito «non è un’occasione mancata solo a causa della Seconda Guerra mondiale». Poi il suo personale «piano industriale»: «Se vogliamo assecondare la vocazione congressuale e museale dell’Eur occorre riscoprire la bellezza dell’architettura e realizzare il nuovo rispettandone gli stilemi. Limitarsi alla gestione immobiliare e commerciale non ci porta lontano, un’icona vintage è suggestiva ma non garantisce il futuro, né lo garantisce la banalità». Infine la riqualificazione dell’area dell’ex Velodromo olimpico (regolata da un accordo di programma tra Eur Spa e la Regione Lazio), «su cui occorre scacciare ogni idea speculativa e realizzare un servizio utile». Una posizione simile a quella del Pd. Nei mesi scorsi, la presidente dem del Municipio IX, Titti Di Salvo, ha infatti dichiarato: «Penso che questo spazio debba essere intanto riconsegnato ai cittadini: riapriamo i cancelli, nella speranza di non richiuderli per far posto a delle edificazioni».

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