A tre giorni dall’accordo sui clandestini fra Italia e Albania, gli unici mal di pancia di cui si ha ancora notizia sono quelli di una sinistra che ieri non voleva i migranti in Libia, oggi non li vuole in Albania, e insomma sorge il dubbio che li voglia proprio in Italia e solo in Italia. Quanto a quelli interni alla maggioranza, che secondo certe ricostruzioni giornalistiche si sarebbe spaccata sul patto, non ve n’è traccia, o quanto meno sono nascosti molto efficacemente. Da ministri ed esponenti del centrodestra, infatti, il plauso per l’accordo pare unanime.
A cominciare dalla Lega, che smentisce seccamente i rumors che vedrebbero il Carroccio irritato per l’intraprendenza della Meloni: «A differenza di quanto sostengono alcuni retroscena sui giornali, non c’è alcun malumore di Matteo Salvini nei confronti di Giorgia Meloni. Peraltro, l’accordo con l’Albania sull’immigrazione è utile e positivo: proprio il vicepremier e ministro l’ha specificato pubblicamente ieri (martedì, ndr) confermando la linea della Lega», recita una nota. Salvini in prima persona ha liquidato come «incommentabile» l’argomento di chi ha definito l’accordo incostituzionale. L’intesa siglata con l’Albania «non è un accordo fake, è una bella mossa. Mi sembra un buon accordo, un ottimo accordo. Mai messa in discussione la serietà della premier Meloni», chiarisce oltre ogni ragionevole dubbio il vicesegretario della Lega, Andrea Crippa.
Anche fra i ministri interessati, se il malumore c’è, è ben occultato: «Non vedo dove ci sia una violazione del diritto internazionale», ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sottolineando che «non è affatto un respingimento, li collochiamo sotto la protezione giurisdizionale italiana in uno Stato amico con un collocamento rapido e dignitoso». «Capisco», gli fa eco il collega agli Interni, Matteo Piantedosi, «che le cose innovative spesso suscitano discussioni, ma vedrete che tutto si comporrà secondo una logica che abbiamo annunziato da tempo e su cui stiamo lavorando. Fa parte di questo piano complessivo». Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commenta positivamente dal G7 di Tokyo: «L’accordo rispetta tutte le norme comunitarie, è ben diverso da altri accordi, e punta ad avere massima sicurezza e a fare in modo che chi non ha rispettato le regole e non ha diritto di entrare in Italia, può essere accompagnato nel suo Paese d’origine». La presidente dei senatori di Forza Italia, Licia Ronzulli, aggiunge un dettaglio non secondario: «Ovviamente la Commissione europea era informata dell’accordo».
Le critiche al patto perdono peraltro di vista il punto principale: la mossa del governo, infatti, ha soprattutto valore dissuasivo. Si tratta di un messaggio agli scafisti e ai loro clienti: non partite, la porta girevole verso l’Ue è stata chiusa. È questo il vero valore aggiunto di una soluzione del genere.
Tra gli entusiasti dell’accordo c’è anche il premier albanese, Edi Rama, che in un’intervista a Rai News 24 ha affermato: «L’Italia per noi è l’altra sponda dello stesso mare, un Paese dove gli albanesi si sentono a casa loro. È la loro casa nell’Unione europea e quando l’Italia ci chiede qualcosa è un onore essere utili». Rama ha specificato che «non c’è nessuna contropartita», tanto meno un’intercessione per far entrare Tirana nell’Ue: «È ridicolo, i negoziati sono già aperti e poi non funziona così l’ingresso nell’Unione, c’è un percorso. Bisogna essere corretti». Sul sito del primo ministro sono peraltro pubblicati, in lingua albanese, tutti i 14 articoli dell’intesa e i due allegati. Il primo riguarda le aree destinate alla realizzazione delle strutture per le procedure di ingresso e per la verifica delle condizioni di riconoscimento della protezione internazionale e per il rimpatrio dei migranti che non hanno diritto di ingresso e soggiorno nel territorio italiano. Si fa riferimento a una mappa con l’identificazione delle aree, che però non è illustrata. Il secondo allegato è sulla «regolazione dei rimborsi da parte italiana a parte albanese» e, fra l’altro, prevede che entro 90 giorni dall’entrata in vigore dell’intesa Roma accrediti a Tirana «16,5 milioni di euro per il primo anno di attuazione del protocollo».
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha peraltro chiarito che il testo non dovrà passare l’esame dell’Aula. Un dettaglio, questo, che non piace a Elly Schlein: «Non è accettabile che l’accordo con l’Albania non sia portato in Parlamento perché viola la Costituzione e il diritto internazionale. Non è chiaro chi esaminerebbe le richieste d’asilo e sarebbe senza garanzie. Non è chiaro se pensano di spostare anche i tribunali italiani in un Paese terzo. Siamo estremamente preoccupati da quello che abbiamo letto nelle ultime ore», ha detto il segretario del Pd, con quella che suona come una chiamata alle armi nei confronti dei fidi magistrati. Preoccupato della fine del circo dell’accoglienza appare anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei: «Di per sé è una ammissione di non essere in grado. Non si capisce perché non venga sistemata meglio l’accoglienza qui. Non c’è dubbio. Mi sembra che ci siano anche delle discussioni all’interno della maggioranza, quello che sicuramente è importante è avere un sistema di accoglienza che dia sicurezza a tutti, a chi è accolto e a chi accoglie». Il che ci riporta alla considerazione iniziale: pare proprio che abbiano un’insana attrazione per il fatto che i clandestini se li prenda tutti l’Italia. Chissà perché.
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