- Pier Carlo Padoan e Paolo Gentiloni infilano nel Def l’ennesimo spauracchio. Secondo il documento, se il numero di richiedenti asilo dovesse calare da qui al 2070, saremmo al disastro finanziario. Un’assurdità totale, che però rischia di crearci ulteriori difficoltà anche in sede Ue.
- Il responsabile economico della Lega, Claudio Borghi: «Vogliono farci credere che far entrare profughi sia come aumentare la popolazione produttiva. In realtà, si tratta di un onere enorme».
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L’unica spiegazione è che esista un ufficio governativo apposito per queste faccende. Una specie di Dipartimento Minacce o un sottosegretariato alla Paura. Un luogo, insomma, in cui illustri esperti elaborano nuove strategie per terrorizzare la popolazione e indurla ad accettare anche le più folli imposizioni. La pagina 94 del Def – il documento di economia e finanza presentato da Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan il 26 aprile – dev’essere stata prodotta in un antro ministeriale di tal fatta, sotto l’attenta supervisione di un oscuro viceministro con delega al Raccapriccio. In poche righe vengono sintetizzati e amalgamati in una mistura letale alcuni dei più grandi spauracchi dei nostri tempi: il calo demografico, l’immigrazione e il debito pubblico. Già solo a mettere in fila queste parole si sente puzza di zolfo.
Nel Def, il governo spiega che il costo dell’accoglienza, nel 2018, sarà più salato rispetto all’anno precedente. Anche se gli sbarchi diminuiranno (e in effetti nei mesi scorsi un calo c’è stato), la spesa sarà comunque elevata: 5 miliardi invece dei 4,3 versati nel 2017. Ma la notizia peggiore è un’altra, ed è contenuta nella famigerata pagina 94. Il governo spiega che «l’invecchiamento della popolazione rappresenta uno degli aspetti più critici che l’Italia dovrà affrontare nel corso dei prossimi decenni. A questo riguardo, assume particolare importanza valutare adeguatamente il peso dei flussi migratori attesi misurando il loro impatto sulle finanze pubbliche italiane».
Fin qui, si potrebbe anche essere d’accordo. Ma sentite che cosa hanno escogitato i nostri amati governanti. Sulla base «di uno scenario demografico elaborato ad hoc da Eurostat», il Def ipotizza «due scenari alternativi per il periodo 2022-2070». Il primo scenario prevede «una diminuzione del 33 per cento del flusso netto medio annuo di immigrati […] a partire dal 2018». Il secondo, invece, «un aumento del 33 per cento del flusso netto di immigrati, ancora a partire dal 2018».
In sostanza, il documento economico contiene due diverse proiezioni riguardanti il debito pubblico. Nel primo caso, «un aumento del flusso netto migratorio del 33 per cento a partire dal 2018 permetterebbe di diminuire sensibilmente il rapporto debito/ Pil […], con una riduzione media di circa 19 punti di Pil nel periodo 2018-2070».
Chiaro no? Il governo sostiene che, se a partire da quest’anno fino al 2070 l’ingresso di stranieri aumenterà del 33%, allora il rapporto debito/ Pil diminuirà. Per farla breve: far entrare più immigrati ci permetterà di ridurre il debito pubblico.
Poi c’è lo scenario opposto. «La diminuzione del flusso netto migratorio dal 2018», si legge, «avrebbe l’effetto di incrementare il debito, con un aumento medio […] di circa 22 punti di Pil tra il 2018 e il 2070». Ed eccoci finalmente arrivati al punto. Il testo firmato da Padoan e Gentiloni ci spiega che, qualora i flussi di migranti in ingresso diminuissero, allora il debito pubblico aumenterà, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare.
Il concetto è stato perfettamente riassunto da un titolo del Sole 24 Ore: «I migranti costano 5 miliardi, ma senza di loro sarà boom del debito». Provate a rileggerlo, e dite se non vi sembra una minaccia o una specie di ricatto. Del tipo: non volete gli immigrati? Beh, allora preparatevi, perché dal punto di vista finanziario sarà il tracollo. Il ragionamento è assurdo, prima ancora che allucinante. Forse si potrebbero ottenere risultati come quelli immaginati dal governo se aumentassero gli italiani in grado di lavorare e pagare le tasse. Ma appare per lo meno discutibile che gli stranieri in arrivo sui barconi possano garantire una riduzione del debito pubblico.
La sensazione è che si tratti dell’ennesima esibizione di retorica, in uno stile di cui negli ultimi anni si è parecchio abusato. Ci hanno detto che senza migranti non potremmo raccogliere i pomodori, non potremmo pagare le pensioni, non potremmo avere un futuro. Adesso, non sapendo più come sgomentarci, ci dicono che senza i sedicenti profughi crescerà ulteriormente il debito, il macigno che da anni ci opprime. Verrebbe da ridere, se la faccenda non fosse drammatica.
Ogni giorno sperimentiamo i disastri prodotti dall’immigrazione di massa. E il governo uscente che fa? Viene a dirci che serve incrementare l’invasione. Non lo dice solo a noi cittadini, ma pure alle istituzioni internazionali che esamineranno il Def. All’Europa, per esempio. Nota giustamente Claudio Borghi: come possiamo pretendere di proteggere le nostre frontiere e ridurre gli ingressi quando il nostro governo mette nero su bianco che gli immigrati sono una manna? Semplicemente, si tratta di una follia. A cui sarebbe bene mettere fine il prima possibile.
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