Su Rai Uno proseguono le indagini di «Master crimes»
Master crimes (Rai Play)

Stasera in onda il terzo e quarto episodio della serie tv poliziesca con protagonista l’attrice Muriel Robin nei panni di una docente di psicocriminologia alla Sorbona di Parigi.

Un piccolo gruppo di studenti e, accanto, una professoressa. Chi ami le serie televisive, specie se di matrice statunitense, dovrebbe ricollegare al binomio alunni-docente uno show in particolare. Bello, controverso, finito – come spesso accade alle serie americane – con un’escalation di colpi di scena così improbabile da inquinare, almeno in parte, una trama lunga sette stagioni. Le regole del delitto perfetto, con Viola Davis nei panni della discussa Annalise Keating, ha ricamato sul rapporto tra insegnante e allievi un intrico complesso, magnetico. Qualcosa che, nella serie franco-belga in onda su Rai Uno, non è stato riproposto. Master Crimes, i cui prossimi episodi sono in onda sul primo canale alle 21.25 di martedì 20 agosto, l’ha fatta semplice, un idillio di anime e intelletti. Louise Arbus (Muriel Robin), nello show, è una professoressa, insegnante di psicocriminologia alla Sorbona di Parigi. È brava, nota oltre le mura dell’università. Ha scritto libri, firmato teorie. Dato, o così parte, una sorta di ispirazione ad un assassino. È sua, infatti, la frase trovata su di un cadavere, un macabro epitaffio inciso nella carne. «Aspetto l’assassino perfetto», si legge sul corpo di un morto, mentre alla professoressa le autorità chiedono di collaborare. Ancora, come già fatto in passato. Louise Arbus, però, non vorrebbe cedere alle richieste, avallarle. Vorrebbe negarsi, lei, il suo intuito, la caparbietà che, un tempo, l’ha portata ad inchiodare un uomo che oggi ritiene innocente. Così, presi quattro fra i suoi studenti migliori, la professoressa Arbus decide di condurre da sè le indagini, parallelamente a quelle ufficiali.

Samuel (Victor Meutelet), Mia, Boris e Valentine (Thaïs Vauquières) sono giovani, eppure dotati di capacità inaspettate. Sotto la guida della professoressa Arbus, riescono dove altri si arenerebbero. Ma non è tutto oro quel che luccica. La pazienza del Capitano Delandre sembra messa a dura prova dall’intraprendenza dei cinque, e una fra le studentesse ha un passato ingombrante. Oscuro, a tratti. Così, mentre gli omicidi aumentano, mentre l’Arbus traccia il profilo di un serial killer che sembra uccidere per mondare le proprie vittime dei loro peggiori peccati, la trama si aggroviglia. Si complica, e pezzi di quotidianità altrimenti banali assumono sembianze mostruose. Sembianze che non bastano a regalare allo show l’effetto wow che (almeno sulle prime) ha avuto il corrispettivo statunitense, ma sono studiate abbastanza bene da conferirgli un passo sostenuto, godibile e seguibile.

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