La base ha trovato il suo portavoce: la destra stia attenta a non sottovalutarlo
Roberto Vannacci (Ansa). A sinistra la cover del libro «Il mondo al contrario»
Il successo del volume di Roberto Vannacci non consiste nel valore delle idee, ma nel fatto di averle espresse. Sbagliato guardare solo alle élite.

Il cuore del caso Vannacci – avviatosi rapidamente a diventare un problema per il centrodestra – lo ha centrato ieri con perizia Guido Crosetto. Paola Di Caro del Corriere della Sera gli ha domandato: ma lei lo ha letto il libro? Risposta del ministro della Difesa: «Sì, ora sì: non è nemmeno innovativo nell’attaccare il pensiero unico e, senza questa pubblicità, non sarebbe stato un successo. Non è mio compito commentarlo. Io, a differenza dei soloni di destra e sinistra, non posso permettermi il lusso intellettuale di chi trincia giudizi sul mondo dalla sua poltrona». Ecco, il punto – anzi, i punti – sta tutto lì. Ha ragione il ministro quando dice di non potersi permettere commenti superficiali. Però è stato lui, e non altri, a definire le pagine di Vannacci «farneticazioni» e a sollecitare interventi delle autorità militari. Il tutto senza aver nemmeno sfogliato il volume, visto che ammette di averlo letto soltanto «ora», cioè a pasticcio combinato.

È per lo meno curioso, dunque, che ex post si tenti di liquidare la faccenda evocando una sorta di bolla: certo, senza tutto il clamore mediatico il tomo di Vannacci sarebbe forse circolato tra amici e parenti. Ma chi lo ha sollevato questo clamore? E come? Lo hanno sollevato i politici che, senza manco sfogliare il testo e basandosi su qualche fazioso articolo di giornale si sono affrettati a invocarne la censura o a prenderne le distanze, invocando punizioni esemplari per l’autore.

Crosetto – che in passato si era distinto per uscite ardimentose e conosce bene il terreno – ha ragione due volte. È nel giusto quando afferma che il Vannacci-pensiero non sia innovativo. No, non lo è. Talvolta è persino banale (anche se non più di quello espresso negli ultimi anni da tanti esponenti di partito), spesso è tagliato a pezzettini o ridondante. Ma queste caratteristiche, signori, complicano per bene il quadro. Occorre infatti chiedersi: come è possibile che affermazioni banali e di senso comune ottengano tanta attenzione e abbiano attirato al generale tanti apprezzamenti da parte dell’elettorato di centrodestra, il quale ha a disposizione intellettuali tra i più fini? La risposta progressista la conosciamo già e non ci interessa. Replicare da destra è più doloroso e impegnativo.

Se il volume di Vannacci fosse stato pubblicato prima delle elezioni, sarebbe senz’altro finito nel tritacarne sinistrato che ogni giorno necessitava di una nuova fascisteria da sventolare, ma nel giro di qualche giorno sarebbe stato dimenticato. Gli elettori lo avrebbero probabilmente accolto come una voce fra mille altre, utile semmai ad alimentare la speranza in un cambiamento di regime. Adesso però la destra è al governo, e ancora una bella fetta di simpatizzanti si aspetta che l’agognato cambiamento avvenga. Esiste – e occorre farsene una ragione – un bel gruppo di italiani convinto di vivere ancora in un mondo al contrario.

Da sinistra iscrivono d’ufficio Vannacci nella elastica categoria di «estrema destra», ed è ridicolo. Intanto perché fino a ieri la stessa sinistra definiva FdI e Lega partiti di destra estrema. E poi perché una parte della destra identitaria o antagonista non ha apprezzato per vari motivi le uscite del generale, ritenendole per lo più datate o, appunto, banali. Tuttavia è esattamente quella banalità che deve interessare e preoccupare i partiti della destra istituzionale. Perché è soprattutto al loro elettorato che Vannacci più o meno volontariamente parla. E invece di trovare ascolto, dialogo o addirittura silenzio, il militare ha trovato una condanna politica e morale a priori. Comprensibile dunque che qualcuno pensi: ma se pure un riepilogone – tagliato con la mannaia finché volete e non privo di scivoloni, ma pur sempre un riepilogone – di un generico programma destrorso viene respinto con terrore, che cosa resta ancora da dire e da fare? Con quali forze ci si deve relazionare?

La triste verità è che il caso non è indotto, ma endogeno. Non ci sono complotti: soltanto carenze. Qualcuno fra i più lungimiranti se ne è fortunatamente accorto, e ha tentato di riparare al danno, ma con ritardo e non poche difficoltà. E così quella spaventosa banalità è divenuta straordinariamente attuale, e in fondo non più tanto banale. Il contesto, infatti, la rende sorprendentemente efficace. Il senso comune viene ribadito – persino fastidiosamente e con pedanteria – perché c’è qualcuno che ogni giorno s’ingegna per negarlo. Tale negazione feroce ha prodotto – come pure Antonio Padellaro ha notato – un rimbalzo potente, un fallo di reazione, uno sbotto di insofferenza. Talvolta la ragione cede alla rabbia e all’orgoglio, dopo tutto.

Le idee della destra – seppur talvolta volgarizzate e talvolta eccessivamente incattivite – sono presenti nel libro del generale. E il dramma è che, a tratti, sono quelle stesse idee a fare opposizione. Non la Schlein: Vannacci.

Vero è che governare richiede un salto di qualità, e bisogna pur diventare adulti una buona volta, relazionarsi anche con l’élite. Ebbene quel libro maledetto ricorda che esiste anche il basso, anche il ventre, anche il volgo di cui tanti fanno parte (compresi coloro che sono convinti del contrario) e che ogni tanto avrebbe anche diritto d’essere rappresentato e accontentato. Non certo perseguitando le minoranze o sputando odio, ma per lo meno evitando di cedere il passo all’ideologia imperante addirittura sul terreno dei discorsi da bar.

Ne siamo certi: molti pensatori potrebbero scrivere meglio del generale; molti intellettuali potrebbero elaborare ragionamenti più fini e articolati; molti politici potrebbero condurre le genti meglio di lui. Non hanno che da farlo.

Da non perdere

Gesù e Donald: le due conversioni di Vance
Pensiero forte

Gesù e Donald: le due conversioni di Vance

Nel suo libro «Communion», il vicepresidente degli States racconta il passaggio dall’ateismo alla fede cattolica: sentì qualcosa durante la visita in una cattedrale. E ricorda come, partendo da oppositore, abbia poi realizzato la bontà delle idee di Trump.