• Pronto per la firma il memorandum sulla Via della seta. I servizi garantiscono che non ci sarà alcun punto di contatto con la rete 5G Intanto si vedono i primi vantaggi. Ben 29 contratti per Fs, Snam, Eni e altre partecipate dello Stato. Coinvolte Intesa e Unicredit.
  • Il premier: «Faremo tutte le verifiche». Sparkle, controllata Tim, oggetto dei desideri.

Lo speciale contiene due articoli

«L’Italia firmerà il memorandum d’intesa commerciale con la Cina nell’ambito di una cornice di vincoli, obiettivi e modalità di connettività euro-asiatica definiti dall’iniziativa Belt and road. Si tratta di un importante progetto infrastrutturale che evoca l’antica Via della seta, di cui l’Italia resta ancora oggi naturale approdo». Lo ha ribadito il premier, Giuseppe Conte, in un post su Facebook in cui ha assicurato che l’intesa darà «un nuovo impulso all’economia del Paese, senza tralasciare la tutela degli asset strategici, che non saranno interessati dal memorandum: è anzi nostro obiettivo rafforzare la golden power per dare maggior peso e forza agli interessi nazionali».

I dettagli

L’altro giorno ci chiedevamo quali fossero i contenuti dentro la cornice dell’accordo. A priori sarebbe stato impossibile dare una valutazione concreta dell’opportunità e dei vantaggi per il nostro Paese. Ieri sono emersi i primi dettagli e le prime indiscrezioni. La Cassa depositi e prestiti dovrebbe firmare insieme a Snam un accordo con Silk road fund sulla cooperazione per investimenti in Cina e nei Paesi di transito della Bri. Unicredit, secondo il Sole 24 Ore, firmerà un accordo con una banca cinese per entrare nel mercato locale del private equity mentre Intesa è interessata alla gestione di patrimoni. L’Eni dovrebbe firmare con la Bank of China un’intesa di cooperazione finanziaria per esplorazioni in Cina, Italgas per lo sviluppo di reti gas con società di Stato cinesi, mentre la stessa Bank of China dovrebbe rinnovare con Enel la vecchia linea di credito firmata nel 2014, stando sempre secondo le indiscrezioni riportate dal quotidiano della Confindustria.

In pratica, stando al memorandum l’Italia avrebbe sottoscritto una quota di partecipazione al grande progetto che dovrebbe essere quantificata in poco meno di 3 miliardi di euro. In pratica, la cifra erogata dalla Aiib, Asian infrastructure investment bank, a titolo di finanziamento. Ma ciò che si dimostra molto più interessante è l’effetto collaterale. E non ci riferiamo solo agli accordi tra ministeri e partecipate pubbliche. Le Ferrovie dello Stato potrebbero ricevere l’incarico di gestire i flussi di merci in uscita dal Pireo, il porto di Atene, mentre istituzioni cinesi vorrebbero acquisire banchine dentro i nostri scali marittimi di Venezia e Genova.

Ancora più interessanti i risvolti in Asia. Con il finanziamento concordato con le autorità finanziarie del Dragone, il Cane a sei zampe avrebbe l’opportunità di avviare estrazioni direttamente in Cina. Sarebbe un’importantissima crescita del perimetro energetico tricolore. Così come l’affaccio di Italgas offrirebbe in un sol colpo un grande effetto leva sui ricavi dell’azienda. A guadagnarci sarà indirettamente anche China state grid, il colosso delle reti di Pechino che dal 2014 detiene il 35% di Cdp reti, la controllata di Cassa depositi e prestiti che a sua volta detiene Snam e Terna. Insomma, se ci si siamo posti dei dubbi sul memorandum in sé, scorrere la lista dei 29 accordi economici tra aziende permette di accendere una luce verde a favore di Xi Jinping.

Non a caso ieri Conte ha detto: «Voglio ringraziare tutti i ministri e gli uffici che hanno lavorato per questo obiettivo e, in particolare, Luigi Di Maio per l’impegno profuso nella predisposizione di questa importante intesa: la sua firma in calce al memorandum sarà l’epilogo che il governo ha auspicato fin dall’inizio dei negoziati, guardando all’unisono alla crescita del Paese e alla sua competitività sui mercati internazionali».

temi esclusi

Il polverone sui rapporti tra Italia e Cina sollevato dall’opposizione, da parte della Lega e soprattutto dagli Stati Uniti sembra un po’ troppo sopravvalutato. Sempre che il memorandum riesca a tenere separato il vero nodo e la grande patata bollente: lo sviluppo del 5G.

«Questa strategia della Cina sulla grande rete infrastrutturale che collegherà più facilmente l’Estremo Oriente con l’Europa guadando Israele e passando per i porti italiani è ovvio che rappresenta uno scenario da cui bisogna trarre determinate considerazioni per capire se noi siamo nell’ombra degli obiettivi, dei target, degli attori stranieri», ha dichiarato ieri Giuseppe Vecchione numero uno del Dis, Dipartimento per le informazioni sulla sicurezza, «che vogliono assumere determinate iniziative e non proprio secondo le regole internazionali». Un modo per dire tutto e niente. Perché la domanda di fondo è: la tecnologia italiana è in grado di controllare l’effettivo uso dei device di Huawei? Gli Usa dicono di no.

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