Assalto alle caserme dei carabinieri
  • Nel Mugello, molotov contro l’ingresso dell’edificio: dopo Torino, è il terzo raid in pochi giorni. Identificati 60 violenti dei cortei per Ramy. Espulsi due stranieri coinvolti nell’imboscata alla polizia di Busto Arsizio.
  • Il ministro Matteo Piantedosi: «Più tutele agli agenti nel decreto Sicurezza» Adesso il fronte della tensione si sposta nelle università.

Lo speciale contiene due articoli

Nell’escalation di violenza che alimenta il clima di tensione nascosto dietro alle proteste per la morte di Ramy Elgaml, il ragazzo egiziano che ha perso la vita dopo un lunghissimo inseguimento dei carabinieri nel centro di Milano, si inserisce l’attacco incendiario alla caserma dei carabinieri di Borgo San Lorenzo, nel Mugello, in pieno centro abitato. Ieri una molotov è stata lanciata contro il portone e, sebbene non ci siano stati feriti, l’atto viene considerato come particolarmente simbolico. Secondo le prime ricostruzioni, l’attentatore avrebbe imbevuto un panno con della benzina e avrebbe prima appiccato il fuoco alla pulsantiera dei campanelli. Poi sarebbe stata lanciata contro il portone una molotov. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano una figura incappucciata che si dilegua. Il fuoco ha completamente danneggiato il portone e annerito l’intonaco della facciata dell’edificio. Antonio Nicolosi, segretario generale di Unarma, inserisce l’episodio «in una sequenza inquietante di aggressioni e attacchi a chi indossa la divisa. Fortunatamente non ha causato danni a persone, ma è un attacco diretto alle istituzioni dello Stato e al senso stesso di sicurezza pubblica».

«È un segnale preoccupante e che ci sconcerta sul clima violento e aggressivo che alcuni vogliono fare crescere nel nostro Paese, ma non ci lasceremo intimidire», ha dichiarato il sindaco di Firenze e dell’area metropolitana, Sara Funaro. «A furia di soffiare sul fuoco e di insultare polizia e carabinieri, poi qualcuno il fuoco purtroppo lo appicca davvero. Dalla parte delle forze dell’ordine, sempre», è il messaggio sui social del vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. «Aspettiamo che le opposizioni, i cui silenzi sono sempre più preoccupanti, condannino queste manifestazioni di dissenso, sempre più pericolose e da guerriglia», ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami. «Urge una risposta forte e coesa per mettere a freno questo clima d’odio e rinnovare la nostra vicinanza ai carabinieri e a tutte le forze dell’ordine», scrive sui social Andrea Delmastro delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia e sottosegretario alla Giustizia. «Basta alimentare odio nei confronti delle forze dell’ordine, meritano il nostro sostegno e la nostra gratitudine», è il messaggio del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Confido che siano presto individuati i responsabili di questo vile atto e che sia fatta piena luce su quanto accaduto. Ai carabinieri, che ogni giorno operano con dedizione al servizio della sicurezza dei cittadini, va la nostra gratitudine e il nostro pieno sostegno», è il commento del presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Mentre l’europarlamentare leghista Susanna Ceccardi ritiene «questi episodi non isolati ma il risultato di una retorica che delegittima il lavoro delle forze dell’ordine, alimentando divisioni e giustificando la violenza». E infatti quella di Borgo San Lorenzo è la terza caserma colpita in pochi giorni.

Giovedì scorso, durante la manifestazione di Torino, il muro perimetrale del commissariato Dora Vanchiglia è stato imbrattato con vernice rossa: «Siamo qui per prenderci la nostra vendetta». Bombe carta, uova e petardi sono stati tirati contro la polizia in assetto antisommossa. Torce e fumogeni sono stati lanciati anche contro la caserma Bergia di piazza Carlina, sede del Comando legione carabinieri Piemonte e Valle D’Aosta. Chi fomenta la rivolta continua ad alzare il tiro.

La prima risposta dello Stato alla caccia allo sbirro conta 30 denunciati a Bologna e 30 a Roma. La sera di sabato, gruppi di manifestanti si sono concentrati nel centro bolognese senza neppure tentare di organizzare un vero e proprio corteo. Banche, negozi, automobili e cassonetti sono stati presi di mira con una serie di attacchi che il questore di Bologna, Maurizio Sbordone, ha definito «violenza per la violenza». Tra i punti colpiti c’è anche l’area della sinagoga, dove sono apparse scritte offensive. Dieci agenti sono rimasti feriti durante gli scontri, che hanno visto anche il lancio di bombe carta e bottiglie. Nella Capitale, invece, il corteo non era autorizzato. Qui molti dei manifestanti identificati erano già noti alle forze dell’ordine per i disordini all’università La Sapienza e le manifestazioni ProPal. Durante i tafferugli un mezzo del Reparto mobile è stato danneggiato e otto poliziotti hanno riportato ferite. La Digos romana ha già inviato in Procura una prima informativa contenente le ipotesi di reato, compreso quello di devastazione. Ma è il contesto ricostruito dall’indagine a rendere il tutto più preoccupante: si parla di attivisti vicini ai gruppi antagonisti e anarchici dell’area romana. E ieri al cancello del liceo Manara, occupato dagli studenti prima di Natale, è comparso uno striscione: «Ramy vive, omicidio di Stato». Mentre a Busto Arsizio una quarantina di nordafricani ha tentato di devastare un McDonald’s, minacciando clienti e dipendenti. Gli immigrati hanno poi cominciato a lanciare bottiglie contro le auto in sosta nel parcheggio. E la situazione è degenerata in uno scontro con la polizia. Due di loro, irregolari e con precedenti penali, destinatari di provvedimenti di espulsione firmati dal prefetto di Varese, sono stati trasferiti nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Le indagini proseguono per individuare gli ulteriori responsabili, anche tramite il supporto delle immagini e dei video acquisiti.

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