Gli antifa fanno scempio di Milano per fermare un evento in provincia
Ansa
  • Città in subbuglio per 1.000 kompagni contro il Remigration summit di Gallarate, mentre la Schlein parla di «bella partecipazione» e critica il governo. Videomessaggio di Vannacci al convegno: «Vi sostengo».
  • Rivolta a Torino: quattro poliziotti feriti. Preso nel Milanese lo spacciatore cubano che ha accoltellato un tredicenne. Feto gettato nel water, fermata una donna nigeriana.

Lo speciale contiene due articoli.

È filato tutto liscio il Remigration summit che si è tenuto ieri a Gallarate (Varese), al contrario di chi aveva lanciato l’allarme, negli scorsi giorni, di possibili «problemi di ordine pubblico». Lo stesso non si può dire invece delle contro manifestazioni organizzate a Milano, ben lontane dal summit, dove scontri e fumogeni sono stati i protagonisti.

Riavvolgendo il nastro, la conferenza, che affronta il tema dell’immigrazione di massa, attirando partecipanti da diversi Paesi europei, si è svolta presso il teatro comunale, dopo che il luogo dell’evento è stato spostato più volte. L’orario del summit, previsto per il pomeriggio, è stato anticipato alla mattina, «in accordo con la prefettura e la direzione del teatro per evitare problemi di sicurezza e permettere un’evacuazione fluida delle persone», ha spiegato alla Verità il portavoce italiano del summit, Andrea Ballarati.

«È andato molto meglio del previsto, c’è stato un grandissimo supporto da parte della politica», ha aggiunto. E in effetti, ieri durante la conferenza, è intervenuto con un videomessaggio il generale Roberto Vannacci, che, pur non presente fisicamente, ha dichiarato: «Vi do il mio sostegno». Il vicesegretario della Lega ha spiegato che «la remigrazione non è uno slogan, ma una proposta concreta» che significa «mettere al centro gli italiani, gli europei» e dunque «è una battaglia di libertà e civiltà, di sicurezza, che è il vero spartiacque fra destra e sinistra».

A difendere la libertà di esprimere il proprio pensiero è stato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ma anche lo stesso sindaco di Gallarate, Andrea Cassani. Piantedosi, da Napoli, ha sottolineato: «In democrazia c’è bisogno di tutti i contributi e di tutte le componenti rispetto a fenomeni così complessi», senza aver timore «di idee che possano apparire molto forti, molto controverse, molto discutibili, anche non condivise in qualche modo». Cassani, augurandosi che tutto andasse per il meglio, ha affermato: «È giusto che tutti possano manifestare le proprie idee».

Dall’altra parte, sono proseguite le critiche provenienti dalle fila degli esponenti dem. Il senatore del Pd Alessandro Alfieri, riferendosi al flashmob organizzato dal centrosinistra a Gallarate contro il summit, ha commentato: «Sono tanti i cittadini presenti oggi per dire che non vogliamo chi vuole deportare milioni di persone», lamentandosi anche che sia «stato concesso l’uso di un teatro comunale, quindi di uno spazio pubblico da un sindaco della Lega». Ha poi puntato il dito contro il ministro delle Infrastrutture, dicendo: «Del resto Salvini ha gettato la maschera avvallando questa presenza in nome della libertà di parola», che «non è qualcosa che si usa come la clava». «È stata sporcata la Lombardia», ha aggiunto il consigliere regionale democratico Samuele Astuti.

Ballarati, d’altro canto, ha risposto alla Verità, evidenziando come chi ha avanzato forti critiche non si sia «neanche fermato a vedere» cosa stesse proponendo il Remigration summit. Ha aggiunto che «nonostante millantino democrazia e libertà di espressione», il loro intento sarebbe quello «di opprimerle». Con la «loro retorica» che «non funziona più», ha invitato a osservare «i commenti delle persone sotto alle loro stesse pagine». «Sono tutti stanchi, vogliono che cambino registro», ha concluso.

Purtroppo, chi temeva il caos all’evento di Gallarate, ne è stato, seppur involontariamente e indirettamente, l’artefice in un’altra sede. A terminare con gli scontri è stato infatti il corteo dei centri sociali contro il summit che si è tenuto ieri pomeriggio a Milano, «a chilometri e chiilometri di distanza da dove siamo noi», ha commentato Ballarati.

Da Piazza San Babila, circondata da bandiere della pace e della Palestina, ma anche del Pd, di Avs e di Rifondazione comunista, i Modena city ramblers hanno inaugurato l’evento con Bella ciao. Presente anche il segretario del Pd, Elly Schlein , che ha dichiarato: «È grave che ci sia anche nel governo italiano chi dà sponda a raduni di questo tipo», aggiungendo. «Noi siamo felici di questa bella partecipazione a Milano, ben più alta di quelli che si sono chiusi a Gallarate, per ribadire concetti discriminatori che noi non accettiamo, che la Costituzione di questo Paese non accetta».

Eppure, in quella «bella partecipazione» qualcosa è andato storto. In città è comparso senza preavviso un corteo di mille antagonisti, aperto dallo striscione «Make Europe antifa again» e dal coro «siamo tutti antifascisti». All’altezza di via Carducci, le prime file dei manifestanti si sono coperte il volto con i caschi e hanno iniziato a lanciare i fumogeni. Anziché procedere per via Carducci hanno sviato per via Leopardi e imboccato via Boccaccio: ne è seguito uno scontro tra i manifestanti e le forze dell’ordine che hanno risposto con manganellate e idranti. Il ministro dell’Interno Piantedosi è intervenuto schierandosi a fianco delle donne e degli uomini in divisa.

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