Per la prima volta la Regione Lazio, per bocca del vicepresidente Daniele Leodori, non ha escluso di poter essere stata truffata dalla società Eco Tech Srl per la fornitura di 7,5 milioni di mascherine Ffp2 ed Ffp3 (del valore di 34,7 milioni di euro) il cui ultimo termine di consegna è scaduto il 17 aprile. In più ha aggiunto che a farsi abbagliare dall’offerta della piccola ditta romana specializzata nella vendita di led luminosi sembrano essere state anche altre due regioni: l’Emilia Romagna e il Veneto, che, nonostante i ritardi di consegna, non avrebbero nemmeno provato a revocare gli affidamenti. Ma c’è una piccola differenza: il Lazio ha pagato un anticipo di 11 milioni di euro, l’Emilia ha fatto lo stesso errore (sia pur con cifre minori), il Veneto non ha versato nessuna caparra.
Leodori ieri ha risposto ai consiglieri dell’opposizione durante una commissione congiunta convocata proprio sulla vicenda delle mascherine sparite. Erano annunciati anche il governatore Nicola Zingaretti e l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato. Ma i due non sono presentati. Il primo probabilmente perché quando sono stati firmati i contratti – oggi all’attenzione della Corte dei conti e della Guardia di finanza – era in quarantena affetto da coronavirus. Leodori in quei giorni era il facente funzione: «Ad oggi abbiamo effettuato acquisiti per 105 milioni e l’unico vero problema che abbiamo in piedi è la consegna delle mascherine Eco Tech: parliamo di 11 milioni di euro (di anticipo, ndr) rispetto» al totale versato. «Se noi ci accorgeremo di essere stati truffati o di non aver ricevuto queste cose, a piazzale Clodio ci andiamo insieme (ha detto ai consiglieri dell’opposizione, ndr), non è che ci va qualcuno per noi». Poi, rivolto a un altro consigliere di Fratelli d’Italia, è sbottato: «È la prima volta che tra il truffato e il truffatore, quasi quasi si tifa per il truffatore. Perché noi in quel caso siamo stati truffati, non è che siamo stati parte attiva».
Dunque dopo aver passato giorni a negare di essere stati truffati dalla Eco Tech, ieri le certezze erano meno granitiche. E non sono mancati i mea culpa: «Possiamo avere sbagliato qualche atto, in una pluralità di atti tutti tesi a tutelare al massimo l’amministrazione». Dunque anche se la le mascherine Eco Tech sono in clamoroso ritardo, come nel proverbio del cavaliere caduto da cavallo che tanto voleva scendere, Leodori ha aggiunto: «A questo punto quella consegna la riteniamo importante per l’approvvigionamento e la scorta di magazzino». Insomma restano una chimera, per ora, le preziosissime Ffp3, che avevano ingolosito la Regione Lazio al punto da convincerla ad anticipare, senza nessuna garanzia, 11 milioni di euro a una ditta senza storia nel settore e con un solo milione di fatturato. Il vicepresidente ha anche ammesso: «Per la fretta di ordinare non abbiamo chiesto polizze assicurative per nessun ordine. Ma abbiamo avuto problemi solo con questa Eco Tech e quando abbiamo rinnovato il contratto abbiamo chiesto una polizza fidejussoria (…) Le polizze assicurative richieste sono di Itc broker e abbiamo il bonifico effettuato a Itc broker rispetto alla garanzia assicurativa richiesta».
Tutto a posto dunque? Non proprio. Leodori, in un moto di sincerità, ha ammesso che «nessuno dorme tranquillo quando si parla di una quantità di risorse così importante» e che «non è una situazione semplice».
Leodori ha più volte parlato di «un problema Eco Tech», di «ritardo preoccupante» e ha sottolineato ripetutamente l’importanza del contratto (30 milioni Iva esclusa) e dell’anticipo, cercando la comprensione delle opposizioni: «Tutti insieme dobbiamo trovare una soluzione». L’apparente pessimismo di Leodori fa un po’ a pugni con l’ultimo bollettino di questa estenuante attesa (la prima scorta Eco Tech era attesa a Roma il 23 marzo) consegnato ai consiglieri: «Il 19 aprile l’agenzia della Protezione civile ha investito del problema l’ambasciata cinese in Italia e il consolato italiano a Shanghai. Con l’email del 20 aprile 2020 il consolato, oltre a dare evidenza dell’effettiva esistenza delle mascherine, rappresenta che allo stato attuale le stesse partiranno per l’Italia il giorno 23 aprile». Eppure Leodori non è sembrato così sicuro del lieto fine: «Noi dobbiamo cercare di controllare di non essere stati raggirati e questo a noi sembra; vi abbiamo allegato anche le carte dell’ambasciata: a noi sembra un quadro, in cui tra le mille difficoltà di approvvigionamento e trasporto del materiale in Italia, la garanzia sulla presenza della merce nell’hub di Shanghai lo abbiamo, però, è chiaro che la preoccupazione è a livelli altissimi pure per noi».
In giunta, si capisce, stanno tutti incrociando le dita, e ricordano che «la Eco Tech ha ricevuto ed esibito il certificato Sgs che attesta l’esistenza e la conformità di una determinata tipologia e quantità di merce».
In ogni caso resterebbe il problema del prezzo. Le mascherine, anche se arriveranno, visto il ritardo, saranno pagate a un prezzo fuori mercato, essendo passata la prima fiammata dell’emergenza: «Verificheremo la rispondenza dei costi e che il mercato di oggi non sia un mercato più economico rispetto al passato, come io credo».
Nella sua lunga replica Leodori ha lanciato qualche frecciata ad altre Regioni, come il Veneto, e ha ricordato che sia l’ente guidato da Luca Zaia, che l’Emilia Romagna di Stefano Bonaccini sarebbero caduti nella trappola: «Il Veneto con Eco Tech ha seguito la nostra stessa procedura, ha fatto lo stesso affidamento e, dalle nostre notizie, la fornitura non sarebbe stata effettuata». Con una differenza di non poco conto: «Il Veneto non ha revocato e rinnovato il contratto (come il Lazio, ndr), ma ha mantenuto in vita l’ordine iniziale perché non ha proceduto al pagamento anticipato».
Il vicepresidente della giunta laziale ha rivelato che anche l’Emilia Romagna avrebbe pagato una caparra alla Eco Tech. Mal comune mezzo gaudio dunque, soprattutto perché «tutte e tre le Regioni utilizzavano la stessa cassa: soldi nazionali» e non soldi regionali. Dalla Regione Emilia Romagna ci offrono questa prima versione, in attesa di recuperare gli ordini: «In effetti ci sono alcuni affidamenti alla Eco Tech, ma quanto è arrivato, seppure con ritardo, soprattutto tute, copre buona parte dell’anticipo».
Alla fine della fiera la giunta ha pagato 105,7 milioni di euro per 48 affidamenti a 22 fornitori. Ci sono state due rescissioni, una fornitura che lentamente si sta chiudendo (quella della Worldwide luxury corner) e un approvvigionamento andato così così: la Futuro Srl di Genova ha consegnato 126.280 mascherine su 260.000, e la Regione «ha richiesto la restituzione del pagamento eccedente» alla ditta che aveva ricevuto un anticipo del 100% di 1,95 milioni di euro. In conclusione Regione ha distribuito 5,6 milioni di chirurgiche, 1,1 milioni di Ffp2 e solo 59.000 Ffp3. In magazzino ci sarebbero ancora 7,4 milioni di chirurgiche, 6 milioni di Ffp2 e 5.123 Ffp3, il modello più raro. «Il capo della Protezione civile Angelo Borrelli ha messo nero su bianco che sono introvabili. Per questo stiamo ancora aspettando la Eco Tech. Lo facciamo perché le riteniamo importanti, non perché qualcuno ci stia simpatico» ha concluso Leodori.
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