«Se vince la sinistra annullo l’acquisto della casa». Parole come queste sono risuonate nelle orecchie di certi notai francesi. Nell’attesa di scoprire quale maggioranza parlamentare uscirà dalle urne delle elezioni legislative, al di là delle Alpi il mercato immobiliare è paralizzato. Molti francesi ammettono di voler proteggere i loro investimenti e conti bancari dal rischio di una vittoria dell’estrema sinistra del Nouveau Front Populaire (Nfp). Questa coalizione, composta da socialisti, ecologisti, Nuovo partito anticapitalista e La France Insoumise di Mélenchon, ha annunciato una politica economica che ricorda tanto l’Unione Sovietica. Così chi aveva previsto di fare un investimento più o meno importante oppure, semplicemente, di approfittare dei saldi adesso preferisce stare alla finestra.
La conferma arriva da alcuni studi notarili transalpini, come quello di Martin Bretagne, notaio a Givors, vicino a Lione. Il professionista ha raccontato a Le Figaro che, recentemente, un suo cliente gli ha fatto una richiesta particolare. «Si era già accordato con il venditore sul prezzo di acquisto di un bene immobile», ha spiegato il notaio, «e ci ha detto che se l’Nfp dovesse vincere le legislative, lui avrebbe voluto recedere dal contratto di compravendita, ci ha chiesto se fosse possibile includere una clausola nella promessa di vendita, in modo da consentire l’annullamento dell’atto in caso di vittoria dell’estrema sinistra». Viene da chiedersi se, una clausola simile, sia legale. La risposta è affermativa. In effetti l’articolo 1195 del codice civile francese prevede che «se un cambiamento imprevedibile delle circostante, in occasione della conclusione del contratto, rende la (sua) esecuzione eccessivamente onerosa per una parte che non aveva accettato di condividerne il rischio, essa può chiedere di rinegoziare il contratto». In altre parole, si crea una condizione sospensiva che non dipende dall’azione o inazione di una delle due parti. Anche Roy Masliah, fondatore della piattaforma di pratiche immobiliari decla.fr, è convinto che «il mercato sia paralizzato dalle legislative del 2024». Secondo l’esperto, molti progetti immobiliari sono sospesi perché «i potenziali stravolgimenti politici riguardanti le riforme fiscali, gli aiuti alle politiche abitative o la regolamentazione del mercato, possono modificare radicalmente la redditività di un investimento immobiliare».
I potenziali acquirenti immobiliari vogliono evitare di subire l’entrata in vigore di alcune delle promesse di campagna fatte dai compagni dell’Nfp. Tra queste va citato «il divieto di espulsione per il mancato pagamento di canoni d’affitto, senza una proposta di ricollocazione abitativa», oppure l’imposizione sistematica dii un tetto agli affitti immobiliari nelle zone di «tensione abitativa». Il Nfp vorrebbe anche creare un «polo bancario pubblico», con il compito «di destinare la raccolta dei risparmi a necessità sociali e ecologiche». Inoltre la coalizione di sinistra promette di alzare il salario minimo legale a 1.600 euro netti mensili, dimenticando di spiegare che questo obbligherà tante Pmi a licenziare perché non avranno più i mezzi per pagare i loro dipendenti.
Oltre al mercato immobiliare, anche il commercio risulta essere condizionata dal risultato delle elezioni. Ieri si sono aperti i saldi eppure, secondo l’agenzia di stampa France Presse, dubitano sul successo delle promozioni estive e ritengono che ci si trovi in un «clima di massima incertezza», un confronto politico «ansiogeno». A questi elementi si aggiunge anche un clima autunnale che non facilita le vendite. Per altri negozianti intervistati, i consumatori non sanno se i vincitori delle elezioni legislative disporranno «rialzi o riduzioni delle tasse», così per questi addetti ai lavori, risulta difficile fare acquisti di piacere.
Secondo un’inchiesta del sindacato delle piccolissime imprese (Sdi) condotta tra i propri aderenti, l’81% dei titolari di negozi di abbigliamento ritiene che il contesto politico attuale rappresenti un «freno» ai consumi.
E mentre sull’economia francese si addensano le nubi di una possibile vittoria delle sinsitre, nella giornata di ieri sono continuate le polemiche sul rischio di scontri dopo la comunicazione dei risultati elettorali. In giornata si è tenuta una riunione, dedicata alla sicurezza nelle serate elettorali del 30 giugno e 7 luglio prossimi, tra il ministro dell’interno Gérald Darmanin, e il prefetto di Parigi Laurent Nunez.
La fondatrice del Rassemblement national, Marine Le Pen ha dichiarato ieri su France 2 che se il suo partito vincesse le elezioni ci sarebbero probabilmente delle manifestazioni e «l’estrema sinistra sarebbe responsabile di ciò». Nel frattempo l’ultimo sondaggio Ifop ha mostrato una certa stabilità nelle intenzioni di voto. Il Rassemblement national otterrebbe il 36% dei voti, il Nfp 28,5% e il partito di Macron, Renaissance, il 21%. La destra moderata otterrebbe invece solo il 6% dei suffragi.
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