Unicredit, super cedole agli azionisti
Presentato il piano al 2024: 1.600 milioni di dividendi e 3.600 assunzioni. Titolo a +10%. Andrea Orcel: «Prematuro commentare una possibile soluzione di sistema per Mps»

Sedici miliardi tra dividendi e buyback. È il regalo messo sotto l’albero degli azionisti di Unicredit dall’ad, Andrea Orcel, che ieri ha presentato al mercato il nuovo piano strategico 2022-2024. Al punto che alcuni analisti hanno fatto riferimento a «Santa», come viene chiamato Babbo Natale nei Paesi anglosassoni, nei loro report sottolineando che l’impegno è di circa il 30% superiore a quanto atteso e implica che più del 60% della capitalizzazione di mercato verrà restituita ai soci entro il 2024. Non a caso in Piazza Affari il titolo Unicredit ha messo subito il turbo chiudendo la seduta di ieri con un balzo del 10,8% a 12,8 euro e una capitalizzazione di 28,5 miliardi. Nel dettaglio, nel 2022 (sull’esercizio 2021), si prevede una distribuzione di 3,7 miliardi, composta da un dividendo cash pari al 30% circa dell’utile netto sottostante e riacquisti di azioni per la parte restante. Successivamente, la distribuzione totale relativa al 2022 è prevista in linea o superiore a quella per il 2021, con un progressivo aumento a partire dal 2023. Il dividendo in contanti annuale per il 2022 è atteso quindi al 35% dell’utile netto e per gli anni successivi ad almeno il 35% dell’utile netto con la parte restante in riacquisti di azioni.

Quello illustrato ieri da Orcel è il primo business plan firmato dal successore di Jean-Pierre Mustier, arrivato al timone dell’istituto di piazza Gae Aulenti lo scorso 15 aprile. Il piano battezzato UniCredit Unlocked prevede di arrivare al 2024 con un utile di 4,5 miliardi, rispetto ai 3,3 miliardi attesi per quest’anno, e di aumentare i ricavi netti dagli oltre 16 miliardi di fine 2021 ad oltre 17 miliardi. Sul fronte dei costi, è previsto un risparmio lordo di 1,5 miliardi, di cui però più dei due terzi saranno reinvestiti. La riduzione netta entro il 2024 sarà quindi di 500 milioni, al netto di 600 milioni di investimenti e di 500 milioni di inflazione.

Il nuovo piano strategico prevede inoltre 3.600 assunzioni nette, di cui 2.100 nel digital e 1.500 per il business bancario (900 in Italia, 300 in Europa centrale e in Europa orientale, 200 in Germania e 100 nelle funzioni di controllo). L’ad non ha invece voluto dare dettagli sul numero di uscite volontarie previste dal piano, rimandando al confronto con i sindacati avviato nel pomeriggio di ieri.

Durante la presentazione di ieri Orcel è stato anche incalzato sul risiko e soprattutto su un eventuale ritorno in pista per il salvataggio del Monte dei Paschi, dopo il recente stop alle trattative con il ministero del Tesoro. «Credo sia prematuro e speculativo commentare su una possibile soluzione di sistema per Mps», ha replicato l’ad a chi gli chiedeva se l’istituto potrà partecipare a un intervento di sistema sulla banca senese nel caso in cui il governo lo ritenesse la soluzione migliore. «Penso che Unicredit abbia offerto una soluzione, che era stata concordata con il governo», ha aggiunto, «Eravamo pronti a metterla in atto, ma purtroppo non siamo riusciti a chiudere un accordo ai termini concordati e quindi ci siamo mossi ognuno sulla propria strada». Orcel ha comunque ribadito che l’Italia è un mercato cruciale per Unicredit, «dove siamo redditizi, dove cresciamo e dove vediamo opportunità». La posizione del banchiere su M&A è dunque che «non la escludo e non pianifico in base a essa». Un’operazione sarà valutata «solo se rispetta tre parametri: si adatta alla strategia, rafforza il marchio in qualunque area venga fatta, aiuta, e non ostacola, il raggiungimento del target di Rote al 10% nel 2024 e consente di sostenere o aumentare la distribuzione di capitale agli azionisti».

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