L’Ue offre a Tunisi soldi già stanziati
Ursula von der Leyen (Ansa)
La Commissione annuncia un finanziamento da 127 milioni. Ma è un trucco perché 60 erano già stati promessi. E, dei rimanenti, soltanto 42 son legati al Memorandum.

Sotto pressione a causa di un immobilismo che ormai è divenuto plateale, la Commissione europea ha deciso di inviare un segnale sugli aiuti alla Tunisia, promessi a suo tempo col memorandum (e non solo), ma ancora fermi. Il problema, però, è che si tratta di una sorta di gioco delle tre carte, che certo non giova a Bruxelles, vista la mancanza ormai patologica di decisionismo sul tema della difesa dei confini e del contrasto agli sbarchi illegali che, come è noto, provengono in questa fase quasi interamente dal Paese nordafricano.

Capita dunque che attraverso i propri canali ufficiali e i social, la Commissione annunci un finanziamento di 127 milioni di euro a beneficio di Tunisi (dove il presidente Kaïs Saïed ha già fatto presente l’inadempienza da parte di Bruxelles), ai quali si arriva sommando ai 60 milioni stanziati per dare ossigeno al bilancio statale tunisino, ormai esangue, i 67 relativi a un pacchetto di assistenza operativa sulla migrazione. Analizzando approfonditamente le voci di questo pacchetto, però, emerge che solo 42 milioni dei 127 sono legati all’implementazione del Memorandum siglato a Tunisi dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dal nostro presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dal premier olandese, Mark Rutte. In pratica, quasi i due terzi di questo denaro riguardano accordi precedenti, dando a tutta l’operazione il sapore di un gioco di prestigio o, cosa peggiore, di un’«ammuina» per allontanare l’aura di sterilità che circonda da tempo le istituzioni europee, soprattutto in questo campo.

Entrando nel merito, i 60 milioni di supporto al bilancio tunisino erano già previsti da un piano di aiuti relativo post pandemico e non c’entrano nulla coi 150 milioni del citato Memorandum. Per quanto riguarda i restanti 67 milioni, 24,7 milioni servivano a finanziare «progetti già in corso adottati nel 2022», mentre 42 milioni fanno effettivamente parte del pacchetto da 105 milioni per le migrazioni concordato nell’intesa tra Bruxelles e Tunisi. Il trucco è venuto ben presto allo scoperto, e una dei portavoce della Commissione, incalzata dai cronisti, ha dovuto ammetterlo. Detto questo, dall’esecutivo Ue assicurano che la prima tranche di queste risorse sarà «contrattata e consegnata rapidamente» e fa parte di un accordo che prevede la fornitura di navi e altre attrezzature per la Guardia costiera tunisina, oltre che assistenza operativa e formazione per il personale.

Inoltre, la Commissione ha annunciato che una delegazione di suoi funzionari si recherà nel Paese nordafricano la prossima settimana per «discutere l’attuazione del protocollo d’intesa, in particolare le azioni prioritarie». Per preparare questo appuntamento, giovedì c’è stato un colloquio telefonico tra il Commissario Ue per il vicinato e l’allargamento, Oliver Varhelyi, e il ministro degli Esteri tunisino, Nabil Ammar. Nella nota che ha dato conto della telefonata, in pieno stile comunitario, non si sono lesinati i buoni propositi: «L’Ue e la Tunisia si impegnano a dare priorità alle azioni nel campo della migrazione, alla cooperazione per reprimere le reti di trafficanti e all’intensificazione dell’assistenza dell’Ue per lo sviluppo delle capacità delle autorità di contrasto tunisine, nonché per il sostegno al rimpatrio volontario e al reinserimento dei migranti nei Paesi di origine, nel pieno rispetto del diritto internazionale». E ancora: «Stiamo accelerando la realizzazione dei programmi in corso e delle azioni nell’ambito del nuovo pacchetto di sostegno da 105 milioni di euro sulla migrazione collegato al protocollo d’intesa che aiuterà ad affrontare la situazione urgente, in linea con il piano in dieci punti per Lampedusa». Il problema, ormai palese, è quando dai buoni proposito la Commissione deve passare agli atti e ai provvedimenti concreti, e il «gioco delle tre carte» fatto anche questa volta non rappresenta un buon viatico.

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