Rammenterete sicuramente quando in una storica conferenza stampa, a un giornalista che le chiedeva se fosse favorevole o no all’impianto di incenerimento rifiuti che il sindaco Roberto Gualtieri sta invano cercando di installare in quel di Roma, Elly Schlein proferiva questa risposta: «A noi, insieme ai nostri amministratori, piace portare il Pd verso un futuro che, grazie anche alle nuove norme europee, sempre di più investa e costruisca dei cicli positivi della circolarità uscendo dal modello lineare. È questo il vero tema». Idee chiare e distinte, da far schiattare d’invidia Cartesio. Orbene, il testo programmatico del Pd per le elezioni europee è tutto così: chiarezza cristallina. Quel che segue, quando virgolettato, è fedele a quanto scritto nel programma Pd. Ove, va detto, sono presenti tutti i contenuti del programma dei Verdi, cosicché l’insieme dei propositi di quest’ultimi è un sottoinsieme dei propositi del Pd. Guardiamo dove allignano le varianti.
Promuoviamo, scrivono, «l’uguaglianza delle persone Lgbtiq+», «vogliamo un’Europa femminista» e «riteniamo che la giustizia sociale e quella climatica vadano di pari passo». Sul primo proposito non ho nulla da dire, ma il secondo mi sembra non solo essere in contraddizione col primo, ma anche preludere a una società tanto sessista quanto lo è una società maschilista.
Ad ogni modo, garantisce Schlein, «c’è la piena disponibilità del Pd a confrontarsi con tutti i femminismi plurali». Quanto al terzo proposito, trovo lodevole quanto antico – millenario direi – quello di perseguire la giustizia sociale. Nuovissima è invece la sua identificazione con la criptica «giustizia climatica», concetto inventato di sana pianta da Greta Thunberg, e mai da essa chiarito. La stessa Schlein non fa mistero di non saper bene cosa sia, e per questo ha detto di essere «molto felice dell’ingresso in Segreteria nazionale di una ingegnera (sic!) ambientale particolarmente competente cui io ho chiesto di costruire insieme una strategia complessiva che passi dalla legge sul clima».
Sono andato a cercare codesta ingegnera per essere da essa illuminato ma, come vedrete, mi ha folgorato. Con un ferro da stiro. Costei, al secolo Annalisa Corrado, sarebbe in Italia – dice Schlein – «uno dei profili più competenti e più autorevoli in materia», e perciò è ora candidata al Parlamento Ue. Il suo programma è tranchant: abolire il ferro da stiro. Ecco le parole, testuali, dell’ingegnera: «Il ferro da stiro? Io l’abolirei perché, diciamola tutta, abbiamo un problema di risorse energetiche, no? Allora “Stropicciate per il clima!” è un nuovo slogan che vorrei portare avanti». Ma io la voto subito: da quando in tv hanno smesso di tramettere i cartoni di Pippo, Pluto e Paperino, togliendomi tanti momenti di ilarità, non posso che auspicare che Annalisa Corrado conquisti Bruxelles e promuova una legge che appioppi multe a chi va in giro con indumenti stirati. Non voglio perdermi la faccia degli onorevoli d’Europa.
«Istituire un Fondo europeo sull’efficientamento energetico del patrimonio edilizio»: cioè il Pd vuole l’estensione del Superbonus a tutta l’Europa.
«Eliminare i “paradisi fiscali” all’interno della Ue»: cioè, ove mai ci fosse un Paese Ue che fa pagare tasse inferiori, il Pd si attiverà subito per fargliele aumentare.
«Anticipare i tempi di azzeramento delle emissioni di C02». Al momento, il net zero è progettato per il 2050. Siccome per questa data non sarà certamente realizzato, il Pd si propone di realizzarlo prima.
«L’Europa è un progetto di pace». Che il Pd garantirebbe col «rilanciare la prospettiva di accogliere in Ue anche l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia». Non sembra aver insegnato nulla il Quarantotto che è sorto alla sola prospettiva che Crimea, Donetsk e Lugansk fossero dotate di autonomia, prima, e accolte nella Federazione russa, poi.
«Quella che vogliamo è una Ue che vieta la discriminazione in base alla lingua»: che è proprio la discriminazione attiva in Ucraina verso la popolazione russofona.
Dicono di volere «la garanzia dell’infanzia», ma si sono prodigati per «introdurre l’aborto nella Costituzione Ue».
Auspicano una «forte e compiuta democrazia», salvo dopo chiarire che si impegnano « a non sostenere o cercare nessun accordo con le forze rappresentate al Parlamento Europeo dai gruppi delle destre nazionaliste Ecr e Id». Dovesse mai accadere che una maggioranza dei cittadini europei fosse contraria agli Stati Uniti d’Europa, e favorevole alla prevalenza della volontà di ogni nazione su quella dell’Ue, allora la democrazia «forte e compiuta» per il Pd non vale più.
Sul «sistema sanitario, cittadine e cittadini, pazienti e medici dovranno essere inclusi nei processi decisionali»: proprio come avete incluso nel processo decisionale quegli inermi che furono innaffiati d’acqua gelata solo perché avevano paura del vaccino.
Insistono con lo ius soli e tuonano: «Siamo contrari agli accordi di esternalizzazione delle frontiere». Sul punto se la vedranno con la loro compagna di partito e ministra degli Interni tedesca, Nancy Faeser, che invece sembra apprezzare le misure della nostra premier Giorgia Meloni. Suvvia, Elly Schlein, i suoi elettori non sono proprio ottusi.
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