Trump si ribella al G7: «Perché manca lo zar?» E su Israele e Iran allontana la tregua
Donald Trump e Mark Carney (Getty images)
Il presidente non vuole firmare la dichiarazione per una de-escalation. Poi provoca: «Il summit dei grandi andrebbe aperto anche alla Cina».

Prima giornata di sessioni per il G7 a guida canadese. Il premier neo eletto Mark Carney apre i lavori così: «Punto di svolta storico, il mondo guarda a noi per la nostra leadership, il mondo oggi è pericoloso e diviso».

I primi ad arrivare sono stati il presidente della Commissione europea e il presidente del Consiglio europeo, Ursula von der Leyen e Antonio Costa. A seguire sono arrivati il cancelliere federale tedesco, Friedrich Merz; il premier giapponese Ishiba Shigeru; il premier britannico, Keir Starmer; il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni; il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump; e il presidente francese, Emmanuel Macron.

Attesissimo il leader della Casa Bianca che ancor prima dell’inizio del G7 ha riempito l’agenda di bilaterali. Il primo, poco prima dell’inizio dei lavori, con il padrone di casa, Carney spiegando a conclusione che il suo focus principale al G7 è «il commercio». «Io ho un’idea sui dazi, Mark ne ha una diversa» ha aggiunto «vedremo se oggi possiamo andare al fondo della cosa».

La Casa Bianca poi ha annunciato altri due colloqui, prima con il cancelliere Friedrich Merz e poi con il premier britannico Keir Starmer. Quest’ultimo bilaterale era stato annunciato dallo stesso Starmer che ha spiegato che avrebbe discusso «dell’accordo commerciale» definito «nelle fasi finali dell’attuazione e mi aspetto che sia completato molto presto» ha precisato.

Il commercio e i dazi sarebbero dovuti essere il tema principale di questo G7 che invece inevitabilmente ha finito per avere come protagonista la crisi tra Israele e Iran.

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha rivolto un appello «ai leader mondiali riuniti al G7» Canada per chiedergli di «fermare l’ambizione nucleare dell’Iran e l’immediato ritorno di ogni ostaggio da Gaza».

Prima dell’inizio del vertice i leader europei si sono incontrati per una riunione di coordinamento.

Presenti il premier Giorgia Meloni, il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Merz, il presidente del Consiglio europeo Costa e il presidente della Commissione europea von der Leyen che prima, a mergine di una conversazione telefonica con il premier israeliano Benjamin Netanyahu si era espressa così: «L’Iran non deve avere un’arma nucleare e abbiamo più volte espresso le nostre forti preoccupazioni riguardo ai suoi missili balistici» tuttavia «una soluzione diplomatica rimane il modo migliore nel lungo periodo per affrontare la questione». Per lei diversi bilaterali, ma per il momento nessun faccia a faccia con Trump.

«Questo è il momento di attenuare l’escalation tra Israele e Iran, non si deve permettere a quest’ultimo di sviluppare armi nucleari», ha precisato Costa nel corso della conferenza stampa congiunta con il capo della Commissione. «Il ruolo del G7 è essenziale nell’affrontare le principali sfide geopolitiche: dobbiamo aumentare i nostri sforzi nel Medio Oriente», ha aggiunto rimarcando l’importanza che l’Iran non si doti di un’arma nucleare. «La questione deve essere trattata con i mezzi diplomatici, è arrivato il momento per la diplomazia e per creare occasioni per ridurre l’escalation tra Iran e Israele», ha detto ancora il portoghese.

Per Merz potrebbe innescarsi una grave escalation «se Teheran o i suoi alleati nella regione attaccassero le basi militari statunitensi in Medio Oriente». Sui dazi ha auspicato «progressi nella controversia con gli Stati Uniti». Chiarendo anche «Io, Macron e Meloni siamo determinati a tentare di discutere nuovamente la questione dei dazi con la controparte statunitense durante questi due giorni. Non ci sarà una soluzione in questo vertice, ma forse potremmo avvicinarci a una soluzione a piccoli passi».

Solita foto da poser per Macron che si fa immortalare seduto con Meloni e il cancelliere tedesco. «Al lavoro per il coordinamento tra europei» la didascalia.

È Trump come sempre a fornire titoli per la stampa: «Cacciare la Russia è stato un errore» dichiara ai giornalisti spiegando: «Putin parla con me e con nessun altro perché è stato insultato quando è stato buttato fuori dal G8, come avrei fatto anche io e come avrebbe fatto chiunque altro. È stato buttato fuori da Obama e Trudeau. Non è felice di questo, posso dirvelo». E ancora: «Se Putin fosse stato membro del G8 non avremmo una guerra ora». E poi sorprende tutti spiegando che non firmerà la dichiarazione del vertice su Israele e Iran. Segno che sul tema esistono ancora grandi divisioni. Su tutte, appunto, la proposta accolta dal presidente Usa, arrivata da Vladimir Putin di porsi da mediatore tra le due parti in conflitto. «La Russia non ha alcuna credibilità: i precedenti della Russia dimostrano che l’unica cosa a cui è interessata è la guerra» ha detto il portavoce della Commissione Ue chiarendo la contrarietà europea all’ipotesi.

Trump poi, rispondendo a domanda, ha proseguito così: «Non è una cattiva idea, non mi dispiace se qualcuno vuole suggerire l’ingresso della Cina».

Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, capitolo a parte. Spera, nella seconda giornata in cui saranno coinvolti anche gli outreach, in un incontro con Trump.

«Uno degli argomenti che discuterò con il presidente Trump durante l’incontro riguarderà un lotto di equipaggiamento militare che l’Ucraina è pronta ad acquistare», ha spiegato mentre si trovava in una visita in Austria. «Discuteremo del congelamento dei beni russi, delle sanzioni; dobbiamo limitare i prezzi delle risorse energetiche, in particolare del petrolio prodotto in Russia». Almeno queste le sue aspettative.

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