La Toscana finanzia coi soldi pubblici un corso Lgbt per ragazzini di 6 anni
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L’Arci di Pontedera, foraggiata dalla giunta pd, invita i «bambin3» a colorare magliette in «preparazione» al pride. «Ce lo hanno chiesto alcune mamme». La Lega sulle barricate: «Faremo un’interrogazione a Giani».

Non è mai troppo tardi per indottrinare i più piccoli sulle teorie del gender. In Toscana oggi prenderà il via un laboratorio dell’Arci di Pontedera per la preparazione al gay pride di sabato prossimo, in cui sono coinvolti bambini anche di sei anni con il luminoso contributo della Regione Toscana. Con la scusa di colorare le magliette per la manifestazione, i pargoli potranno iniziare a «prepararsi» in modo consapevole alla manifestazione arcobaleno. In Italia fino ai 18 anni non si può guidare e non si può votare, e fino ai 14 non si è imputabili. Inoltre, fino ai 13 anni i rapporti sessuali non sono ritenuti consensuali. Insomma, non si possono usare liberamente i genitali, ma a sei anni, per l’Arci toscano e le istituzioni che lo sostengono, si può cominciare a essere istruiti sui genitali stessi e sulle loro vaste e crescenti potenzialità.

La notizia ha fatto molto discutere in Toscana. Sabato prossimo è in programma il pride regionale a Prato e ci sono varie iniziative. Tra queste è spuntato un «laboratorio» al Circolo Arci Il Botteghino di Pontedera, al quale contribuiscono anche la Regione Toscana, guidata dal piddino Eugenio Giani, e il Comune. L’iniziativa si chiama «Aspettando il Pride» e nella presentazione degli organizzatori consiste in un «pomeriggio di preparazione e confronto». Un’occasione per parlare ai partecipanti dei principi e dei fondamenti del pride e della cultura di genere. Sono stati inseriti anche «laboratori per bambin3», con l’ultima lettera sostituita in nome di una stramba idea di inclusione, organizzati dall’Arciragazzi. Il laboratorio per prendere coscienza dei problemi della comunità Lgbtutto è aperto ai bambini a partire dai sei anni. Per limitare le polemiche, il manifesto annuncia che si tratta di un «incontro per tutti: genitori e bambini». Ma è probabile che vengano accolti anche figlioletti senza genitori. Verranno messi tutti a colorare e decorare le magliette per il gay pride. E infatti ai partecipanti è richiesto di portarsi ognuno una t-shirt bianca.

Dal programma si ricava che, se Arciragazzi si prenderà cura dei più piccoli, i genitori verranno presi in custodia dagli attivisti di Agedo, l’associazione dei genitori, parenti e amici di persone lesbiche, gay, bisessuali e trans. Si tratterà di un «cerchio di confronto per adult3». Seguirà la cosa migliore della giornata, la merenda tutti insieme.

Specie per via del contributo della Regione è esplosa la polemica per il coinvolgimenti dei bimbi. Il sottosegretario all’Istruzione, il leghista Rossano Sasso, ha diffuso la locandina sui profili social per chiedere se c’è «qualcuno di sinistra» in grado di spiegare un’iniziativa simile. E ha aggiunto: «Magari il presidente della Regione Toscana, visto che patrocina l’evento, potrebbe spiegarmi cosa sono i “bambin3”?». «Dei cerchi di confronto per adult3 francamente me ne infischio», ha concluso il sottosegretario, «ma che ci fanno in un laboratorio dell’Arcigay dei bimbi di sei anni?».

Questa storia dei bambini di prima elementare non è andata giù neppure a Susanna Ceccardi. L’eurodeputata del Carroccio ha sottolineato: «Parliamo di bambini di sei anni che, con la scusa di disegnare e colorare magliette per il pride, verranno precocemente esposti a temi e concetti controversi su sessualità, identità di genere e orientamento sessuale: è semplicemente inaccettabile». Il punto è esattamente questo, e confina con l’adescamento politico: vieni a giocare che intanto ti metto nella testolina dei concetti quantomeno controversi.

L’Arci Valdera, che organizza il tutto, ha difeso l’iniziativa sostenendo che sia «tutto frutto di una richiesta arrivata dal basso». Insomma, sarebbero stati i genitori a chiedere di portare i figli più piccoli. Anzi, per la precisione sarebbero state «alcune mamme». Un bello scaricabarile. Il Comune di Pontedera è guidato dal sindaco Matteo Franconi, esponente del Pd, che non ci ha visto nulla di strano. L’associazione Pro vita e famiglia, con il referente toscano Donatella Isca, non ci sta: «È inaccettabile e gravissimo che un evento in preparazione al prossimo Toscana Pride coinvolga bambini dai 6 anni in su […]. Parlare di minori utilizzando questi artefatti grafici gender fluid significa far passare il concetto che i bambini possano essere “senza genere” o non binari e dunque avallare e, anzi, spingere alla transizione di genere per i minori». Il risultato è che Pro vita ha chiesto (per ora vanamente) al Comune e alla Regione di ritirare i contributi «per non essere complici dell’indottrinamento mascherato da attività ricreative e merende».

La faccenda in ogni caso non finirà oggi, perché il Carroccio ha già annunciato un’interrogazione al presidente Giani per chiedergli come gli sia venuto in mente di patrocinare con i soldi di tutti un’iniziativa così discutibile e sottilmente ingannevole. Elena Meini, capogruppo in Regione, ha spiegato che non c’è alcuna volontà di discriminare nessuno: «Qui non si tratta di essere sensibili o insensibili a determinate complesse tematiche, ma per noi, c’è un tentativo di fare un’inaccettabile e probabilmente anche pericolosa intrusione nell’animo innocente di ragazzini e ragazzine delle elementari».

In realtà non servirebbe una particolare scienza, e neppure chissà quale coscienza, per sapere che i minori andrebbero solo protetti. Non indottrinati e usati come massa di manovra da portare in corteo.

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