Un altro buco lasciato dall’ex premier Mario Draghi, viene allo scoperto. L’eredità lasciata da quello che la sinistra idolatrò come una sorta di salvatore della Patria non finisce di riservare sorprese. L’ultima puntata riguarda l’Autostrada dei Parchi che, come rivelato ieri dalla Stampa, tornerà al Gruppo Toto, cui la concessione era stata revocata nel 2022 per gravi inadempienze. Era luglio di un anno fa e il governo di «super Mario» nell’ultimo consiglio dei ministri decide di estromettere la società Strada dei Parchi spa dalla gestione. Ma questa non ha mollato la presa e mentre è entrata nel concordato e sono stati nominati i commissari, ha fatto ricorso. Sulla vicenda sono intervenute ben sette Procure che hanno tutte dato ragione a Toto. L’ultimo pronunciamento è del 14 novembre scorso, da parte del Tribunale di Roma, che ha respinto i ricorsi del ministero dei Trasporti e di Anas. Il risultato dopo 16 mesi di processi è un’eredità di circa 5 miliardi di risarcimenti, di cui 2,3 miliardi, già accertati, che dovranno essere saldati dal governo Meloni. Oltre al danno c’è anche la beffa che la concessione è destinata a tornare alla Strada dei Parchi per limitare i danni che un esborso così importante rappresenterebbe per Palazzo Chigi. Il ministero dei Trasporti sta lavorando con la società a un accordo transattivo: i debiti verso Anas per 1,8 miliardi verrebbero stralciati, in cambio di tariffe bloccate e raddoppio degli investimenti. Bella rogna comunque per il governo.
E non è la sola lasciata da Draghi. Che dire della tassa sugli extra profitti delle imprese energetiche, che doveva coprire parte della manovra 2022 ed è stata un flop? Erano attesi 11 miliardi ma ne sono arrivati solo 2,8. La norma era nata per alleggerire il peso delle bollette nelle tasche dei cittadini, ma qualcosa non ha funzionato. Arrivata con il decreto Aiuti a maggio 2022, la tassa appare subito una bizzarria destinata a naufragare. Piovono le contestazioni e la maggior parte delle aziende sceglie di non pagare, confidando nel fatto che la misura sarebbe stata considerata incostituzionale. Draghi va su tutte le furie accusando i diretti interessati di voler eludere il pagamento e con il decreto Aiuti bis minaccia maxi sanzioni. Tempo sprecato. Meloni si trova sul tavolo questo buco inaspettato. Vengono varate una serie di misure per correre ai ripari ma la situazione non migliora di molto e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, conferma il mancato gettito. Nel 2022 erano arrivati 2,76 miliardi. Poi nel 2023, a fronte delle modifiche apportate «sono stati versati da 3 soggetti, ulteriori 82 milioni». Pochini.
Un’altra partita lasciata aperta da Draghi è stata quella delle perdite di Snam e del Gse. Nell’estate 2022, a seguito della guerra ucraina, il governo chiede alle controllate di comprare gas. Ma in quel momento la materia prima scarseggia sul mercato e i prezzi sono alle stelle. Draghi tira dritto, bisognava fare scorte di gas, costi quel che costi. Ma proprio l’accelerazione della domanda contribuisce a far lievitare i prezzi. Un corsa cieca forse perché le controllate sentivano di avere dietro comunque lo Stato pronto a coprire i maggiori costi. Di fatto Snam e Gse, sono arrivati a pagare il gas 350 euro/mw e l’elettricità 700 euro/mw per poi rivenderli più tardi a prezzi più bassi. Risultato: un buco da 4 miliardi. Un esito peraltro ampiamente previsto dalla Verità, come del resto il flop della tassa sugli extra profitti, mentre tutti applaudivano l’ex numero uno della Bce.
Il macigno più grosso è senza dubbio il Superbonus legato alle ristrutturazioni edilizie. La paternità di questo «mostro» non è di Draghi ma è anche vero che l’allora premier reiterò la norma, chiudendo gli occhi, quando era già oggetto di preoccupazioni crescenti per l’impatto sul bilancio pubblico. «La cena l’han già mangiata tutti, si sono alzati, e a noi resta da pagare il conto», il commento del ministro Giorgetti. E il conto lasciato sul tavolo è di 109 miliardi. Una voragine che ha significato mani legate nella manovra per misure a sostegno dell’economia e dei cittadini. Non c’è che dire: non il massimo per chi è stato sempre raffigurato come un guardiano dei conti pubblici.
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