- Da curatori degli interessi dei giocatori a mediatori di affari per conto delle società: negli ultimi anni il potere dei procuratori è aumentato a dismisura. Lo dimostra il caso Zirkzee, che non andrà al Milan perché il suo agente pretende una maxi commissione da 15 milioni.
- I giovani rivelazione degli Europei. Ecco chi potremmo rivedere in Serie A. Il «Messi turco» Guler e il connazionale Yilmaz sono monitorati dai rossoneri e dal Napoli. La «rivincita» dello slovacco Hancko.
- «La bolla dell’Arabia si sgonfierà. Il nostro sistema è da rifondare». Il re del calciomercato Antonio Caliendo: «La piaga scommesse è più diffusa di quello che è emerso».
Lo speciale comprende tre articoli.
Joshua Zirzkee al Milan: l’accordo sembrava possibile, poi è sfumato. Viviamo nell’era dell’algocrazia sportiva, il governo degli algoritmi, lo studio previsionale del talento di un atleta e della probabilità di affinarlo nella compagine giusta attraverso le statistiche, le affinità elettive, la volontà del giocatore, insomma il calciomercato ricorda un’app di incontri romantici col portafoglio al posto del cuore. La colpa è dei Cupido dei giorni nostri, i procuratori dei calciatori, elementi decisivi nelle scelte di cambiar casacca dei loro assistiti.
Prendiamo il caso di Zirkzee: boa offensiva capace di ingolosire il Milan dopo il suo exploit al Bologna, avrebbe potuto essere la punta promessa da RedBird al nuovo allenatore Paulo Fonseca. Il matrimonio coi rossoneri è saltato perché a mettersi di mezzo, manco a dirlo, c’erano gli appetiti di Kia Joorabchian, procuratore dell’olandese ventitreenne. 40 milioni di euro la clausola rescissoria per ingaggiare l’attaccante, cifra che il Milan avrebbe versato subito. Il problema è la commissione pretesa da Joorabchian. Dapprima si diceva fosse di 6 milioni, poi 9, poi 12, ora sarebbe lievitata a 15. Un gioco di sponda del furbo manager per monetizzare il più possibile, trattando al tavolo dei rossoneri, ma anche del Manchester United, che ingaggerà il giocatore. A Milanello starebbero valutando opzioni differenti, Alvaro Morata su tutte, e la questione sarebbe di principio: 15 milioni corrispondono a più di un terzo del prezzo di Zirkzee, spesa giudicata sproporzionata per rimpinguare le tasche di un agente.
E pensare che il calciatore avrebbe gradito accasarsi a Milanello. Si sarebbe sentito al centro del progetto e avrebbe lavorato con Zlatan Ibrahimovic, suo idolo di riferimento. Il Diavolo invece virerà su Morata, magari su Lukaku o su Abraham, ma la magagna di fondo resta: una commissione così vampiresca sarebbe come comprare una casa a 200.000 euro e versarne altri 75.000 all’agente immobiliare.
A vampirizzare il calcio coltivando interessi magari legittimi, ma drenando le finanze dal sistema pallone per indirizzarle nelle loro tasche, la figura dei procuratori, soprattutto negli ultimi quindici anni. Ottenendo la procura di un calciatore, ne curano gli interessi e spesso fanno pure da mediatori negli affari tra club, dunque vengono incaricati dalle società di impostare una trattativa per acquistare o vendere un atleta, oppure per rinnovare o interrompere un contratto. Tanti ricorderanno Mino Raiola. L’agente italo olandese oggi deceduto era un maestro nello spuntare cifre mostruose: il record fu l’incasso di 27 milioni di euro per il trasferimento di Paul Pogba dalla Juventus al Manchester United (su un costo dell’operazione di 105 milioni). Il portoghese Jorge Mendes, che nel carniere dei suoi assistiti ha sempre avuto CR7, non è da meno.
Stando a un resoconto della Fifa, nel 2022 le società di calcio hanno sborsato circa 586 milioni di euro ai procuratori per i trasferimenti internazionali. Nel 2023, solo in Serie A, sono stati versati oltre 220 milioni di euro. La cospicua possibilità di monetizzare avviene soprattutto quando un giocatore a parametro zero – dunque senza un contratto con un club – decide di vestire una nuova casacca. Non essendo da pagare il costo del passaggio da una squadra all’altra, il club che lo ingaggia versa cifre consistenti per convincere gli agenti, rendendo l’appellativo «parametro zero» un buffo modo di dire. Quando l’Inter ha ingaggiato Marcus Thuram a zero, l’agenzia Sport Cover, che cura gli interessi dell’attaccante francese, ha incassato 8 milioni di euro, tre volte l’intero ammontare speso dal Frosinone in commissioni.
Esistono in verità casi isolati in cui l’atleta si gestisce da solo, ma sono mosche bianche: al posto dell’agente e delle sue ricche percentuali, Kevin De Bruyne ha snocciolato una sfilza di dati numerici partoriti dal lavoro di un gruppo di data analyst, stipendiati meno di un procuratore, e capaci di individuare statistiche sul rendimento del loro assistito, che si è poi presentato dal Manchester City soltanto col suo stretto entourage.
Nel frattempo si continua a discutere sull’introduzione di regole che pongano un tetto alle fameliche commissioni. Il 30 dicembre scorso la Fifa ha sospeso l’applicazione del regolamento agenti (Raf) per i contenziosi legali che ne sono seguiti. Tra i punti in discussione, il divieto di rappresentanza multipla, per cui un procuratore non potrebbe offrire servizi a più di una parte coinvolta nella medesima operazione (a meno che non si tratti del giocatore e del club acquirente), l’introduzione di un albo professionale per chi svolge il mestiere, e di un tetto ai pagamenti. Se la parte rappresentata dall’agente fosse un calciatore o la squadra acquirente, la commissione non dovrebbe risultare superiore al 5% dello stipendio dell’assistito se la sua remunerazione risultasse sotto i 200.000 dollari, e non oltre il 3% dello stipendio se al di sopra. In caso di doppia rappresentanza sia del giocatore, sia della squadra acquirente, il tetto alle commissioni dovrebbe corrispondere al 10% se lo stipendio è al di sotto dei 200.000 dollari e del 6% se al di sopra di tale soglia; se la parte rappresentata dall’agente fosse il club venditore, la commissione massima dovrebbe essere il 10% del valore dell’intera operazione. Sarebbe sensato, ma è ancora tutto in divenire.
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