La sottomissione è la nuova normalità
Islamici in piazza del Plebiscito, a Napoli, per la fine del Ramadan, lo scorso 10 aprile (Ansa)
Una bimba viene stuprata in quanto ebrea, un preside deve dimettersi per aver fatto togliere il velo a una studentessa, una partita di calcio tra Belgio e Israele viene annullata… Nonostante tutto ciò, chi denuncia il pericolo islamico è accusato del reato d’odio.

«Piano inclinato»: il termine si usa quando la corsa verso la catastrofe accelera a ogni istante, come una pallina su un piano inclinato, prende sempre più velocità e diventa impossibile fermarla. In fisica, il piano inclinato è una macchina semplice costituita da una superficie piana disposta in modo da formare un angolo maggiore di 0° e minore di 90° rispetto alla verticale, rappresentata dalla direzione in cui si esplica la forza di gravità. Grazie al piano inclinato Galileo riuscì a calcolare in maniera quasi perfetta l’accelerazione di gravità e mise a fuoco la legge della conservazione dell’energia. In natura, i due esempi della spaventosa distruttività del piano inclinato sono la frana e la valanga, quindi sarebbe il caso di non costruire case o alberghi immediatamente sotto a pendii particolarmente scoscesi che sono piani inclinati. Nella storia dell’uomo, l’esempio di piano inclinato è quel tipo particolare di imbecillità mista a corruzione che porta all’autodistruzione, meglio conosciuto con il nome di tolleranza.

Per motivi tutt’altro che lodevoli, la tolleranza del male e il tradimento dei propri valori sono diventati un valore positivo. La parola tolleranza indica la convivenza con qualcosa di negativo. Non usiamo la parola tolleranza per una persona simpatica. Amiamo la sua presenza. Tolleriamo invece una persona non simpatica, stringiamo i denti e sopportiamo quello che detestiamo. Le nazioni sono nate per essere monoetniche, se tutti hanno gli stessi costumi e la stessa lingua, meglio ancora la stessa religione, ci sono meno attriti. Un popolo legato a quella terra dalla storia, e una terra che ospita quel popolo nella storia, sono i due ingredienti che funzionano. Chi entra deve entrare come si entra in casa altrui, badando a non disturbare e dopo essere stato invitato. Se un secondo popolo con usanze e valori diversi entra in un territorio, sarà una complicazione, ma potrebbe anche essere un arricchimento; se un popolo con usanze e valori opposti entra nel territorio, non è un arricchimento, ma nella migliore delle ipotesi un problema, nella più verosimile un danno. Se il secondo popolo ha una religione che gli ordina di conquistare il mondo e fiumi di quattrini che arrivano dal Qatar, dall’Arabia Saudita, dagli Emirati e dall’Iran per inorgoglire le finanze di politici, sindacalisti, giornalisti, cosiddetti intellettuali (parola dalla etimologia sempre più impenetrabile), e secondo alcuni malpensanti, anche di magistrati, il problema diventa drammatico.

Gheddafi, secondo la signora Fallaci, era l’individuo più stupido e crudele che lei avesse mai incontrato dopo Arafat. Berlusconi era riuscito con una serie di trattati a renderlo non offensivo. Avevamo fatto con lui patti commerciali che ci davano energia e ci salvavano dai migranti. Grazie a Obama e Sarkozy tutto questo è saltato. Berlusconi fu costretto da Napolitano, in lizza con Mattarella per il titolo del più grande presidente antiitaliano, a partecipare a una guerra contro un nostro alleato, grazie alla quale l’immigrazione incontrollata ci sta distruggendo e abbiamo perso i vantaggi energetici, mentre la Libia è sommersa da guerre civili. Stiamo rimpiangendo Gheddafi, perché al peggio non c’è mai fine. Gheddafi ci ha detto la verità. Venuto in Italia, il genio aveva tenuto uno show dove aveva gridato a tutti i venti quello che la Fallaci (La forza della ragione) e Bat Ye’or (Eurabia), Magdi Allam e Giulio Meotti e tutti i liberi hanno scritto nei loro libri, e articoli: l’Europa ha il destino di essere conquistata dall’islam. Il 29 agosto 2010 Gheddafi annunciò: «L’islam dovrebbe diventare la religione di tutta l’Europa. Convertitevi e seguite l’ultimo dei Profeti, Maometto». Eppure Oriana Fallaci, Magdi Allam, Bat Ye’or, Giulio Meotti, e chiunque ricordi che, secondo l’islam, il destino e il dovere dell’Europa è di essere conquistata grazie ad una vittoria demografica, continuano ad essere considerati individui spregevoli, istigatori di odio. Noi vi penetreremo grazie alle vostre leggi e vi domineremo con le nostre: ce lo hanno detto, ce lo hanno ripetuto, ci stanno mostrando che è vero. Gli imam di tutta Europa ripetono questo concetto. Ma se lo scriviamo noi non islamici, veniamo accusati di razzismo e imputati di crimini di odio. Si tratta di vere imputazioni con veri processi.

Ci stanno già addestrando a considerare le morti per accoltellamento come un evento normale, e ci hanno già addestrato all’autocensura, chiamata politicamente corretto. Cosa bisogna scrivere per essere considerati buoni? Che dobbiamo accogliere chiunque lo desideri e trattarlo con cortesia e salvare le sue leggi anche quando sono in contraddizione con le nostre, così «si integrerà». Peccato che sia falso. L’islam domina e non può essere dominato, spiegano gli imam: vuol dire che un islamico non si integrerà, meno che mai se non verrà preteso, in maniera che non lasci alternative, il rispetto delle nostre leggi. Esporterà la negazione della libertà come valore, esporterà l’odio per gli ebrei, il disprezzo per le donne e le persone a comportamento omoerotico, esporterà il divieto al pensiero libero, alla narrazione, alla scienza, e ci trasformerà in una repubblica islamica nel giro di pochi decenni. Per essere considerati buoni, occorre negare la verità. L’inganno universale è che l’islam sia benevolo e integrabile, il che è falso: l’islam rinnegherebbe sé stesso integrandosi, ma chi si è allenato decenni alla negazione della realtà, chi ha scritto alla morte di Stalin che era morto il più grande benefattore dell’umanità, può riuscirsi. A Bruxelles non è stata autorizzata la partita Belgio-Israele, per evitare che tutto fosse messo a ferro e fuoco. Abbiamo perso per sempre la libertà di far partecipare Israele. Dopo che il Belgio si è ammantato di prudenza (il termine tecnico è calare le braghe), chiunque oserà far giocare Israele si troverà il ferro e il fuoco nelle strade. Ovunque in Europa si riconosce che le sinagoghe, come le ambasciate israeliane, sono luoghi «sensibili», cioè a rischio di attentati. Oltre all’attentato c’è l’aggressione, anche questa considerata normale. Per evitare problemi si chiede alla popolazione ebraica di evitare segni di riconoscimento, tenere un basso profilo, più o meno come durante il nazismo.

Una dodicenne ebrea, una bambina, ha appena subito uno stupro di gruppo, si sono premurati di farci sapere che è stato uno stupro anche anale. Nel Daghestan un sacerdote ortodosso è stato sgozzato da due ragazzi islamici che conosceva da sempre, ma quegli astuti ci spiegano che il terrorismo islamico non esiste, in realtà è stato un attentato statunitense. In Francia i fanciulli islamici di seconda o terza generazione hanno in pugno le scuole. I professori poco amanti dell’islam sono stati sgozzati da simpatici cittadini francesi di seconda o terza generazione considerati eroi nelle loro comunità, i presidi che rifiutano il velo sono costretti a dimissioni e pensionamenti anticipati, se vogliono tornare a casa la sera. Materie come storia, troppo cristiana, storia dell’arte, troppo cristiana, e fisica, non abbastanza islamica, sono ufficialmente boicottate. Della Shoah meglio non parlare. Le studentesse islamiche non fanno educazione fisica. Gli stessi sindacati che hanno tolto, anzi hanno vietato, i crocifissi e le immagini di San Giuseppe che fino alla prima metà del secolo scorso erano in ogni posto di lavoro, appoggiano le richieste religiose, non avere dirigenti donne, l’orario ridotto nel Ramadan, velo, sale di preghiera e luoghi adatti alle abluzioni rituali sui posti di lavoro. Mentre sempre più numerose sono le chiese distrutte dal bizzarro fenomeno della combustione evidentemente spontanea, visto che nessuno cerca i colpevoli, forse per il terrore di trovarli, la pallina corre sul piano inclinato sempre più tragicamente veloce.

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