Caro Giachetti, da Pannella è finito al pannolone
Roberto Giachetti (Imagoeconomica)

Caro Roberto Giachetti, le scrivo questa cartolina perché confesso che siamo rimasti delusi: quando l’abbiamo vista lì, incatenata al seggio di Montecitorio con le manette comprate al sexy shop, armato di pazienza e di pannolone, ci aspettavamo uno show degno del suo maestro Pannella: resistenza ad oltranza, scoppiettanti provocazioni, fuochi d’artificio mediatici.

E invece ancora una volta lei si è dimostrato un Pannella in minore, o come dice qualcuno un Pannella che non ce l’ha fatta: le sono bastate due moine del presidente della Camera Fontana e una telefonata in romanesco di Giorgia Meloni («Ah Ro’…», «Ehi Gio’…») per tornare docile come un gattino. Pensare che erano già pronti i vigili del fuoco con strumenti e tronchesi per rompere le manette. Non ce n’è stato bisogno: se le è tolte lei, da solo. Così magari le può riutilizzare per qualcosa di più divertente.

Ha anche ripreso a mangiare. Dopo dodici giorni di sciopero della fame e un giorno di sciopero della sete, s’è rifatto divorando un omogeneizzato, cibo in perfetta sintonia con la solidità delle sue battaglie politiche. Per cosa si è battuto, infatti, negli ultimi giorni? La convocazione della commissione vigilanza Rai. Me cojoni (per usare il romanesco che le è caro). Per lo meno Pannella digiunava su temi epocali (giusti o sbagliati che fossero): divorzio, aborto, strapotere dei sindacati, partitocrazia… Lei per la commissione vigilanza Rai. Ma lo sa cosa succede se ne va a parlare in un mercato rionale? Temo che i pannoloni, in quel caso, servirebbero ai cittadini…

Romano, 65 anni, già radicale, verde, dem e quindi Italia Viva, parlamentare da 25 anni, attuale segretario della Camera, lei non è nuovo ai digiuni. Le sue biografie li citano per anni, come i vini pregiati: digiuno annata 2002, annata 2004, annata 2007, annata 2008, annata 2012, annata 2013, annata 2015, annata 2019… Sempre su temi molto cari ai cittadini, dall’elezione dei giudici della Corte Costituzionale alla data di convocazione dell’assemblea costituente Pd. Il Paese le è grato, ovviamente, per i grandi risultati raggiunti. E anche stavolta, annata 2026, possiamo dire che ce l’ha fatta: le hanno promesso, infatti che sarà garantito il numero legale alla prossima riunione della commissione vigilanza Rai. Evviva. Li sente questi clacson? È l’Italia che festeggia come una vittoria Mundial.

In principio Pannella boy, poi Rutelli boy e ora Renzi boy: il declino della politica italiana è scritto nella sua storia. In ogni caso, i capi passano ma lei resta boy. Sconfitto da Virginia Raggi nella corsa per diventare sindaco di Roma (2016) e da Nicola Zingaretti in quella per diventare segretario Pd (2018), si è fatto notare per qualche uscita apprezzabile come quando disse: «Roberto Speranza ha la faccia come il c.». Considerato il mago dei regolamenti, grande esperto di tecnicismi d’aula e altri arzigogoli politici, nel 2019 riuscì in un’impresa memorabile: si disse contrario al taglio dei parlamentari, ma poi votò sì alla legge salvo raccogliere contemporaneamente le firme per il no. Più che Pannella, un pannellino. Col pannolone, però. Che poi a pensarci: ovvio che lo show sia finito in nulla. In fondo si sa che i deputati sono incatenati al seggio. Anche senza bisogno delle manette del sexy shop.

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