Lo storico portavoce dei segretari nazionali della Cgil, licenziato, dopo essere rimasto per due anni senza mansioni, «sfruttando anche il Jobs act».
A raccontare in prima persona la vicenda è stato il diretto interessato, Massimo Gibelli, arrivato nel sindacato confederato 40 anni fa, nel lontano 1983. «Il 4 luglio, al rientro da un breve periodo di ferie», racconta Gibelli, «sono convocato dal segretario organizzativo. Durante il colloquio mi viene comunicato il “licenziamento per giustificato motivo oggettivo” e consegnata la lettera raccomandata a mano in cui si specifica che “la data odierna, 4 luglio 2023, è da considerare l’ultimo suo giorno di lavoro”». Per motivare il licenziamento di Gibelli, la Cgil avrebbe usato una di quelle motivazioni che di solito fanno saltare sulla sedia i sindacati quando le aziende le utilizzano contro i loro iscritti: una riorganizzazione interna.
Racconta ancora l’ex portavoce: «Nel febbraio del 2021 la segreteria della Cgil nell’ambito di una razionalizzazione e riorganizzazione delle attività del centro confederale ha deliberato la soppressione della posizione di “portavoce del segretario generale”, incarico che allora ricoprivo. In un comunicato venni pubblicamente ringraziato per il lavoro svolto fino ad allora».
A quel punto l’uomo, secondo il suo racconto, si rende «immediatamente disponibile ad essere utilizzato in altro incarico, in qualunque posizione e struttura l’organizzazione ritenesse proficuo utilizzare le mie competenze». A quanto sembra invano, visto che nel marzo di quest’anno Gibelli una volta «eletta la nuova segreteria», invia una mail al segretario organizzativo per ricordare che, «da un biennio» è «privo di incarico e compiti» , ribadendo la sua «disponibilità a essere utilizzato ovunque si renda possibile, utile e necessario». Invano, visto che quattro mesi dopo, gli viene comunicato il licenziamento, motivato, a distanza di circa due anni mezzo dalla riorganizzazione, con la soppressione della mansione ricoperta. E proprio il tempo trascorso dalla cancellazione della figura del portavoce è uno dei principali motivi su cui si basa il ricorso presentato da Gibelli contro il provvedimento di licenziamento. Va detto che in ambito aziendale la possibilità di licenziare figure che ricoprono una posizione soppressa si applica anche ai contratti di lavoro antecedenti all’approvazione del Jobs act. Ma gli addetti ai lavori evidenziano come la riforma di Matteo Renzi abbia posto fine alle differenze di applicazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori tra i dipendenti dei sindacati a quelli delle aziende.
Nel suo lungo sfogo, Gibelli ricorda anche la battaglia sostenuta dalla Cgil contro il Jobs act: «Con la segreteria di Susanna Camusso, prima donna a coprire quel ruolo, tornai a guidare, se così si può dire, la comunicazione Cgil. Anni difficili, la peggiore crisi economica dal dopoguerra, la destrutturazione della politica, il progressivo dissolvimento degli storici legami politici, la disintermediazione, il sindacato sotto il fuoco amico. E nonostante questo importanti accordi con le controparti, il ritorno della prospettiva sindacale unitaria, il forte contrasto al Jobs act e alle politiche di destrutturazione del lavoro».
Nel settembre del 2014 era stata proprio la Camusso a commentare, arrivando perfino a parlare di continuità con Berlusconi, la riforma del lavoro del fu Rottamatore: «C’è una continuità lunga nel tempo, quella di immaginare che la destrutturazione delle forme di assunzione contrattuale sia un elemento che permette competitività al mercato del lavoro».
Mentre quattro anni fa, il suo successore Maurizio Landini, nel pieno della trattativa per il governo Conte 2, aveva chiesto che l’eventuale nuovo esecutivo ripristinasse l’articolo 18, estendendolo «a tutte le forme di lavoro per non creare competizione al ribasso tra i lavoratori». Acqua passata, evidentemente, e a decidere la sorte lavorativa di Gibelli sarà adesso un giudice del lavoro, ma a quanto pare senza un sindacato a difenderlo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >