Sarkozy condannato per il voto del 2012
Emessa dopo nove anni la sentenza di primo grado a carico dell’ex presidente francese: 12 mesi di reclusione. La sua campagna elettorale sarebbe stata finanziata illegalmente. Gli è stata applicata una pena che viene risparmiata perfino ai criminali comuni.

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy è stato condannato dal tribunale di Parigi a un anno di carcere e a una multa da 3.750 euro per «finanziamento illegale» della sua campagna elettorale per le presidenziali del 2012. La vicenda è nota alle cronache d’Oltralpe come l’affaire Bygmalion, dal nome della società di comunicazione ed eventi sospettata di aver manipolato i costi e i conti della campagna presidenziale di nove anni fa.

La corte ha sanzionato il comportamento dell’allora presidente uscente per aver ampiamente sforato il limite per il finanziamento delle kermesse elettorali. Per l’accusa, il marito di Carla Bruni è stato un «candidato disinvolto», capace di pretendere l’organizzazione di «un meeting al giorno» e degli «show all’americana». Per questo motivo, la campagna sarebbe costata 42,8 milioni di euro. In pratica, il doppio del massimo autorizzato dalle regole elettorali d’Oltralpe. Durante il processo l’ex leader francese – che è stato uno dei principali fautori della caduta del regime di Muammar Gheddafi – aveva definito «una favola» la tesi dell’accusa. Inoltre secondo Gesche Le Fur, uno degli avvocati dell’ex presidente, il suo cliente «non ha firmato alcun preventivo né fattura e ha accettato tutte le restrizioni richieste». Ieri la presidente del tribunale, Caroline Viguier, ha spiegato che nonostante l’ex capo di Stato fosse «un candidato con esperienza», questo non gli ha impedito di continuare a far organizzare comizi anche dopo un allerta «per iscritto» sui costi.

L’ex presidente francese – protagonista nel 2011 con Angela Merkel del sorrisino ironico rivolto a un giornalista che chiedeva se i due si fidassero di Silvio Berlusconi – ieri non era in aula. È toccato a un altro dei suoi legali, l’avvocato Thierry Herzog, comunicare la decisione di ricorrere in appello alla sentenza. Non bisogna dimenticare che, comunque, dopo che è stato accertato il superamento del plafond nel finanziamento della campagna elettorale del 2012, l’ex capo di Stato aveva già rimborsato al suo ex partito poco più di 360.000 euro.

È la seconda volta in meno di un anno che Nicolas Sarkozy viene condannato da una corte francese. Già sette mesi fa, i giudici lo avevano ritenuto colpevole di corruzione e traffico d’influenze, nel cosiddetto dossier des écoutes (le intercettazioni, ndr). Anche in quel caso era stato presentato un ricorso in appello contro la sentenza che lo condannava a tre anni di carcere.

Al di là delle vicende processuali che hanno come protagonista Sarkozy, vari osservatori hanno notato che, in entrambi i casi i giudici hanno scelto di condannare l’ex presidente alla pena massima e hanno previsto dei periodi incomprimibili, rispettivamente di sei mesi e un anno. Tutto questo mentre, in Francia, la maggior parte delle condanne a pene minori non viene applicata. Così, migliaia di piccoli delinquenti possono continuare indisturbati le proprie attività illegali, mentre un ex capo di Stato viene punito in maniera esemplare. Certo, la legge è uguale per tutti, ma lo zelo dei magistrati che hanno giudicato l’ex inquilino dell’Eliseo stride con ciò che raccontano le cronache transalpine. Tra l’altro, giusto l’altro ieri, il Consiglio di Stato francese aveva annullato una circolare del ministero della Giustizia, guidato da Eric Dupont-Moretti, che prevedeva espressamente la non applicazione delle pene «inferiori o uguali a un mese».

La sentenza di ieri ha suscitato numerose reazioni politiche. Il partito fondato dall’ex leader, i Républicains,- ha confermato via Twitter a Sarkozy «sostegno e immensa fierezza per averlo avuto come presidente della Repubblica». Anche il presidente del Senato, Gérard Larcher (seconda carica dello Stato), ha confermato «sostegno» e «amicizia» al suo ex compagno di partito. Da sinistra invece sono arrivate reazioni scomposte. Il segretario nazionale degli ecologisti dell’Eelv, Julien Bayou, ha commentato sprezzante: «Lui (Sarkozy, ndr) ha barato per essere eletto. La Repubblica è onorata di poter giudicare i potenti».

La deputata comunista de La France Insoumise Clémentine Autain ha invece twittato una foto della villa in cui risiedono l’ex capo di Stato e sua moglie aggiungendo queste parole: «Ecco la prigione dove Sarkozy andrà a scontare la sua pena». In merito all’applicazione della sentenza, ieri i media francesi ricordavano che, se la condanna dovesse essere confermata nei tre gradi di giudizio, sarebbe la prima volta che a un ex capo di Stato viene imposto il braccialetto elettronico come pena alternativa al carcere.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».