Il rischio delle tensioni tra India e Canada
Justin Trudeau (Ansa)

È una crisi diplomatica significativa quella che sta investendo i rapporti tra Nuova Delhi e Ottawa: una crisi che potrebbe avere delle ripercussioni geopolitiche assai rilevanti.

Lunedì scorso, il primo ministro canadese, Justin Trudeau, ha affermato che il governo di Nuova Delhi sarebbe dietro l’uccisione di Hardeep Singh Nijjar: un leader sikh canadese, freddato lo scorso 18 giugno nella Columbia Britannica. «Qualsiasi coinvolgimento di un governo straniero nell’uccisione di un cittadino canadese sul suolo canadese è una violazione inaccettabile della nostra sovranità», ha affermato Trudeau. «Il Canada è un Paese in cui vige lo stato di diritto, la protezione dei nostri cittadini e la difesa della nostra sovranità sono fondamentali», ha proseguito. Accuse, quelle del premier canadese, che il governo indiano ha respinto, definendole «assurde».

Secondo il Guardian, Nijiar era «un forte sostenitore del movimento Khalistan», che punta a creare uno Stato indipendente per i sikh nella regione indiana del Punjab. Storicamente tale movimento separatista è stato protagonista di vari scontri con il governo indiano. Il culmine fu raggiunto nel 1984, quando l’allora premier indiana, Indira Gandhi, ordinò l’Operazione Blue Star: un raid nel Tempio d’Oro di Amritsar contro i separatisti. Pochi mesi dopo, la Gandhi fu uccisa da due guardie del corpo sikh. Simpatizzanti e sostenitori del movimento separatista sono presenti nel mondo della diaspora sikh. E, come riportato dall’Associated Press, l’attuale premier indiano, Narendra Modi, sta portando avanti una linea piuttosto severa nei loro confronti.

Nel frattempo, la tensione diplomatica tra Ottawa e Nuova Delhi sta crescendo. Il Canada ha espulso un diplomatico indiano e, per tutta risposta, l’India ha fatto la stessa cosa con un diplomatico canadese. Non solo. Nuova Delhi ha anche sospeso le richieste di visto per i cittadini canadesi, citando motivazioni di sicurezza. Non è d’altronde la prima volta che si registrano tensioni tra Canada e India. A novembre scorso, Nuova Delhi si irritò notevolmente dopo che l’organizzazione Sikhs for Justice aveva indetto un referendum nella città di Brampton, in cui si chiedeva ai votanti se volessero uno Stato autonomo nel Punjab. «Troviamo profondamente discutibile che iniziative politicamente motivate da parte di elementi estremisti possano avere luogo in un Paese amico», tuonò il governo indiano. Ricordiamo inoltre che Sikhs for Justice è una Ong che Nuova Delhi ha dichiarato fuori legge nel 2019. Infine, a inizio settembre, il Canada ha improvvisamente sospeso i colloqui finalizzati alla stipula di un accordo commerciale con l’India.

Insomma, i rapporti tra Ottawa e Nuova Delhi sono significativamente tesi. E, al di là delle relazioni bilaterali, questa crisi rischia di provocare conseguenze geopolitiche di vasta portata. Ricordiamo che l’India è un pilastro fondamentale della politica statunitense per contrastare l’influenza di Pechino nell’Indo-Pacifico. Nuova Delhi, in particolare, fa parte del Quad: un’alleanza strategica in chiave anticinese a cui appartengono anche gli Usa, l’Australia e il Giappone. Vale a tal proposito la pena sottolineare che, a loro volta, Usa e Australia sono membri dei Five Eyes: un’alleanza in materia d’intelligence –di cui fanno parte anche Canada, Regno Unito e Nuova Zelanda– che ha da tempo messo nel mirino le minacce provenienti dalle attività del Dragone.

Si capisce allora che la crisi tra Nuova Delhi e Ottawa rischia di rivelarsi un grattacapo geopolitico per Joe Biden, che, soprattutto negli ultimi mesi, aveva cercato di rafforzare la sponda con Modi in chiave anticinese. In un primo momento, il Washington Post aveva riportato che i membri dei Five Eyes si erano mostrati freddi davanti alla richiesta canadese di condannare pubblicamente l’omicidio. Guarda caso, nonostante successive smentite, critiche esplicite a Nuova Delhi non sono ancora arrivate. Pur esprimendo preoccupazione, Downing Street ha fatto sapere di non avere intenzione di bloccare le trattative in corso per un accordo commerciale con l’India. Dal canto suo, il consigliere per la sicurezza nazionale americano, Jake Sullivan, ha espresso, sì, preoccupazione, aggiungendo di voler difendere i «principi fondamentali» e smentendo divisioni nei rapporti con il Canada. Tuttavia, almeno per ora, Washington non ha pronunciato condanne.

Come che sia, Biden si trova in una posizione scomoda. Se segue Trudeau, rischia di compromettere la propria strategia nell’Indo-Pacifico. Se non lo segue, si esporrà agli attacchi di quei settori del Partito democratico che non hanno mai mostrato simpatia per Modi. Un dilemma spinoso, proprio mentre il presidente siriano, Bashar al Assad, è stato appena ricevuto in Cina da Xi Jinping. Quello stesso Xi che, assai verosimilmente, sta guardando con soddisfazione agli attriti tra Ottawa e Nuova Delhi. Pechino spera che si verifichino fratture in seno al Quad e ai Five Eyes: uno scenario particolarmente rischioso per l’Occidente tutto.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…