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2026-06-04
Grazia Minetti, i legali: «Pronti a chiedere i danni per il pregiudizio arrecato al bimbo»
Emanuele Fisicaro, uno dei tre legali di Nicole Minetti (Imagoeconomica)
Nel mirino gli articoli del «Fatto», una puntata di «Report» e una di «Cartabianca».
A poco meno di due mesi dal primo articolo del Fatto quotidiano sulla grazia a Nicole Minetti, la Procura generale di Milano ha chiuso gli accertamenti supplementari con una formula netta: le notizie di stampa da cui era nata la nuova verifica «non corrispondono al vero».
A spiegarlo è il comunicato firmato il 3 giugno dalla procuratrice generale Francesca Nanni e trasmesso al ministro della Giustizia e poi al Quirinale.
Proprio da qui potrebbe aprirsi un secondo fronte. I legali - Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi - hanno preso atto dell’esito delle verifiche e hanno confermato le iniziative per il risarcimento dei danni. Le prime richieste riguardano oltre cinquanta articoli del Fatto quotidiano, comprese le edizioni online, e la puntata di Report del 3 maggio (oltre a quella di Cartabianca del 28 aprile). Il danno, spiegano, è legato soprattutto al pregiudizio arrecato al minore: nelle prossime settimane è fissato il primo incontro per la mediazione. Non solo. I legali si riservano anche ulteriori iniziative, comprese quelle penali, cioè le denunce per diffamazione.
Del resto il comunicato della Procura ricostruisce l’iter e non lascia margini di interpretazione. La domanda di grazia era stata presentata al ministro della Giustizia, poi trasmessa alla Procura generale per l’istruttoria. Milano aveva svolto gli accertamenti, formulato le proprie osservazioni e inviato il fascicolo al ministero. Dopo gli articoli del Fatto, il Quirinale aveva chiesto al ministro di acquisire informazioni urgenti. A quel punto sono stati delegati nuovi accertamenti a Carabinieri e Interpol.
Il risultato è il cuore del documento firmato dalla procura generale: non sono emersi fatti in contrasto con il quadro probatorio già acquisito nel procedimento di grazia. Al contrario, la Procura elenca una serie di conferme sui punti contestati: adozione, condizioni cliniche del minore, assenza di pendenze all’estero, profilo personale di Minetti e accuse sul suo stile di vita recente.
Sull’adozione, la Procura scrive che non emergono irregolarità nel procedimento, già riconosciuto in Italia dal Tribunale per i minorenni di Venezia. Precisa inoltre che, contrariamente a quanto riportato dal Fatto quotidiano, il legale morto in Uruguay non era il legale dei genitori biologici, ma il legale del minore, favorevole all’adozione. Nel procedimento non vi fu alcuna battaglia legale: i genitori naturali non si costituirono, furono rappresentati da un difensore d’ufficio e la madre biologica risultò da sempre irreperibile.
Anche sulla morte del legale uruguaiano la Procura è esplicita: il procuratore della Repubblica in Uruguay ha riferito che non vi sono ipotesi di reato.
Sul fronte sanitario, il comunicato conferma il grave quadro clinico del minore, in cura al Boston Children’s Hospital, e la necessità della presenza della madre in occasione di controlli e terapie. Confermati anche i consulti presso strutture ospedaliere di Cleveland e New York, oltre che in Italia.
Quanto a Minetti, la Procura scrive che non risultano segnalazioni di reato, pendenze giudiziarie o coinvolgimenti in indagini in Uruguay e in Spagna, né a suo carico né a carico di Giuseppe Cipriani. Risultano inoltre confermati il volontariato in Italia e la presenza pressoché stabile in Italia dal gennaio 2024 e per tutto il 2025, salvo brevi rientri in Uruguay.
La nota affronta infine le accuse della massaggiatrice, prima in forma anonima e poi con nome e cognome, su presunte feste con droga e sesso a cui Minetti avrebbe partecipato negli ultimi anni. Secondo la Procura, quelle affermazioni risultano smentite da numerose dichiarazioni raccolte sia in sede di indagini difensive sia dai Carabinieri da persone informate sui fatti.
Non è stata disposta una rogatoria internazionale. La Procura spiega che il trattato di cooperazione giudiziaria penale tra Italia e Uruguay riguarda l’acquisizione di prove in un procedimento penale.
Ora il confronto può spostarsi nelle aule di giustizia. Il punto sarà se le notizie pubblicate fossero vere, verificate e raccontate nei limiti del diritto di cronaca.
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Flavio Cobolli festeggia la vittoria contro Felix Auger-Aliassime al Roland Garros (Ansa)
L'impresa di Cobolli contro Auger-Aliassime e la corsa di Arnaldi, favorito dal ritiro di Berrettini, regalano all'Italia una semifinale tutta azzurra a Parigi. Dopo l'uscita di Sinner, nessuno immaginava un finale del genere: domenica ci sarà un italiano a giocarsi il titolo.
Quando Jannik Sinner aveva salutato il Roland Garros al terzo turno, in pochi avrebbero immaginato che l'Italia sarebbe arrivata comunque a garantirsi un posto nella finale di Parigi. Eppure il tennis azzurro continua a sorprendere anche quando cambia i protagonisti. Domenica sul Philippe Chatrier ci sarà sicuramente un italiano a giocarsi il titolo: sarà Flavio Cobolli oppure Matteo Arnaldi.
Il verdetto è arrivato al termine di una giornata che ha riscritto le gerarchie della parte bassa del tabellone. Da una parte l'impresa di Cobolli contro Felix Auger-Aliassime, numero 4 del mondo virtuale e quarta testa di serie del torneo. Dall'altra il ritiro di Matteo Berrettini, costretto ad abbandonare il derby azzurro con Arnaldi per un problema fisico che lo ha fermato nel secondo set.
La notizia più significativa resta però quella firmata da Cobolli. Il romano, numero 10 del seeding, ha conquistato la prima semifinale Slam della carriera battendo in rimonta Auger-Aliassime per 4-6, 6-4, 6-4, 6-4 dopo tre ore e ventiquattro minuti di gioco. Una vittoria costruita con pazienza e lucidità dopo un avvio complicato, condizionato anche dal vento che ha reso difficile trovare continuità. Perso il primo set, Cobolli non si è scomposto. Con il passare dei giochi ha preso sempre più confidenza con le condizioni del campo e ha iniziato a togliere certezze al canadese. Nel secondo parziale è stato capace di risalire dal 3-1, infilando una serie di game che ha cambiato l'inerzia dell'incontro. Da quel momento il romano ha mostrato il tennis più maturo della sua carriera, gestendo i momenti delicati e sfruttando le imprecisioni di un avversario progressivamente meno brillante. Decisiva è stata soprattutto la sua capacità di restare dentro la partita nei passaggi più complicati. Nel terzo set ha annullato uno 0-40 in un turno di servizio che avrebbe potuto cambiare il destino dell'incontro. Nel quarto, invece, ha trovato il break che gli ha aperto la strada verso il traguardo più importante della sua carriera. Al momento di servire per il match non ha tremato, chiudendo con autorità una sfida che alla vigilia lo vedeva sfavorito. A fine partita Cobolli ha parlato della «chance della vita», raccontando di essersi ripetuto una sola parola durante la pausa dopo il primo set: «Lotta». Una sintesi efficace di ciò che si è visto in campo. Per il ventiquattrenne romano si tratta della migliore settimana della carriera e adesso il sogno è diventato qualcosa di più concreto.
Nell'altra sfida dei quarti, invece, il derby tra Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi si è chiuso nel modo che nessuno avrebbe voluto. Berrettini, partito meglio e avanti 3-0 nel primo set, ha progressivamente perso efficacia fino a cedere il parziale per 7-5. Nel secondo Arnaldi è scappato sul 5-2 mentre il romano accusava sempre più chiaramente un problema fisico. Dopo il medical time out e un ultimo tentativo di restare in campo, è arrivato il ritiro. Per Arnaldi, numero 104 del ranking Atp all'inizio del torneo, continua così una corsa che ha già assunto contorni inattesi. Il ligure raggiunge la prima semifinale Slam della carriera e si giocherà l'accesso alla finale contro Cobolli in una sfida tutta italiana.
Comunque vada, il tennis azzurro ha già ottenuto un risultato che pochi giorni fa sembrava fuori portata. Senza Sinner, con Berrettini fermato ancora una volta dai problemi fisici, saranno Cobolli e Arnaldi a contendersi un posto nell'ultimo atto del Roland Garros. Dall'altra parte del tabellone attendono Alexander Zverev e Jakub Mensik. Prima, però, c'è una semifinale che consegnerà all'Italia il suo quattordicesimo finalista Slam e il primo, dopo Wimbledon 2021, diverso da Sinner.
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Ilaria Salis (Ansa)
Avs e le sue controparti europee scendono in piazza domani a Milano per chiedere la patrimoniale. Cioè per tosare i soliti noti.
Tax the rich. Tassare i ricchi. Combattere le disuguaglianze, ridistribuire la ricchezza. Questo è il titolo della manifestazione organizzata per domani a Milano dall’Alleanza della Sinistra Europea Per i Popoli e il Pianeta. Si nota un certo profilo basso scelto già nel nome dell’Alleanza: quando il Papa scrive un’enciclica i destinatari sono meno ridondanti.
Alla manifestazione aderisce Sinistra Italiana, la parte del partito Avs guidato da Nicola Fratoianni - per intendersi quello di Ilaria Salis e Mimmmo Lucano in Europa - che, comunque, alle europee si erano presentati con simbolo unico che comprendeva anche Europa Verde guidata da Angelo Bonelli, i cui quattro parlamentari sono invece confluiti nel gruppo dei Verdi. Questo tanto per essere precisi, perché non tutti sono tenuti a saperlo.
Ma andiamo al contenuto della manifestazione: tassare i ricchi per ridistribuire la ricchezza. Questo titolo non fa una piega perché non c’è dubbio che anche i ricchi debbano essere tassati in modo che lo Stato abbia entrate fiscali tali da poter pagare tutte le spese, ivi comprese quelle sociali che comportano una redistribuzione della ricchezza verso le fasce più deboli. La nostra Costituzione, però, all’articolo 53 (primo comma), che ricordiamo sovente, recita che «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva», quindi giusto tassare per la redistribuzione: non solo i ricchi, ma tutti. Perché la manifestazione della Sinistra Europea titola Tax the rich e non Tax the citizens, cioè tassare tutti i cittadini? In Italia, almeno, questo significa tassare i patrimoni.
Come nell’Eterno ritorno di Nietzsche, in Italia c’è l’Eterno ritorno della patrimoniale, una tassa che dovrebbe colpire i patrimoni dei ricchi, cioè quelle poche persone che superano una determinata cifra di patrimonio. In Italia la patrimoniale ricorda quello che ne diceva il poeta melodrammatico Metastasio: «Che ci sia ciascun lo dice; dove sia nessun lo sa». Il proverbio è normalmente usato per indicare qualcuno o qualcosa di irraggiungibile. Altrimenti con tutti gli anni in cui ha governato la sinistra perché questa patrimoniale non è stata mai resa legge? Un motivo c’è ed è legato al fatto - dimostrato - che ormai, soprattutto nel centro delle grandi città, sono i ricchi a votare la sinistra più che i poveri che, nella maggioranza, o non votano o comunque non votano la sinistra.
È vero che questa sinistra è rappresentata più dal Pd e meno da Sinistra Italiana di Fratoianni, ma è anche vero che Avs è alleata del Pd. Se andassero al governo insieme ai 5 stelle la potrebbero rendere legge? Mah, qualche dubbio ce lo abbiamo. Ma facciamo anche un’altra osservazione. I possidenti di questi patrimoni che andrebbero tassati, in vista di una legge del genere, impiegherebbero poco meno di un minuto per trasferire detti patrimoni all’estero in Paesi o in paradisi fiscali, tuttora esistenti anche in Europa, dove non dovrebbero subire tale tassazione.
Sappiamo che in Italia il 67% dell’Irpef è pagato da coloro che hanno un reddito tra i 15 e i 60.000 euro, dunque quelli che, violando il dettato costituzionale, vengono tassati ben oltre la loro capacità contributiva. Quindi nel nostro Paese c’è un problema enorme di giustizia fiscale; è infatti incostituzionale che, alla fine, chi ha di meno paghi di più: non solo è violato il principio di capacità contributiva, ma anche il secondo comma dell’articolo 53 della Costituzione che recita: «Il sistema tributario è informato a criteri di progressività». Ciò significa infatti che il prelievo fiscale deve crescere in percentuale all’aumentare del reddito in modo che chi guadagna di più non paghi solo di più, ma paghi pure una percentuale più alta che deve garantire, appunto, la redistribuzione della ricchezza. Questo dipende dal dovere di solidarietà sancito dall’articolo 2 della Costituzione nonché dall’articolo 3 in cui si parla, al secondo comma, della cosiddetta «eguaglianza materiale», cioè quell’azione dello Stato tesa a rimuovere quegli ostacoli che garantiscano ai singoli e alle famiglie di non trovarsi davanti ostacoli e poter disporre dei servizi per tutti, anche i meno abbienti, e di non tassare questi ultimi in modo prevalente.
Considerato che in Italia c’è un’evasione fiscale che viene calcolata intorno a circa 100 miliardi di euro all’anno - stima parziale in quanto non considera l’evasione legata all’economia sommersa -, è ragionevole che essa possa ammontare a diverse decine di miliardi di euro in più, tipo circa 130 miliardi complessivi. Si sa perfettamente che 35 miliardi sono l’evasione dell’Iva, 25 miliardi l’evasione dell’Irpef legata al lavoro nero e alla sotto-dichiarazione dei redditi e 20 miliardi di euro all’evasione dell’Ires (imposta sul reddito delle società) attraverso la manipolazione dei bilanci aziendali e l’uso dei paradisi fiscali. Un signore di sinistra, Stefano Fassina, che si intende assai di economia, ha parlato di una delle cause dell’evasione fiscale definendola «evasione di sopravvivenza» che incentiva i contribuenti a evadere per ridurre il carico fiscale per loro non sostenibile, soprattutto in contesti economici difficili. Invece di pensare alla patrimoniale - sulla quale è legittimo aprire una discussione seria - non sarebbe meglio se la Sinistra Europea facesse una battaglia (possibilissima e dipendente dalla volontà politica di farla) contro l’evasione fiscale stessa? Per uno di sinistra, che dovrebbe essere caratterizzato, come sosteneva un intellettuale non certo di destra come Norberto Bobbio, da una prevalenza programmatica del tema dell’uguaglianza su quello della libertà, non sarebbe più logico combattere questa diseguaglianza nella contribuzione fiscale che va a colpire sempre i soliti noti contribuenti non abbienti che si vedono prelevare alla fonte parte del loro reddito in modo automatico e, in un certo senso, non volontario ma costretto? È più di sinistra proporre una norma difficilmente applicabile, come la tassa patrimoniale, o una norma applicabilissima come la lotta all’evasione fiscale possibile e programmaticamente e legislativamente perseguita?
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Dopo la mancata qualificazione ai Mondiali, la Nazionale sperimentale di Silvio Baldini riparte da una vittoria. A Lussemburgo decide un colpo di testa di Pio Esposito. In campo tanti esordienti e qualche segnale incoraggiante per il futuro.
Rialzarsi dopo una caduta non è mai semplice. Specialmente se la ferita è ancora aperta e continua a bruciare. Dopo la terza mancata qualificazione ai Mondiali, l’Italia riparte dal Lussemburgo e lo fa vincendo 1-0 con un gol di Pio Esposito e con una ventata d’aria fresca portata da un gruppo composto quasi esclusivamente da debuttanti. Il ct Silvio Baldini ha scelto di dare fiducia ai «suoi» ragazzi dell’Under 21, puntando su un undici titolare in cui a parte il capitano Donnarumma, Pio Esposito e Pisilli, tutti gli altri erano all’esordio con la maglia della Nazionale maggiore. Una scelta che qualcuno ha definito simbolica e di impatto, ma che lo stesso ct rivendica come necessaria per riportare purezza in un ambiente che negli ultimi anni ha vissuto di forti pressioni.
L'impatto con la partita è stato quello che ci si poteva aspettare da una squadra costruita in pochi giorni e composta quasi interamente da esordienti. L'Italia ha tenuto il pallone fin dalle prime battute, cercando di prendere il controllo del gioco senza però riuscire a trovare subito ritmo e precisione negli ultimi metri. I segnali più incoraggianti sono arrivati dalla corsia sinistra, dove Koleosho si è rivelato il più vivace degli attaccanti azzurri, e da Lipani, ordinato nella gestione del possesso e spesso al centro della manovra. Le occasioni del primo tempo sono nate soprattutto attorno a Pio Esposito. L'attaccante dell'Inter ha prima sfiorato un gol di tacco su assist di Lipani e poi ha provato a sorprendere Moris con una spettacolare rovesciata, senza fortuna. L'Italia ha continuato a spingere, creando anche una buona opportunità con Pisilli e un'altra nel finale ancora con Koleosho, ma senza riuscire a sbloccare il risultato. Dall'altra parte il Lussemburgo si è visto soltanto a sprazzi, senza però impensierire seriamente Donnarumma. La partita si è decisa a inizio ripresa. Al 49' Pisilli ha disegnato dalla bandierina un pallone perfetto sul primo palo e Pio Esposito lo ha trasformato nell'1-0 con un colpo di testa preciso e potente. Un gol meritato per l'attaccante, tra i più propositivi per tutta la serata, e una liberazione per un'Italia che fino a quel momento aveva raccolto meno di quanto prodotto. Pochi minuti dopo gli azzurri hanno avuto l'occasione per chiudere definitivamente il discorso. Pisilli si è trovato davanti alla porta dopo una bella azione corale, ma il suo destro è terminato sul palo. Nel finale Baldini ha continuato a distribuire debutti e minuti ai giovani della sua rosa. Sono entrati Fortini, Fini, Camarda, Dagasso, Mane, Ahanor e Samuele Inacio.
Il risultato finale conta relativamente, anche perché il valore dell'avversario impone prudenza nei giudizi. Tuttavia, dopo settimane segnate da polemiche, processi e delusione per il fallimento della qualificazione mondiale, l'Italia aveva soprattutto bisogno di ripartire, in vista delle elezioni federali del 22 giugno dalle quali dipenderà poi anche il futuro della panchina azzurra e lo ha fatto con una vittoria, con un gruppo di ragazzi che ha mostrato entusiasmo e disponibilità al sacrificio e con qualche indicazione interessante su cui costruire il futuro. Elementi di questi tempi nemmeno così scontati.
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