Caro Renzi, quel frac non cancella i suoi crac
Matteo Renzi (Ansa)

Caro Matteo Renzi, tranquillo, qui nessuno vuole «mostrificarla». Lo dico subito perché altrimenti poi lei ci scrive un altro libro e vende un sacco di copie, e mi aumenta l’invidia. Perché vede, in fondo, è solo per questo che le scrivo: per invidia.

L’ho vista in frac e papillon bianco (white tie, dicono quelli che sanno), elegante come un damerino, al royal wedding del principe di Giordania. L’ho vista fare capolino tra William e Kate, tutto compiaciuto di essere l’unico italiano, insieme alla moglie Agnese, su 2.000 invitati, beato tra le oltre 140 teste coronate, tronfio di lusso e Rolls Royce, e mi sono chiesto: come si fa a diventare come Renzi? Si nasce così o si diventa?

Da un mese lei è stato nominato direttore di un quotidiano, il Riformista. Avendo qualche esperienza di direzioni so quanta fatica comporta mandare in edicola un prodotto decente, che soddisfi le esigenze del pubblico e che porti risultati accettabili. Non mi risulta che in queste sue prime settimane di direzione siano state segnalate code in edicola per acquistare il suo giornale. Però lei non pare soffrirne nemmeno un po’, e se ne va bellamente a zonzo. Prima ha fatto un selfie gongolante a Petra come un turista qualsiasi. Poi s’è messo su il vestito della festa (made Stefano Ricci) mentre sua moglie Agnese s’ingolfava nel rosa di Ermanno Scervino, e s’è infilato al ricevimento come un cicisbeo di corte. Se almeno avesse fatto qualche scatto, il Riformista avrebbe fatto il primo scoop della sua gestione…

Ovviamente è impossibile: lei non può fare il giornalista quando fa il cicisbeo di corte e non può fare il cicisbeo di corte quando fa il giornalista. Ed è proprio questa sua ambiguità che io le invidio: lei è tutto e niente, soprattutto niente per la verità, però lo porta benissimo come il frac di Stefano Ricci. Perché nel frattempo lei è anche un politico. Per altro, un politico che aveva garantito che avrebbe abbandonato la politica. Do you remember Matteo? «Se non passa la riforma, finisce la mia storia politica». (30 marzo 2014). «Se perdo il referendum smetto di far politica». (12 gennaio 2016). «Se perdo il referendum, vado via e non mi vedete più». (20 marzo 2016). «Non sono come i vecchi politici che si mettono il vinavil e restano attaccati alla poltrone». (4 maggio 2016). «Se io perdo, con che faccia rimango?» (8 maggio 2016).

Ora non so con che faccia sia rimasto ma a giudicare dalle foto del royal wedding mi pare una faccia piuttosto compiaciuta. E anche qui è un po’ strano, no? Le cose del suo partito non vanno benissimo, le zuffe con Calenda sono leggendarie, lo spettacolo penoso, i risultati patetici. Però lei se ne va in giro per il mondo, 20.000 euro per una conferenza a Malta, 80.000 per fare da testimonial all’Arabia Saudita, poi indossa il frac e dimentica i suoi crac. Ecco la mia invidia: ma come fa? E soprattutto: che cosa vuole fare nella vita? Quando c’erano le consultazioni per il governo Draghi, lei arrivò in diretta dal salotto del sultano Bin Salman; l’altro giorno la festa della Repubblica, l’ha celebrata nella reggia del principe di Giordania. Non c’è nessuna legge che la obblighi a rinunciare, è vero. Ma non c’è nemmeno nessuna legge, che la obblighi a prenderci per i fondelli. O sbaglio?

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