Le nuove linee guida anti Covid delle scuole sono partite solo da lunedì e già si stanno manifestando i primi problemi. Come si sospettava, l’allentamento delle regole in corsa manifesta tutte le sue criticità una volta applicata alla vita
Con la regolamentazione attuale, infatti, le scuole potranno mandare in dad le classi intere solo con l’accertamento di tre casi positivi. Invece, nel caso di due tamponi molecolari positivi, andranno in quarantena solo i non vaccinati, mentre con un solo caso la classe tornerà in presenza una volta valutata la negatività di studenti e insegnanti. Ma cosa succede se i tamponi non arrivano?
È dallo scorso anno infatti che ci trasciniamo grandi ritardi nell’effettuazione dei tamponi e nella successiva lettura del loro risultato e questo, come previsto, già sta creando problemi e confusione.
È già accaduto in una scuola primaria di Roma, il Circolo Montessori – Pini, dove è successo che le classi di due bambini, positivi entrambi, abbiano avuto gestioni diverse con utilizzo di criteri di chiusura differenti. Nel caso del bambino venuto a contatto con i compagni il venerdì, la Asl ha disposto il ritiro dell’intera classe dalla scuola in via precauzionale il lunedì alle ore 11. La classe è finita in dad in attesa del tampone del bambino che fino a quel momento risultava solo contatto di un positivo. Il problema si è creato perché il tampone molecolare domiciliare è stato fatto solo nel giorno di martedì, con risultato positivo arrivato nel mercoledì. A quel punto, visto che il bambino ha visto i suoi compagni ben prima delle 48 ore precedenti al test, la classe è risultata libera di tornare a scuola senza neanche la richiesta di effettuare il tampone. «Noi non capiamo perché abbiamo dovuto fare tre giorni di dad e quindi di isolamento preventivo se poi non ci viene neanche chiesto di fare i tamponi per esser certi che altri bambini non si siano contagiati», lamenta una mamma della classe. Occorre ribadire che si tratta di bambini sotto ai 12 anni per i quali non è prevista la vaccinazione ed è forse per questo che la Asl ha invitato i genitori con una nota a «tenere i bambini sotto stretto controllo e ad evitare di fargli frequentare sport e altre situazioni sociali». L’aspetto curioso è che nella stessa scuola sia invece stato richiesto il tampone alla classe per il contatto con due bambini positivi di ben 10 giorni prima. Al risultato dei tamponi degli studenti e degli insegnanti è uscito un nuovo bambino positivo per cui a quel punto si è disposta la chiusura della classe e l’introduzione della dad. Non è chiaro quindi se i tre casi positivi di cui si parla debbano essere contemporanei o meno. L’altro dubbio sorge sulla richiesta di testing per l’intera classe: in un caso non è stato richiesto perché erano state superate le 48 ore (anche se per colpa del ritardo del tampone) e in un altro è stato richiesto dopo ben 10 giorni dall’ultimo contatto. Le famiglie sono confuse e anche spaventate: «Non sento tutelata la salute di mio figlio e della mia famiglia e i miei diritti di lavoratrice sono calpestati».
Troppi decreti, regole e disposizioni stanno complicando una situazione che quest’anno prometteva di essere semplice. È il secondo anno che si inizia la scuola con la garanzia di non andare mai più in dad, ma basta il ritardo di un tampone a far saltare tutto. Le Asl sono in difficoltà già da questi primi giorni, perché le disposizioni sono difficili da applicare alla realtà di tutti i giorni. È difficile chiedere ai cittadini di andare in isolamento fiduciario con il contatto di un positivo e poi dire alle scuole che serviranno tre contagiati per chiudere.
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