Il governo Meloni ha deciso: dal 2024 il reddito di cittadinanza, bandiera del governo Conte 1 e cavallo di battaglia elettorale del M5s, sarà abolito e sostituito da una nuova «riforma complessiva per il sostegno alla povertà e all’inclusione». È prevista un’uscita graduale dall’attuale sistema di sovvenzioni e l’avvio di una riforma che introduca una nuova forma di sussidio da destinare a categorie fragili, over 60 e inabili al lavoro. A chi può lavorare la riforma, invece, offrirà programmi di formazione e di collocamento. Le regole ponte dureranno un anno, permettendo di risparmiare 734 milioni di euro. Inevitabili le reazioni dell’opposizione, da Giuseppe Conte («Il M5s non permetterà un massacro sociale»), a Enrico Letta, che scenderà in piazza per protesta «scordando» che nel 2019 il Pd votò contro la misura grillina.
Nel frattempo si guarda ai 27 Paesi Ue, tutti «reddito muniti», senza però sottolineare le differenze sostanziali che invece ci sono. E senza ascoltare Bruxelles visto che Nicolas Schmit, commissario Ue per il Lavoro ha sottolineato: «In tutti gli Stati membri esistono regimi di reddito minimo, ma dalle analisi risulta che non sempre sono adeguati, raggiungono tutti coloro che ne hanno bisogno o motivano le persone a rientrare nel mercato del lavoro». E perciò ha invitato a una revisione periodica dell’importo, alla promozione di procedure più trasparenti, passando per l’introduzione di meccanismi che favoriscano il reingresso nel mercato del lavoro. Come dire, il Rdc non è un diamante «per sempre», va rivisto, controllato, e in alcuni casi anche tolto. Proprio come fanno altri Paesi.
A cominciare dalla Francia, dove i controlli sui beneficiari del revenu de solidarité active, introdotto nel 2009, a cui hanno diritto i residenti da almeno cinque anni, sono molto rigidi, tanto che il sussidio vale tre mesi e poi deve essere rinnovato, previa domanda e controllo dei requisiti. La misura non ha limite temporale ma consente di rifiutare al massimo un’offerta di lavoro. Al secondo rifiuto il beneficio decade. Possono fare domande uomini e donne al di sopra dei 25 anni, single o con famiglia, o persone più giovani in caso di figli a carico. Un single può arrivare a percepire poco meno di 500 euro mentre una coppia quasi 1.000. Secondo Pôle emploi, l’ufficio di collocamento con direzioni in ogni regione francese, nello scorso terzo trimestre c’erano 373.100 posti di lavoro vacanti e per questo il presidente Emmanuel Macron ha promesso di raggiungere la piena occupazione nel 2027 anche attraverso la riforma appena varata che riduce del 25% la durata dei sussidi di disoccupazione a partire da febbraio: una persona in cerca di lavoro che finora aveva diritto a 12 mesi di indennizzo dal 2023 avrà solo 9 mesi.
In Germania il sussidio di disoccupazione si chiama arbeitslosengeld e il tentativo di Olaf Scholz di renderlo meno «punitivo» è stato bocciato dalla Camera alta. Dal 1° gennaio l’assegno passerà da 449 a 502 euro ma il percettore entrerà in un «piano di cooperazione» con i circa 900 uffici di collocamento che dovranno capire se il disoccupato ha bisogno di aggiornamento o di una formazione. Al primo rifiuto di un lavoro il reddito sarà tagliato del 20%; al secondo volta del 30%. Il disoccupato deve essere sempre a disposizione del collocamento, che può chiamarlo in qualsiasi momento e, se non si presenta, l’assegno viene cancellato.
Più generoso il Belgio che garantisce a un single in difficoltà e senza lavoro un sostegno di 725 euro che aumenta nel caso in cui abbia figli a carico. Una misura garantita a chi non ha lavoro e che non si perde se il beneficiario rifiuta un’offerta non adeguata al proprio livello di studio.
Nei Paesi Bassi il sostegno viene dato a chi non raggiunge il salario minimo: 600 euro per i single e 1.200 per le coppie, anche se non sposate.
In Danimarca il Rdc si chiama kontanthjælp ed è di 1.325 euro al mese per una persona, con figli si arriva a 1.760 euro. Requisito per avere il sussidio è dimostrare di essere alla ricerca di un lavoro, pena la sospensione dell’assegno.
In Irlanda si chiama supplemengtary welfare allowance il sostegno di 800 euro per i single e di 1.300 per le coppie senza figli, che aumenta progressivamente in base al numero di bambini a carico. Questa indennità è però incompatibile con altre garantite dallo Stato come la pensione o l’assegno di disoccupazione.
In Spagna la misura di welfare per garantire a disoccupati e famiglie in difficoltà un assegno che va da un minimo di 462 euro a un massimo di 1051 euro, si chiama ingreso minimo vital. L’assegno varia a seconda della dimensione del nucleo familiare, viene erogato in 12 mensilità ed è cumulabile con altri tipi di prestazioni sociali. Con un tasso di disoccupazione del 12%, quasi il doppio rispetto alla media della zona euro, il governo di Pedro Sánchez ha deciso di destinare 8 miliardi di euro alle politiche attive del lavoro per il 2023.
Dopo la Brexit in Gran Bretagna i vari strumenti di welfare per chi cerca lavoro sono stati quasi tutti incorporati dal recente «universal credit», un sussidio alle persone in difficoltà che viene restituito attraverso il pagamento delle tasse. Però nel Regno Unito, malgrado una disoccupazione del 3,8%, ci sono almeno 1,3 milioni di posti vacanti. Per questo, il governo ha annunciato che il tempo in cui si può ricevere il sussidio cercando un lavoro simile al precedente scenderà da tre mesi a sole quattro settimane, dopo si dovrà accettare qualsiasi impiego. I disoccupati abili con più di 25 anni prendono fino a 400 euro al mese fino a sei mesi. Illimitato invece l’income support per chi vive al di sotto della soglia di povertà.
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