Il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato domenica che sospenderà i massimi funzionari della Difesa e della sicurezza del Paese dai loro incarichi, mentre le forze di Mosca hanno lanciato l’offensiva per conquistare il territorio in tutta l’Ucraina prima che le nuove armi occidentali arrivino a Kiev. In una dichiarazione Putin ha detto che rimuoverà il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, al comando delle forze armate russe dal 2012 e sarà sostituito da Andrei Belousov, un economista senza alcuna esperienza militare ma che dovrà in primo luogo occuparsi della dilagante corruzione nell’esercito russo, come visto lo scorso 24 aprile, quando è stato arrestato il viceministro della Difesa, Timur Ivanov, accusato «di aver accettato tangenti su scala particolarmente ampia». Shoigu è stato rimosso, ma essendo un fedelissimo di Putin (e uno dei pochissimi suoi amici) è stato comunque nominato segretario del consiglio di Sicurezza russo, un organo meramente consultivo che «consiglia» Putin su questioni militari e strategiche.
Secondo il consigliere presidenziale ucraino, Mikhaylo Podolyak, «la riorganizzazione del vertice amministrativo russo da parte di Putin indica diverse cose: innanzitutto, la transizione finale del Paese al “comunismo” militare (militarizzazione totale dell’economia e ristrutturazione dei sistemi di rifornimento dell’esercito) per fornire risorse per la guerra senza fine».
È clamoroso invece il caso del capo dell’intelligence, Nikolai Patrushev, che è stato licenziato nonostante sia da decenni uno dei confidenti più vicini del presidente russo. Il portavoce del Cremlino, Dimitry Peskov, si è rifiutato di dare spiegazioni sulla vicenda Patrushev: «I dettagli saranno annunciati nei prossimi giorni». Attenzione però alla traiettoria di suo figlio, Dmitry Patrushev, che nell’ambito dello stesso rimpasto governativo che vede la riconferma del premier, Mikhail Mishustin, è stato promosso vice primo ministro.
Perché Putin ha rimosso un uomo come Patrushev, custode di mille segreti, che con lo zar ha condiviso la scalata al potere? Da tempo Patrushev, che secondo il Wall Street Journal è colui che ha pianificato l’attentato all’aereo che trasportava Evgenij Prigozhin (23.08.2023), è al centro di voci e speculazioni secondo le quali il rapporto con Putin si è incrinato anche a causa del fatto che è stato proprio Patrushev a convincere Putin ad attaccare l’Ucraina («la conquisteremo in una settimana», diceva). C’è invece chi sostiene che Patrushev abbia tentato di aprire un dialogo con «gli occidentali» e che per questo sia stato rimosso con effetto immediato. Ma la verità non la sapremo mai.
Altre figure chiave del sistema di potere che fa capo a Putin, tra cui il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, e il capo di Stato maggiore, Valery Gerasimov, sono riusciti a mantenere i loro ruoli nel rimpasto, che arriva subito dopo che Putin ha prestato giuramento per un quinto mandato che non ha precedenti nella storia. In un discorso dalla dorata sala del trono del Cremlino, Putin ha affermato che la sua rielezione «è stata la prova che i cittadini russi hanno confermato la correttezza della rotta del Paese». Il capo di Stato maggiore russo, Valery Gerasimov, più volte criticato per la guerra in Ucraina (e non solo da Prigozhin), anche stavolta è riuscito a restare al suo posto e lo stesso vale per gli altri importanti funzionari, vedi il direttore dei servizi segreti esteri, Sergey Naryshkin (più volte umiliato pubblicamente da Putin), i capi del servizio federale di sicurezza e del servizio di protezione federale russo, Alexander Bortnikov e Dmitry Kochnev, e il capo della Guardia nazionale (Rosgvardiya), Viktor Zolotov. Sorprende che questi funzionari siano rimasti al loro posto dopo l’attacco dell’Isis a Mosca dello scorso 22 marzo al Crocus City Hall di Mosca, che ha causato almeno 137 morti e 180 feriti, un attentato che ha mostrato tutte le fragilità del sistema di sicurezza russo. Probabile che Putin non abbia voluto sconvolgere ulteriormente gli apparati più sensibili della Russia mentre è in corso la guerra con l’Ucraina. Nulla invece cambierà nella strategia africana del Cremlino, affidata al viceministro della Difesa russo, il generale Yunus-bek Evkurov (non toccato dal rimpasto), che dopo Mali, Burkina Faso, Niger e Libia punta sul Golfo di Guinea nell’Atlantico orientale, dove la marina militare russa ha già svolto alcune esercitazioni definite «antipirateria».
A proposito del conflitto in corso, secondo il Guardian, Yuriy Galushkin, comandante ucraino responsabile della linea del fronte nordorientale di Kharkiv è stato sostituito dal generale di brigata Mykhailo Drapaty. Nelle ultime 36 ore, il ministero della Difesa russo ha annunciato che la sua difesa aerea ha intercettato con successo quattro missili da crociera Storm Shadow, lanciati dall’Ucraina verso la Crimea, oltre a 27 droni ucraini nelle regioni di Belgorod e Kursk. Altri tre civili sono stati uccisi e altri quattro sono rimasti feriti in seguito a un attacco delle forze armate ucraine sulla città di Krasnodon, a Lugansk. Drammatica invece la situazione nella città di Vovchansk (regione di Kharkiv), che sta vivendo una situazione simile a quella di Bakhmut o Maryinka come ha spiegato Volodymyr Tymoshko, capo della Polizia della regione nordorientale ucraina.
Sono invece clamorose la parole di Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato: «Il principale Paese che consente alla Russia di portare avanti la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina è la Cina. Fornisce componenti critici per le sue armi, la microelettronica, la tecnologia avanzata». Del conflitto ha parlato ieri anche il premier Giorgia Meloni al termine dell’incontro con il premier della Repubblica ceca, Petr Fiala: «Ci siamo confrontati sulle grandi sfide dell’agenda internazionale, a partire dalla questione della guerra di aggressione russa e abbiamo riaffermato il nostro comune impegno a rafforzare le legittime capacità di difesa dell’Ucraina come condizione indispensabile per raggiungere quella pace giusta alla quale tutti aneliamo».
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