Putin abbraccia Xi e mette pressione a Biden
Vladimir Putin (Ansa)
In videoconferenza, i leader di Mosca e Pechino ribadiscono la loro vicinanza e accantonano qualche incomprensione recente. Cina e Russia rafforzano poi i legami con l’Iran: l’ennesima prova che il disgelo americano sul nucleare di Teheran è stato avventato.

Sembrano rafforzarsi i rapporti tra Mosca e Pechino. Ieri, Vladimir Putin e Xi Jinping hanno tenuto un colloquio in videoconferenza da cui sono emersi elementi significativi.

«Puntiamo a rafforzare la collaborazione tra le forze armate russe e cinesi», ha detto il presidente russo all’omologo cinese. «Un posto speciale nell’intera gamma della cooperazione russo-cinese è occupato dalla cooperazione militare e tecnico-militare, che aiuta a garantire la sicurezza dei nostri Paesi e a mantenere la stabilità nella regione», ha proseguito il capo del Cremlino, per poi aggiungere che «il coordinamento tra Mosca e Pechino nell’arena internazionale, anche nell’ambito del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, dei Brics e del Gruppo dei 20, serve a creare un ordine mondiale equo basato sul diritto internazionale».

Xi ha replicato, dicendosi «disponibile a rafforzare la collaborazione strategica» davanti «alla difficile situazione internazionale». Sul conflitto ucraino, il leader cinese ha affermato di voler mantenere una posizione «equa», sottolineando che la strada per i colloqui di pace non sarà in discesa. Dalla conversazione tra i due leader è anche emerso che il presidente cinese potrebbe recarsi in visita ufficiale in Russia il prossimo anno. «Ti aspettiamo, caro signor presidente, caro amico, ti aspettiamo la prossima primavera in visita di Stato a Mosca», ha detto Putin a Xi, specificando che tale visita «dimostrerà al mondo la vicinanza delle relazioni russo-cinesi». Il capo del Cremlino ha anche detto di attendersi che il volume degli scambi commerciali tra Mosca e Pechino raggiungerà i 200 miliardi di dollari prima del previsto, sottolineando i legami sempre più stretti soprattutto sul fronte delle relazioni energetiche.

Insomma, tra Russia e Cina sembra tornato il sereno. Non dimentichiamo infatti che, negli ultimissimi mesi, si erano registrate delle turbolenze tra i due Paesi. In particolare, al vertice di Samarcanda di settembre, Xi aveva espresso dei dubbi a Putin su come il Cremlino stesse conducendo le operazioni militari in Ucraina. Pechino si era inoltre mostrata (relativamente) fredda verso l’annessione delle quattro regioni ucraine da parte della Federazione russa alla fine di quello stesso mese. Eppure, nonostante questi attriti, va detto che la Cina non ha mai condannato l’invasione dell’Ucraina, continuando anzi a spalleggiare Mosca in sede Onu. Non è un caso che, tra il 21 e il 27 dicembre, si siano tenute delle esercitazioni navali congiunte tra Russia e Cina nel Mar cinese orientale.

D’altronde, il 4 febbraio scorso, Xi e Putin avevano emesso un lungo comunicato, in cui la Russia riconosceva le pretese cinesi su Taiwan e Pechino, dal canto suo, sosteneva la posizione russa di ostilità nei confronti della Nato. Checché infatti se ne dica, il Dragone ha molto da guadagnare dall’invasione dell’Ucraina. Xi spera innanzitutto che Mosca diventi sempre più subordinata alla Cina. In secondo luogo, vede in questa guerra una sorta di strumento, per mettere sotto pressione l’ordine internazionale occidentale: un ordine che, nel medio e lungo periodo, Pechino punta a scardinare (è del resto anche in quest’ottica che va letta l’espansione della sua influenza politico-economica sul continente africano).

A livello complessivo, è assai probabile che il rilancio dell’intesa sino-russa miri a mettere in difficoltà Joe Biden. Anche a causa di alcune scelte politiche sbagliate, l’attuale presidente americano ha progressivamente perso influenza sul Medio Oriente e sull’America Latina in questi due anni: una situazione che ha indirettamente favorito Mosca e Pechino. Adesso per lui il quadro rischia di farsi ancor più complicato, visto che è uscito indebolito dalle ultime elezioni di metà mandato: dal prossimo anno, il Congresso sarà infatti spaccato in due e l’inquilino della Casa Bianca dovrà gestire una Camera dei rappresentanti in mano ai repubblicani. Putin, dal canto suo, si è fortemente irritato per il recente viaggio del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, a Washington, mentre Xi guarda attentamente al dossier taiwanese (con un occhio soprattutto alla complicatissima partita dei microchip). La tensione attorno all’isola è tornata infatti a salire negli ultimi giorni a causa di nuove esercitazioni militari condotte dalla Repubblica popolare.

È inoltre interessante notare come Russia e Cina stiano consolidando i rapporti con l’Iran. A luglio, Gazprom ha siglato con Teheran un accordo da 40 miliardi di dollari nel settore energetico, mentre appena due settimane fa il vicepremier cinese Hu Chunhua ha incontrato il presidente iraniano Ebrahim Raisi con l’obiettivo di rafforzare i legami bilaterali.

Ricordiamo che la Repubblica islamica sta fornendo droni militari alla Russia nel conflitto ucraino. Ecco perché Biden e l’Ue dovrebbero capire che rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano non ha senso. Così come ritenere Pechino un interlocutore affidabile nella costruzione di un processo di pace.

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