- In una nota, i vertici piemontesi di Fdi annunciano che i ministri Gilberto Pichetto Fratin e Raffaele Fitto presenteranno, in cdm, una norma che sposta di due anni il blocco di 650.000 auto nel Torinese. Proprio mentre, nel continente, la domanda di carburanti tradizionali s’impenna.
- Il dem Dario Nardella conferma l’allargamento della zona a traffico limitato, che colpirà almeno 1.400 macchine. Insorge l’opposizione: «Approccio ideologico». Gli esercenti chiedono incentivi per l’acquisto di mezzi nuovi.
- Blindate le ztl, ora la rivoluzione ecologica, spacciata per dovere morale, serve a espellere i meno abbienti dalle città. Separando il centro privilegiato dai sobborghi.
Lo speciale contiene tre articoli.
I lavoratori del Torinese, che per portare il pane a casa sono costretti a usare la macchina, forse possono tirare un sospiro di sollievo. Stando a una nota dei vertici regionali di Fratelli d’Italia, citata dalla Tgr Rai, il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, insieme a Raffaele Fitto, responsabile degli Affari europei, «nel prossimo Consiglio dei ministri presenteranno un decreto» per rinviare di due anni «il blocco dei motori diesel Euro 5», che doveva scattare il 15 settembre nel capoluogo e in un’altra settantina di Comuni della zona metropolitana.
Dunque, dovrebbero aver portato i suoi frutti l’attività congiunta dei tre dicasteri interessati – incluso quello dei Trasporti, retto da Matteo Salvini, visto che la Lega, per prima, aveva storto il muso dinanzi alla prospettiva dell’eco-mannaia sulle vetture – e il confronto istituzionale con la Regione, guidata dal forzista Alberto Cirio.
Il provvedimento è atteso nel prossimo cdm, ancora da fissare, benché fonti dell’assessorato dichiarino di non avere in mano alcuna bozza. L’altro giorno, il titolare piemontese della Semplificazione, il meloniano Maurizio Marrone, aveva già salutato con soddisfazione le mosse dell’esecutivo, che ha ascoltato «la richiesta di Fdi di cercare una soluzione al blocco degli Euro 5». Agli annunci stanno seguendo i fatti.
La contestata norma era stata pensata sulla scorta di una sentenza della Corte Ue, che nel 2022 aveva condannato l’Italia per non aver rispettato, «in modo sistematico e continuato», dal 2010 al 2018, il valore limite annuale di biossido di azoto nelle aree urbane di Torino, Milano, Bergamo. Brescia, Genova, Firenze e Roma; e, per periodi più ridotti, a Catania e nelle zone industriali della provincia di Reggio Emilia. La Commissione aveva chiesto al tribunale di dichiarare che l’Italia non rispettava la direttiva del 2008 sulla qualità dell’aria, avendo essa consentito il superamento dei 40 microgrammi per metro cubo di gas, e che non aveva adottato, dall’11 giugno 2011, misure per mantenere le emissioni entro i valori consentiti.
Ora, l’intervento del governo dovrebbe salvare 650.000 macchine, con motori dall’Euro 5 in giù, nonché i motocicli Euro 1. In un territorio nel quale circa 300.000 veicoli erano già stati costretti a rimanere in garage da precedenti restrizioni, a fronte di 1,6 milioni di automobili che circolano nell’intera provincia di Torino. Il tipico effetto delle strette green: dovrebbero essere congegnate per salvare il pianeta e migliorare la qualità della vita delle persone; nel frattempo, finiscono per rovinarla ai lavoratori e ai ceti in difficoltà. A chi campa con stipendi modesti, eppure, dopo aver sborsato decine di migliaia di euro, solo pochi anni fa, per acquistare vetture all’avanguardia anche dal punto di vista ecologico, dovrebbe mettere di nuovo mano al portafoglio e svenarsi per un mezzo a batteria. Proprio mentre gli eurocrati prendono di mira le case, con la direttiva che impone gli adeguamenti energetici.
L’elettrificazione totale non solo è impraticabile, poiché le fonti pulite non basteranno mai a produrre abbastanza energia da soddisfare i futuri fabbisogni; non solo ci espone a pericolose dipendenze da un rivale strategico come la Cina, che sta monopolizzando la produzione dei sistemi di alimentazione delle macchine, dei pannelli solari e delle pale eoliche; essa viene snobbata persino dai consumatori. L’agenzia Bloomberg ha appena certificato che, nei Paesi europei, si sta assistendo a un’impennata nella domanda di carburanti tradizionali. E c’è una beffa ulteriore: stando alle rilevazioni, i proprietari dei mezzi ibridi, per alimentarli, stanno ricorrendo prevalentemente alla benzina, piuttosto che alla corrente.
Certo, per gli utenti del Torinese, l’arrivo della tagliola ambientale non è scongiurato; è solamente rimandato. E poi rimangono le preoccupazioni per il destino della privacy di chi si mette al volante.
Prima o poi, per attuare concretamente i blocchi, in Piemonte e altrove, occorrerà allestire una rete di telecamere e sensori. Intanto, la Regione invita i guidatori a installare scatole nere nell’abitacolo. Sarà come disseminare una serie di fauci elettroniche, pronte a un pantagruelico banchetto di dati, che con le regole più lasche sull’interoperabilità, varate da Mario Draghi, potrebbero essere utilizzati da altri settori della pubblica amministrazione, magari per controlli fiscali. O per valutare le «impronte ecologiche» individuali: sublimazione ambientalista del vecchio passaporto vaccinale.
Un tempo, il pericolo più grande, per citare Giulio Andreotti, era che i verdi si rivelassero identici ai cocomeri: rossi dentro. Ormai, i talebani del clima hanno fatto il salto di qualità. Se gratti la scorza, vedi spuntare la deindustrializzazione e il depauperamento delle classi medie. Se raschi ancora, ti ritrovi il Grande fratello.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >