L’aumento al casello è stato sospeso. Intanto, però, la «casa green» va avanti e fa danni: stop ai contributi per gli impianti a gas, ne godranno solo le pompe di calore. Per i ministri non eletti ci sarà un rimborso spese.
Lo speciale contiene due articoli
Emendamento dell’ultima ora alla manovra. Proposto dai 5 stelle passa con l’ok della commissione lo stop alle detrazioni per tutti coloro che ristruttureranno casa scegliendo le tradizionali caldaie a gas. Tanto per capirsi le pompe di calore tanto care all’Ue sono arrivate a coprire una quota di mercato del 10% circa, ma solo grazie all’effetto trascinante del Superbonus. Tagliata la grande massa di agevolazioni la curva delle installazioni ha cominciato a declinare anche perché – sulla falsa riga del mercato dell’auto elettrica – gli italiani non sembrano pronti. Il che ci riporta alla motivazione sottostante l’emendamento. Motivazione che si spiega con poche parole: applicare le prime norme della direttiva Ue sulle case green. E la manovra deve essere sembrata l’occasione migliore. D’altronde la teoria e la pratica attorno al green spesso sembrano collidere. Ieri – apprezzabilissimo – il premier Giorgia Meloni ha ribadito la necessità di fermare la stretta di emissioni di CO2 per evitare multe miliardarie al comparto auto e creare ulteriore disoccupazione. Altrettanto apprezzabilmente questo governo sta spingendo sul nucleare di terza e quarta generazione. A tempo stesso gli obblighi Ue sulle rinnovabili non sembrano retrocedere di un passo. Ieri ad esempio la Commissione ha approvato un regime di aiuti allo Stato italiano dalla dotazione stimata di 9,7 miliardi di euro a sostegno della produzione di energia elettrica rinnovabile per promuovere la transizione energetica. Questi soldi sosterranno la costruzione di nuovi impianti di eolico onshore, solare fotovoltaico, che secondo le previsioni immetteranno oltre di 17 Gw di capacità.
A stretto giro di posta il commento del titolare del Mase, Gilberto Pichetto Fratin: «Il via libera della Commissione allo schema di decreto che promuove la realizzazione di impianti di produzione da fonti rinnovabili mature, il cosiddetto Fer X transitorio, è un passo importante verso l’innovazione che serve al Paese nel percorso di transizione. L’Italia ora potrà rafforzare la sua sicurezza energetica, riducendo la dipendenza dall’estero e liberando tutto il potenziale rinnovabile». Senza entrare nei dettagli logistici e tecnologici lo stanziamento dei fondi rientra nel concetto di vincolo interno correlato al nuovo Patto di stabilità. La valutazione degli investimenti da parte dello Stato non è infatti più soltanto quantitativa ma qualitativa. La Commissione entra nel merito e predilige nero su bianco gli investimenti green che spingono verso la transizione. E ciò già sul medio termine creerà un dissidio tra esigenze reali dell’economia e richieste teoriche della politica Ue. Quello che sta succedendo alla Germania in queste settimane con il crollo verticale della capacità e il rialzo strabiliante dei prezzi potrebbe fra pochi anni accadere a noi. La capacità complessiva di Berlino è scesa da 644 Twh a circa 500 in soli sette anni. L’addio al nucleare è ovviamente stato il ko definitivo. Risultato, il governo tedesco deve chiedere energia dalla Francia tanto quanto stiamo facendo noi. Il problema è che Parigi, alle prese con crisi politica e deficit imperante, si troverà dal prossimo anno a mettere in pista un piano di ristrutturazione delle centrali per mantenerle sicure ed efficienti. Se i soldi non bastassero, e l’eventualità è concreta, è facile immaginare che Parigi si concentri soltanto sulle centrali che rispondono al fabbisogno interno. Con un contraccolpo per Germania e Italia.
Tutti e due i Paesi dovranno comprendere che l’aumento delle rinnovabili alimenta la dipendenza dall’estero proprio per via dell’impossibilità di gestire gli stoccaggi e stabilizzare i picchi e ribassi di consumi. La stabilità serve alle aziende energivore. Se non cominciamo a gestire i fondi per il nucleare, fra qualche anno sarà troppo tardi e impossibile invertire la rotta. Un po’ come è accaduto in queste ore dentro la manovra nella quale come un cuneo è stato inserito un pezzo di direttiva sulle case green.
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