Nel suo intervento al Forum di Davos il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha rilanciato per il medio termine un fondo sovrano Ue come risposta all’Inflaction reduction act con cui gli Usa hanno lanciato 370 miliardi di dollari di sussidi per le loro imprese. Per mantenere l’attrattività dell’industria europea, il presidente ha detto che sarà «necessario essere competitivi con le offerte e gli incentivi attualmente disponibili al di fuori dell’Ue» e ha proposto di adeguare temporaneamente le norme sugli aiuti di Stato per velocizzarle e semplificare le procedure. Nei giorni scorsi un assist alla von der Leyen nella partita sul fondo anti Ira è arrivato dal cancelliere tedesco Olaf Scholz. Ma il dibattito resta assai aperto. Dall’Ecofin, riunitosi a Bruxelles, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha risposto che «il semplice allentamento delle regole degli aiuti di Stato non è una soluzione perché sarebbe sproporzionato avvantaggiare gli Stati membri che godono di un margine di bilancio più ampio, aggravando così le divergenze economiche all’interno dell’Unione e la conseguente frammentazione del mercato interno. Va bene rispondere all’Ira», ha aggiunto, «ma attenzione a fare autogol in Europa. Servono regole comuni. Dovremmo stare attenti a non replicare all’interno della Ue le stesse dinamiche di agguerrita competizione che l’Ira ha determinato tra Usa ed Europa».
Nel frattempo, c’è un settore produttivo che ha urgente bisogno di uno schema d’azione europeo su cui ancora Bruxelles tentenna rischiando di replicare lo stesso copione che abbiamo visto con il price cap sul gas: l’automotive. Una risposta sulle possibili discriminazioni Usa sulle auto europee manca ancora all’appello. A Bruxelles si spera di trovare un accomodamento con Washington, innanzitutto ottenendo che le auto a contenuto europeo siano trattate come le produzioni messicane e canadesi. Il commissario all’economia Paolo Gentiloni ieri ha indicato ai giornalisti che con gli Stati Uniti la Ue ha «una collaborazione molto importante, forse una delle più forti degli ultimi decenni. Nello stesso tempo però occorre essere consapevoli del fatto che questa crisi ha conseguenze particolarmente gravi per l’economia europea, per cui dobbiamo sostenere la nostra competitività e non iniziare una guerra di sussidi con gli Stati Uniti quando si tratta di aiuti di Stato». L’Inflation reduction act prescrive tra l’altro l’erogazione di incentivi all’acquisto di auto elettriche (7.500 dollari come credito di imposta) a patto che l’assemblaggio sia compiuto negli Stati Uniti e che tra i componenti ci siano materiali critici che provengono dagli Usa o da un Paese che ha con l’America un accordo di libero scambio. Si sta cercando una soluzione anche facendo convergere il massimo delle risorse disponibili non ancora usate a partire dal fondo anticrisi varato sotto il Covid (Next generation Eu) e quello per liberarsi dalla dipendenza energetica dalla Russia. La Commissione ha avviato una consultazione tra gli Stati sulla facilitazione degli aiuti di Stato ma il vero scoglio politico ancora non superato riguarda l’aspetto europeo dell’intervento: ci saranno nuovi strumenti di finanziamento con debito comune? Gentiloni ha ribadito pubblicamente che «dobbiamo snellire gli aiuti di Stato alle imprese nella Ue senza stravolgere il nostro modello europeo e abbiamo bisogno anche di finanziamenti comuni perché la scala per rafforzare la nostra competitività in diversi settori deve essere una scala europea, non possiamo reagire solo a livello nazionale».
Il responsabile del commercio Ue, Valdis Dombrovskis, che regge le fila del negoziato con l’amministrazione americana, ha indicato che «nell’Ira ci sono aspetti problematici, incongruenze che abbiamo affrontato con le nostre controparti statunitensi, stiamo sensibilizzando anche altri livelli per affrontare tali preoccupazioni», ha detto ai giornalisti aggiungendo che «da parte degli Stati Uniti ci sono alcuni ritardi poiché, in un certo senso, l’attuazione delle linee guida è in ritardo. Quindi questo ci dà un po’ più di tempo per discutere su alcuni elementi. Ma dobbiamo essere realistici. Il lavoro della task force Ue-Usa non risolverà tutti i problemi e quindi dovremo vedere quale dovrebbe essere la risposta politica della Ue».
L’altro giorno il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha indicato che «non c’è necessariamente bisogno di finanziamenti aggiuntivi, ma sull’idea di un fondo sovrano occorre prendersi più tempo, non è certo una questione che si risolve in pochi giorni o in poche settimane. A fine gennaio ci sarà un’analisi di impatto della Commissione sugli effetti economici e industriali dell’Ira americano per avere una visione realistica della situazione»: Michel ha rilevato che la Ue agirà «con il regime degli aiuti di Stato e con gli attuali mezzi finanziari, ma non escludo che alcuni amici e colleghi prima o poi chiederanno ulteriori finanziamenti possibili».
Di certo, entro la fine di giugno dovrà iniziare la valutazione del bilancio Ue mentre all’interno dell’Unione possono crearsi nuovi scompensi competitivi tra gli Stati membri dato il diverso potenziale di bilancio di cui dispongono i governi. La solita divisione fra frugali e fronte del Sud resta. E intanto tutti parlano, discutono, ma decidono poco. Eppure non si può più pensare a salvare l’automotive europeo senza uno schema unico. Se non proteggiamo l’auto rischiamo l’invasione di auto cinesi mentre una parte della produzione si sposterà negli Stati Uniti, con la distruzione di migliaia di posti di lavoro.
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