• Agente indagato a Genova per aver fatto fuoco e ucciso l’uomo che aveva appena accoltellato cinque volte il suo compagno. Franco Gabrielli promette: «Taser presto in dotazione alle forze dell’ordine». Se ne parla dal 2014, sarà la volta buona?
  • Rivolta a Firenze contro i campi rom dopo la morte del giovane investito. Tre nomadi accusati di omicidio volontario. E ora anche la sinistra evoca le ruspe.

Lo speciale contiene due articoli

Di dotare di taser le forze dell’ordine italiane si parla già dal lontano 2014. E, forse, se gli agenti intervenuti domenica, a Genova, per bloccare le escandescenze di Jefferson Tomalà avessero avuto anche quello nella fondina, la tragedia si sarebbe potuta evitare. Così come l’iscrizione nel registro degli indagati dell’agente che ha sparato al ventenne ecuadoriano, uccidendolo, per salvare la vita del collega assalito a coltellate.

Proprio ieri, infatti, il capo della polizia, Franco Gabrielli, mentre era in visita all’agente ferito e al compagno che lo ha difeso, ha annunciato che «presto» ai poliziotti verranno assegnate le pistole elettriche «così potranno agire in ulteriori condizioni di sicurezza e potranno non arrecare danno eccessivo alle persone in certi interventi».

Il dramma che ha riaperto il dibattito sull’uso del taser (una pistola capace di paralizzare attraverso una scarica elettrica, definita con un acronimo che sta per Thomas A. Swift‘s electric rifle) si è consumato domenica scorsa, in un quartiere alla periferia di Genova. Jefferson Garcia Tomalà, 20 anni, si trovava in casa della madre e, da ore, appariva fuori di controllo. Già sabato sera, dopo una lite con la fidanzata, da cui aveva appena avuto una bambina, il giovane aveva assunto atteggiamenti violenti, con grida e minacce, tanto che sul posto erano intervenuti i carabinieri che avevano cercato di calmarlo. E pareva ci fossero riusciti. Invece, appena lasciato solo, il giovane aveva ricominciato a dare di matto, tanto che la madre di lui aveva chiesto, in piena notte, aiuto al pastore evangelico punto di riferimento della famiglia, il quale, a sua volta, aveva invitato la ragazza ad allontanarsi da casa con la figlia per evitare il peggio.

La ragazza si era rifugiata dai suoi, mentre Tomalà era uscito, aveva bevuto ed era rientrato verso mattina, ancor più disperato e fuori controllo. Aveva afferrato dalla cucina un grosso coltello e minacciava di farsi del male. A quel punto la madre aveva chiamato il 112 per chiedere aiuto.

Sul posto, come da prassi per il trattamento sanitario obbligatorio, era prima intervenuto un medico che si era però rifiutato di accedere alla stanza del ragazzo, temendo per la propria incolumità, poi sono entrati in azione i due agenti che avvicinando il giovane hanno cominciato con lui una trattativa. All’improvviso, però, Tomalà ha estratto il coltello scagliandosi contro il poliziotto più giovane che, per fermarlo, gli ha spruzzato lo spray al peperoncino. Il ventenne, allora, si è avventato sull’altro agente sferrandogli cinque coltellate nel costato. È a quel punto, vedendo il collega in pericolo di vita, che l’agente più giovane ha sparato. Uno dei colpi è stato fatale.

L’iter per dotare la polizia dei taser era partito nel 2014. La richiesta era stata presentata e reiterata più volte dai sindacati degli agenti di polizia «per evitare colluttazioni con i fermati». Tra la scelta del modello e le lungaggini burocratiche, però, fino allo scorso gennaio non se ne era fatto nulla. In quel periodo dal ministero è stato finalmente annunciato il via alla sperimentazione. Sono state scelte la tiplogia di arma più adatta e le città che avrebbero dovuto fare da apripista: Milano, Brindisi, Caserta, Catania, Padova e Reggio Emilia. Tra marzo e maggio sono partite una serie di circolari interne ai corpi di polizia, poi di nuovo il silenzio. Fino a ieri.

Il taser di dotazione promesso da Gabrielli sarà del modello X2. Si tratta di una pistola con puntatore, capace di colpire tra i tre e i sette metri di distanza, che emette una scarica elettrica di cinque secondi. Dalla pistola partono due dardi che con traiettorie leggermente divaricate colpiscono il soggetto in due punti diversi. I due elettrodi sono collegati attraverso un filo alla pistola ed emettono la scarica che immobilizza.

Il taser è già utilizzato dalle forze dell’ordine negli Stati Uniti, in Canada e in Portogallo, dove è stato oggetto di forti contestazioni da parte delle associazioni per i diritti umani. La pistola elettrica è in uso anche nella Repubblica di San Marino dal 2013, assegnata ai due corpi di polizia, senza alcuna particolare problematica rilevata.

Al centro del dibattito che potrebbe ancora rinviare l’avvio dell’utilizzo c’è, però, come spesso capita nel nostro Paese, una questione lessicale e normativa. Ad oggi il taser è considerato un’«arma propria» con un utilizzo consentito esclusivamente nei casi previsti dalla vigente normativa sulle armi. Che è molto restrittiva. Nei mesi scorsi i sindacati di polizia hanno chiesto la formulazione di normative specifiche per l’uso che mettano gli agenti al riparo da accuse e contestazioni. Intanto lo scorso aprile in parlamento Liberi e uguali ha presentato un’interrogazione al ministero della Salute, criticandone l’uso e definendola un’arma potenzialmente mortale.

Alessia Pedrielli


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