• La sinistra vuole introdurla nelle scuole, però i dati non sono incoraggianti: in Svezia c’è dal 1955, in Germania dal 1968, in Francia dal 2001, nel Regno Unito dal 2020. Ma ovunque il tasso di femminicidi è più alto che qui.
  • Una maestra inglese ha letto agli alunni di 10 anni un libro su Thomas, un orsetto trans. La lezione ha scatenato le veementi proteste dei genitori, ma soltanto quelli musulmani.

Lo speciale contiene due articoli.

Una legge salverà le donne? Qualche ora di lezione basterà ad abbattere il famigerato patriarcato? La decostruzione della «mascolinità tossica» partirà dalle scuole?

La sinistra in crisi di idee, adesso, si aggrappa alla tragedia di Giulia Cecchettin. E in mezzo a una miriade di speculazioni politiche, prova a infilare la sua proposta rivoluzionaria: educazione sessuale obbligatoria tra i banchi. In realtà, l’opposizione non aveva aspettato l’uccisione della ventiduenne veneta per farsi avanti: anzi, aveva provato a introdurre l’insegnamento della materia, già alle elementari, con un emendamento al ddl contro la violenza sulle donne, presentato a ottobre dal Movimento 5 stelle e bocciato dal centrodestra.

L’argomento dei progressisti sembrerebbe filare: se abusi e uccisioni sono frutto di una cultura deviata, per combatterli bisognerà colmare le lacune interiori degli uomini, analfabeti sentimentali. La tesi è cristallina, ancorché opinabile: i massacratori come Filippo Turetta non sono dei mostri; sono i prodotti meglio riusciti di una società che trasmette agli uomini valori distorti. D’accordo. Prendiamo per buona la teoria. In pratica, però, ci sono prove per sostenere che la strategia funzioni? Mica tanto.

Una cosa è vera: il nostro è uno dei pochi Paesi Ue a non prevedere, nel curriculum scolastico, l’educazione sessuale. Ci fanno compagnia Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania. Ciò spiega le efferatezze? Le statistiche raccontano una storia diversa. L’equazione tra corsi in aula e diminuzione della violenza non torna.

In Germania, l’educazione sessuale è legge dal 1968. In Svezia, addirittura, dal 1955. Ma guardate le cifre sui femminicidi raccolte da Openpolis: in entrambe le nazioni, l’incidenza di tali odiosi crimini è più alta che nello Stivale. Nel 2018, in Germania si era arrivati a 0,87 vittime ogni 100.000 individui di sesso femminile; in Svezia, a 0,66; da noi – peraltro, in un periodo che aveva fatto registrare un macabro picco di assassinii – a 0,43, calate a 0,3 nell’anno in corso.

A maggior ragione, la situazione stenta a migliorare dove l’educazione ai sentimenti è stata inserita di recente: in Francia c’è dal 2001, ma il tasso di omicidi di donne era 0,71 ogni 100.000, nel 2018. Nel Regno Unito è obbligatoria, nelle scuole secondarie, dal 2020; ciononostante, l’anno seguente, sono state ammazzate 177 ragazze, cioè 1,9 ogni 100.000 abitanti di sesso femminile.

Ai piani alti della luttuosa classifica si trovano, sì, gli Stati che non prevedono la sensibilizzazione dei minori: la Lettonia, la Lituania, Cipro, la Romania. Nondimeno, se la logica di Elly Schlein e compagni reggesse, dovremmo aspettarci ecatombi simili anche a Varsavia, che rifiuta ostinatamente di organizzare corsi nelle scuole. E invece, le polacche paiono essere più al sicuro delle olandesi, benché i Paesi Bassi comincino la formazione quando i bimbi compiono 4 anni. A conti fatti, è la vituperata Italia quella in cui le donne rischiano meno di morire per mano dei loro partner.

Suona strano, visto che le litanie femministe stanno dipingendo la nostra come una terra di sistematiche brutalità, destinata a scivolare in un abisso vieppiù profondo, per colpa del governo conservatore. Il modello cui guardare, dunque, quale sarebbe? Quello dell’emancipata Scandinavia? Quello mitteleuropeo? Quello nordamericano? Diamo di nuovo la parola ai numeri: in Danimarca, l’incidenza dei femminicidi è superiore a quella svedese. L’Austria, una delle patrie del «sex work» legalizzato, è al sesto posto dell’elenco stilato da Openpolis. Il Canada, oltremodo all’avanguardia nell’eduzione sessuale, nel 2021 era arrivato a 0,54 vittime ogni 100.000 donne; toh, a nessuna hanno giovato le cervellotiche norme sull’uso corretto dei pronomi. Gli Usa, dove le iniziative educative sono di competenza dei singoli Stati, nel 2020 avevano 2,9 ragazze uccise ogni 100.000. Numeri impietosi: i popoli più inclini alla violenza sono quelli nordici, non quelli mediterranei.

Chiaramente, i propositi di Pd e grillini si prestano a molte critiche di principio. Perché mai dovrebbe essere lo Stato a incaricarsi di modellare l’uomo nuovo, estromettendo la famiglia? Ha senso demonizzarla, manco fosse una fucina di prevaricazioni? Be’, lasciamoci provocare dai fatti: la panacea non si somministra a scuola. A meno che il vero obiettivo delle anime belle sia un altro: approfittare di un dramma e rispolverare i piani per la propaganda gender in classe. I precedenti si sprecano: è a quella mania che, quasi sempre, vanno a parare i progetti di educazione sessuale. Ma la prevenzione non passa per le omelie Lgbt. La verità è questa: la povera Giulia e le altre donne sono morte e qualcuno pensa a resuscitare la legge Zan.

Da non perdere

Gesù e Donald: le due conversioni di Vance
Pensiero forte

Gesù e Donald: le due conversioni di Vance

Nel suo libro «Communion», il vicepresidente degli States racconta il passaggio dall’ateismo alla fede cattolica: sentì qualcosa durante la visita in una cattedrale. E ricorda come, partendo da oppositore, abbia poi realizzato la bontà delle idee di Trump.