Effetto Schlein: il Pd si consegna a Giuseppi
Giuseppe Conte ed Elly Schlein (Ansa)
La neosegretaria si muove senza i compagni di partito, lasciato privo di linea. Dall’adesione al corteo del M5s alla riforma penale, fino all’invio di armi a Kiev, il Nazareno è spaccato. E, con l’avvicinamento a Giuseppe Conte, va verso l’ennesimo fallimento.

C’era una volta il Pds, Partito democratico della sinistra. Nato dopo che il crollo del muro di Berlino seppellì il comunismo, il Pds rappresentò il tentativo dello storico gruppo dirigente del Pci di sopravvivere alla disfatta, cambiando nome e camuffandosi da sinceri democratici. Come sia finito l’esperimento è noto: la gioiosa macchina da guerra con cui Achille Occhetto sognava di dare l’assalto a Palazzo Chigi, dopo che i partiti concorrenti erano stati fatti fuori dalla magistratura, fu sconfitta da Silvio Berlusconi e dopo il Pds vennero i Ds, quindi il Pd e cespugli vari. Tutti tentativi di mascherare una storia e un’esperienza politica che avrebbero dovuto essere liquidate alla fine del secolo scorso, ma che si è voluto tenere in vita ricorrendo non soltanto a un accanimento terapeutico ma anche a innaturali alleanze tecniche e populiste.

Ciò detto, oggi il Pds è rinato, ma non si tratta più del Partito democratico della sinistra, ma del Partito di Schlein, nocciolo duro di un movimento che non ha nulla da spartire con l’apparato del vecchio Pci, ma che in qualche modo ne raccoglie l’eredità ideologica, senza però alcun comitato centrale che ne detti la linea. Il nuovo Pds è un partito egoriferito, dove non vige il centralismo democratico, ma dove a comandare è solo il segretario e la sua ristretta cerchia. Si spiega così la marcia a zig zag degli ultimi mesi, che ha visto quanto resta del Partito democratico procedere come se avesse perso il controllo e unirsi all’ala estrema della sinistra. L’esempio più lampante dell’assenza di un programma condiviso dai vertici del partito lo si è avuto su quella che dal governo viene chiamata un po’ pomposamente Riforma della giustizia. In realtà, come abbiamo spiegato, si tratta di una serie di modifiche al codice penale che riguardano alcuni argomenti, tra i quali l’abuso d’ufficio, le intercettazioni, la custodia cautelare e l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione da parte delle Procure, questioni cioè in larga parte condivise dallo stesso Pd, o almeno da una parte della sinistra. Sebbene alcuni sindaci del Partito democratico si siano dichiarati favorevoli alle misure del governo, ritenendoli indispensabili, Schlein si è messa di traverso. Non solo. Fino all’altro ieri la linea ufficiale del Pd prevedeva di non contaminarsi partecipando a manifestazioni dei 5 stelle, ma ieri, all’improvviso, con una piroetta degna di Ginger Rogers, Schlein ha deciso di aderire al corteo grillino, spiazzando perfino i suoi collaboratori. Per mesi il gruppo dirigente del Pd aveva rimproverato Enrico Letta di fare di testa propria, schiantandosi quasi sempre. Tuttavia, se prima si contestava l’idea di un uomo solo al comando, in quanto richiamava alla mente Berlusconi e anche il sempre odiato Renzi, ora al Nazareno si ritrovano con una donna sola al comando, la cui deriva si fa sempre più distaccata dalla realtà. Franceschini e Orlando, due ministri che hanno fatto il tifo per la sua elezione, ormai non toccano palla. Dal sostegno con molti distinguo all’Ucraina, al ritardo della visita agli alluvionati dell’Emilia Romagna, per finire al termovalorizzatore e al corteo grillino Schlein balla da sola. Al massimo ascolta il piccolo gruppo di fedelissimi, già ribattezzato tortellino magico, cerchia ristretta di rito emiliano, la stessa che l’ha aiutata nella corsa per la segreteria.

Gli effetti del nuovo corso ovviamente non piacciono alla vecchia guardia, che è già pronta a imputare alla segretaria ogni sconfitta. Prima ancora che si conoscessero i risultati dei ballottaggi alle scorse amministrative, la fronda anti Schlein dava per scontata la batosta e non vedeva l’ora di poterle addebitare gli errori nella scelta della candidatura. Ma al nucleo di oppositori che fa capo a Bonaccini e al gruppo di Base riformista, ora si stanno unendo anche coloro che fino all’altro ieri guardavano a Schlein come una ventata d’aria fresca. Più passano i giorni e più invece che aria fresca considerano la segretaria aria fritta, che certo non si trasformerà in qualche cosa di concreto ora che Schlein ha scelto di sfilare insieme a Conte per far fronte comune contro il governo. Anche Enrico Letta pensava che l’Unione con i grillini avrebbe dato vita a un campo largo, ma come si è scoperto il 25 settembre scorso era solo un campo santo, in cui entrambe le anime della sinistra hanno trovato una tumulazione. Oggi Schlein ci riprova e lo fa nel giorno in cui Beppe Grillo invoca l’insurrezione contro il governo Meloni. «Fate le brigate di cittadinanza, mettete il passamontagna e di notte, senza farvi vedere, fate i lavoretti», ha detto il fondatore del Movimento 5 stelle. Il rischio è che il Pds non sia neanche più il partito di Schlein, ma un partito di sconfitti, rassemblement di una minoranza in rotta, movimento senza capo ma neanche coda, ma pronto a unirsi e unire un’opposizione disperata, e senza futuro. Se è questo il nuovo che avanza, ridateci il vecchio.

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