Sono sempre una cosa molto bella, i buoni propositi. A tutti i livelli e a tutte le latitudini. Per esempio, in vista delle elezioni regionali di domenica, in Piemonte, ecco che cosa recita la «Carta di Pinerolo», che condensa i princìpi di «Italia in comune», il nuovo movimento di Federico Pizzarotti che sostiene la riconferma di Sergio Chiamparino: «È ora che una politica seria e di buon senso venga attuata per porre rimedio alle dita maldestre dei governi del cambiamento». Ma l’esponente di spicco di «Italia in comune» sotto il Monviso è Matilde Casa, candidata alle ultime politiche col Pd senza fortuna, che ora ci riprova con la Regione. Peccato che, da sindaco di Lauriano, nel Torinese, Casa sia stata parecchio maldestra: ha affidato la riscossione di alcuni tributi a una società privata che ha smesso quasi subito di versare i soldi al Comune ed è poi fallita, senza che la fedelissima di Chiamparino dicesse praticamente nulla. Il buco è di «soli» 248.000 euro che però, per un per comune di neppure 1.500 abitanti, sono 165 euro a testa, infanti compresi. Una storia del genere, di solito, non resta in provincia, per almeno due motivi. Il primo è che il concessionario malandrino, la lombarda Duomo Gpa, aveva smesso di pagare già dal 2014, come clienti aveva 800 enti locali e i suoi proprietari sono sotto inchiesta perché avrebbero fatto sparire 8 milioni dalle casse della società. Insomma, la disavventura di Lauriano era parte di un pasticcio enorme, anche perché la Duomo aveva per esempio ottenuto un contratto dalla Regione Lombardia, ai tempi di Roberto Maroni, nel pieno della battaglia mediatica per sostituire Equitalia con esattori «più umani». In più, come è emerso dalle indagini della Guardia di Finanza nel maggio scorso, quando la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per i manager della Duomo Gpa, è saltato fuori che con i soldi delle tasse locali sono stati pagati un personal trainer per l’amministratore unico, Diego Federico Cassani, e per la sua signora, mentre altri 140.000 euro sono finiti in gioielli, orologi preziosi, vestiti e borse. E lo stesso amministratore, dal 2003 al 2011, si è attribuito oltre 3 milioni di emolumenti, ritenuti dai pm «uno stipendio spropositato». E così, mentre in mezza Italia i comuni coinvolti informavano i cittadini, rompevano i contratti e si preparavano a insinuarsi nel fallimento Gpa, a Lauriano, dove Matilde Casa è al terzo mandato da sindaco, tutto taceva e tutto tace. Almeno fino a quando ci ha pensato, nei giorni scorsi, un coraggioso giornale locale, La Voce di Chivasso.
Il contratto tra Lauriano e la Duomo Gpa è del 2011 ed è stato assegnato su invito, senza quindi una vera gara. Un invito sfortunato perché la concessionaria smette di versare quanto raccoglie già nel 2014. Come denuncia La Voce, mentre altri comuni del Piemonte si sono accorti della grave inadempienza e hanno risolto il contratto, l’astro nascente del Pd piemontese non risulta che abbia battuto ciglio. Due anni fa è stato chiesto anche il fallimento della Duomo Gpa, ma anche qui a Lauriano dormivano, eppure un ammanco da 248.000 euro è una mazzata, per un ente così piccolo. La sindaca fa finta di nulla forse perché, sotto l’ala protettiva di Sergio Chiamparino, pareva destinata a una luminosa carriera fuori dal Piemonte e aveva l’aurea di sincera ambientalista per aver bloccato una speculazione edilizia. Nel marzo 2018 viene candidata al Senato, ma l’inatteso successo di M5s travolge anche lei. E allora torna a fare il sindaco e adesso eccola a guidare il principale listino di supporto al Chiampa.
Eppure, secondo i consiglieri di opposizione, la giunta e il sindaco di Lauriano si accorgono del buco solo nel 2017, ovvero con tre anni di ritardo rispetto ai primi ammanchi, e quando la Duomo Gpa sta già fallendo. Insomma, quando è già troppo tardi per frasi ridare qualche soldino. Il 6 dicembre del 2018 il Tribunale di Milano dichiara il fallimento della concessionaria. A quel punto il sindaco Casa scrive al Tribunale per insinuarsi nel fallimento, senza tuttavia informare i cittadini del problemuccio che hanno. E comunque, con oltre 100 ex dipendenti tra i creditori, oltre alle banche, agli avvocati e ai commercialisti, è davvero difficile che resti molto per il comune di Lauriano e per gli altri 320 enti locali caduti vittima della Duomo.
Uno degli aspetti più incredibili di questo mix di silenzi e inazione è che, tra gli enti buggerati, solo la lombarda Limbiate, con 400.000 euro di crediti vantati, supera la piccola Lauriano. E in Piemonte, anche nella stessa città metropolitana di Torino, si sono mossi per tempo comuni che avevano perso 40-50.000 euro soltanto. Per dirla con la Carta di Pinerolo, a «dita maldestre» non stiamo male neppure qui.
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