Oggi debutta su Disney+ «Stan Lee»
«Stan Lee» (Disney+)

Il documentario non è il primo. E, forse, non è nemmeno il migliore. Eppure Stan Lee, annunciato il 28 dicembre scorso, quando l’uomo che plasmò l’industria del fumetto avrebbe compiuto cento anni, ha un tempismo che altri non hanno potuto avere. Ha una sua puntualità, una sua ragion d’essere oltre la massa.

Perché quel che è oggi, un oggi stracarico di fumetti e loro rivisitazioni, non è stato ieri. La pellicola, disponibile su Disney+ da venerdì 16 giugno, è l’unica (la prima, quanto meno) ad essere stata pensata e realizzata, ad essere stata rilasciata nell’epoca in cui il fumetto è diventato altro: il padre putativo di una miriade di approfondimenti, l’origine di una mania che ha generato spin-off, serie televisive e film. Capire, dunque, che ruolo abbia giocato Stan Lee in tutto questo, riscoprirlo, ha un suo perché. Pare una necessità, a tratti. E il docufilm, presentato in anteprima al Tribeca Film Festival di Manhattan, questa necessità la assolve, bene pure.Stan Lee, prodotto dalla Marvel Entertainment, è il rincorrersi eterno di due piani, privato e professionale. Si alternano, si mescolano, si influenzano l’un l’altro, producendo insieme quel fenomeno che chiamiamo vita. C’è Stanley Martin Lieber, ragazzo di New York che non avrebbe potuto dire chi sarebbe diventato, non esattamente. E c’è Stan Lee, l’artista il cui pseudonimo è comparso la prima volta nel 1941, sulle pagine di Capitan America. C’è l’avvento della Marvel, nata dalle ceneri della Timely Comics. C’è la genesi di alcuni fra i personaggi più iconici di sempre: Spider-Man, gli X-Men, Hulk, Thor, Iron Man e Black Panther. Stan Lee, diretto dall’americano David Gelb, ripercorre e ricostruisce, in parallelo, la crescita professionale di Stanley Martin Lieber e quella del settore cui ha votato l’esistenza. E guardando il documentario si ha come l’impressione che le due entità, separate all’origine, abbiano finito per compenetrarsi, per completarsi. Come immaginare, oggi, Stan Lee senza il fumetto? Il fumetto senza Stan Lee? Come immaginare il filone cinematografico che ne è derivato senza l’uomo e i suoi baffi, gli occhi che ridono sotto gli occhiali? Stan Lee, negli anni, è diventato il suo mestiere, e il suo mestiere ha finito per assomigliargli. Stan Lee, non l’uomo ma il documentario, questo processo di influenza reciproca, circolare, lo ricorda e racconta. Anche grazie alla viva voce dello sceneggiatore, scomparso il 12 novembre 2018.La pellicola, nella quale i colleghi più vicini a Lee prestano la propria testimonianza, è un susseguirsi di materiali d’archivio e ricostruzioni. Di registrazioni audio e immagini rimaste inedite. Stan Lee parla, e le sue parole, le sue visioni prendono forma. Gelb le ricostruisce: modellini attraverso i quali perdersi nella mente di un uomo che s’è fatto leggenda.

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