«Ha vinto il rancore contro tutto e tutti», ha sentenziato Paolo Gentiloni commentando i risultati del voto in Germania. L’ex premier, il quale l’unica volta in cui si è misurato da solo con le elezioni, alle primarie del 2013 per il sindaco di Roma, perse clamorosamente, arrivando terzo dietro Ignazio Marino e David Sassoli, non ha titolo per parlare di vittorie. Tuttavia, la sua esternazione la dice lunga su come i dirigenti della sinistra fatichino a comprendere umori e scelte dei cittadini. Che si tratti dell’Italia o della Turingia, della Francia o della Sassonia, ogni volta che a essere premiati sono i partiti di destra, per Gentiloni e compagni ha vinto la barbarie. Quando a Parigi trionfò Marine Le Pen e il suo Rassemblement national, a sinistra rispolverarono il refrain dell’allarme democratico e antifascista. E adesso che Alternative für Deutschland è diventato primo partito nei lander della Germania orientale, sembra che la maggioranza dei tedeschi si sia improvvisamente convertita al nazismo.
Nelle parole di commento di Gentiloni e compagni non c’è mai un tentativo di capire ciò che è successo. Di fronte a un risultato che boccia la sinistra, spazzando via socialdemocratici e verdi, che quasi faticano a entrare nei parlamenti locali, l’unica reazione è la demonizzazione dell’avversario, il rifiuto di analizzare le ragioni di un voto. E dire che non serve uno studioso di flussi elettorali o un esperto in sociologia per inquadrare che cosa sia successo domenica in Turingia e Sassonia. Gli elettori semplicemente si sono ribellati ai partiti che li governano. In particolare, hanno voluto punire chi ha imposto alcune politiche senza tener conto delle conseguenze che queste avrebbero avuto sulle persone.
Altro che voto di «rancore contro tutto e contro tutti», come ha detto Gentiloni. Le preferenze per Afd (ma anche per Sahra Wagenknecht, che a sinistra ha fondato un suo personalissimo partito) sono contro la cosiddetta coalizione semaforo, quella che sorregge il Cancelliere più impopolare della storia tedesca. Ma sono a favore di un cambiamento che vada nella direzione opposta a quella intrapresa da Olaf Scholz. Su quali argomenti? Beh, per cominciare chi ha votato per Alternative fürDeutschland e per la moglie di Oskar Lafontaine (ex ministro delle Finanze ai tempi di Gerard Schröder e poi fondatore della Linke, uno duro e puro) vuole cambiare la politica di accoglienza dei migranti. Dopo anni di porte aperte per rifornire le industrie tedesche di manodopera a basso prezzo, in Germania si comincia a capire qual è il prezzo della politica inaugurata da Angela Merkel e proseguita da Olaf Scholz e dunque si parla liberamente di remigration, cioè di rispedire a casa un certo numero di extracomunitari. E non c’è solo il tema degli stranieri a scuotere Berlino, ma anche la questione della transizione green che tanto sta a cuore alla sinistra europea e in particolare ai Verdi. Gli effetti delle misure ambientaliste come lo stop al motore termico, alle caldaie a gas e a tutto ciò che si ritiene non in linea con le direttive europee in materia di CO2, si fanno sentire sia in termini occupazionali che di crescita del Pil. Dunque, l’opinione pubblica ha voltato le spalle ai Verdi, che infatti in queste elezioni sono scesi al minimo storico e rischiano di scomparire.
A condizionare il voto di domenica in Turingia e Sassonia certo ha contribuito anche la guerra in Ucraina e i costi indiretti che la Germania sta sopportando insieme con gli altri Paesi europei. Dopo due anni di crisi economica dovuti alle scelte dei politici che governano i Paesi Ue, qualcuno comincia a chiedersi se si debba o si possa continuare a sostenere Kiev in un conflitto che non soltanto non abbiamo voluto, ma i cui esiti appaiono molto incerti. Oltre a pagare in termini di stretta economica (a causa dell’aumento del prezzo dei prodotti derivanti dalle fonti fossili e per la stretta creditizia decisa dalla Bce per paura di una fiammata dell’inflazione), i tedeschi come noi pagano il conto di missili e carrarmati inviati in Ucraina e come abbiamo visto le munizioni insieme alle armi non bastano mai. Afd e l’Alleanza Sahra Wagenknecht in materia di guerra hanno le idee chiare e vogliono che sia raggiunta una tregua il prima possibile, al punto che maliziosamente qualcuno li ha definiti i migliori alleati di Vladimir Putin.
Come è facile capire, la scelta degli elettori tedeschi non è contro tutto e contro tutti, ma è a favore di una stretta sui migranti, di una politica ambientale meno talebana di quella imposta dai vari Bonelli e compagni, e infine è a favore di una tregua tra Kiev e Mosca. È questa la barbarie di cui parla Gentiloni? Beh, meglio i barbari dei masochisti a cui di certo appartengono l’ex premier e i suoi compagni.
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