Anche Atlantia si sfila dalla trattativa per il rilancio di Alitalia, che ieri ha «festeggiato» i due anni dall’avvio della procedura di amministrazione straordinaria. Nei giorni scorsi il nome della società che gestisce Autostrade e Aeroporti di Roma era circolato come quello di potenziale partner di peso per Ferrovie dello Stato: il gruppo ferroviario, in trattativa con Delta airlines per salvare l’ex compagnia di bandiera, deve infatti trovare altri investitori disposti a mettere meno di 400 milioni di euro in un’operazione che potrebbe arrivare a costare circa un miliardo.
A fare il nome di Atlantia era stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, secondo cui l’ipotesi poteva avere «una coerenza industriale, perché sono proprietari dell’aeroporto di Roma». Ma il no, secco, è confermato ieri dall’ad Giovanni Castellucci: «Abbiamo così tanti fronti aperti al momento che non possiamo pensare di impegnarci su un altro fronte così complesso come Alitalia. Ci auguriamo che la compagnia possa trovare un suo assetto definitivo», ha aggiunto il manager, sottolineando che «Aeroporti di Roma ha un appeal a livello globale e quindi il suo futuro non è così determinato dalle vicende di Alitalia».
Sfumata l’opzione Atlantia, il puzzle per il rilancio della compagnia di bandiera si fa sempre più complesso, mentre è scaduto il 30 aprile il termine per la presentazione dell’offerta vincolante da parte di Fs. Un rinvio sembra alle viste, dato che per la costituzione della newco manca appunto un socio in grado di accollarsi il 40%, per aggiungersi al 30% di Fs, al 15% di Delta e al 15% del Mef. L’ipotesi di una proroga, magari breve è stata auspicata ieri anche da Fabio Lazzerini, il responsabile commerciale della compagnia, che ha detto di «confidare in un rinvio di qualche settimana dei tempi per l’offerta per Alitalia», perché «manca ancora un investitore», ma che nel frattempo la compagnia continuerà a operare come di consueto. Sui nomi dei potenziali partner alternativi si sono susseguite varie indiscrezioni. «In queste ore e in questi giorni stiamo valutando altre offerte rispetto al blocco Fs-Delta-Mef», aveva fatto sapere lo scorso 30 aprile il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, senza però sbilanciarsi sui nomi. Ieri sera Di Maio ha spiegato che manca solo un 15%. Lasciando forse intendere che il Mef potrebbe salire nella compagine, ma in modo estremamente vago. D’altronde nelle ultime settimane si è parlato di Lufthansa o China eastern, così come della possibilità di una partecipazione della famiglia Toto, già attiva in AirOne e nella gestione delle autostrade abruzzesi.
Tuttavia, allo stato non c’è nulla di certo: come ha precisato ieri il sottosegretario al Mise Davide Crippa, l’operazione Alitalia «è contraddistinta da profili di complessità e delicatezza non comune, e proprio per questo si ritiene preferibile prendersi oggi tutto il tempo necessario affinché i vari tasselli del mosaico risultino perfettamente ed efficacemente incastrati tra loro, piuttosto che correre il rischio domani di dover rimettere mano per l’ennesima volta al dossier, magari in una nuova e potenziale situazione di irreversibile crisi». Tradotto dal politichese: i tempi saranno sufficientemente lunghi per scavallare il voto delle europee. Crippa ha ricordato che Fs è il «pivot» dell’operazione e che «non è possibile al momento dare la benché minima indicazione» sugli eventuali partner. «Se come sembra Fs ha chiesto una ulteriore proroga, tale richiesta verrà valutata in primis dai commissari e in secondo luogo dal Mise quale autorità vigilante». L’obiettivo rimane quello di dare ad Alitalia un futuro «ambizioso, sostenibile e di lungo periodo».
Di sicuro la presentazione di una concreta e dettagliata offerta da parte di Ferrovie dello Stato non può prescindere dall’individuazione di un partner industriale. La Lega, con i capigruppo alla Camera e al Senato, ha chiesto di «fare presto», perché «non può essere perso altro tempo: vanno tutelati gli oltre 10.000 posti di lavoro». Una preoccupazione condivisa dai sindacati, con l’Unione sindacale di base che ha sottolineato come «il termine per la presentazione della cordata che dovrà acquisire Alitalia evidentemente slitterà ancora».
E dall’opposizione non sono mancate le critiche all’operato del governo: come ha fatto notare il deputato di Forza Italia Maurizio Carrara, Fs non riesce a redigere il piano di rilancio per «l’assenza di un partner industriale che sia interessato a rilevare dal 30 al 40% del capitale». Per Carrara «oggi (ieri, ndr) sono esattamente due anni che la compagnia aerea è in amministrazione straordinaria e sono due anni che lo Stato ha concesso un prestito ponte di 600 milioni, cresciuto poi a 900 milioni. Soldi degli italiani che, con l’annullamento del termine di rimborso voluto dall’esecutivo gialloblù e inserito nel decreto Crescita, non vedremo praticamente più».
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