- L’Eliseo prova ad allargare la maggioranza pescando tra i partitini. Le Pen e Bardella chiedono «lo scioglimento ultrarapido» del Parlamento. E i sondaggi li premiano.
- Col suo iperattivismo, il presidente prova (inutilmente) a nascondere la sua debolezza.
Lo speciale contiene due articoli.
Il governo di François Bayrou non è ancora caduto, eppure al di là delle Alpi, il premier e il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, hanno già avviato delle consultazioni. Formalmente, non si tratta di incontri come quelli che si tengono nella fase formativa di un governo, ma poco ci manca.
Il capo dello Stato e quello del governo si sono, per così dire, spartiti i ruoli. Il primo ha ricevuto ieri all’Eliseo i leader dei partiti che sostengono l’esecutivo: il macronista Garbiel Attal (Renaissance), l’ex premier Edouard Philippe (Horizons) e il capo dei Républicains (Lr) nonché ministro dell’Interno, Bruno Retailleau. Secondo «fonti concordanti» citate da Le Figaro, Macron avrebbe messo i capi dei partiti di maggioranza davanti alle loro «responsabilità». Parrebbe anche che il capo dello Stato non abbia escluso un tentativo di allargamento della maggioranza all’Assemblea nazionale. Per farlo dovrebbe riuscire ad ottenere delle aperture da qualche deputato del Partito socialista (Ps) e del gruppo misto Liot (Liberali, indipendenti, Oltremare e Territori). Insomma qualcosa che ricorderebbe tanto quei governi e governicchi italiani, tenuti in piedi da qualche «responsabile» o da leader di partiti che rappresentavano percentuali di voti infinitesimali. Bayrou è contrario a tale ipotesi ma, si sa, quando Macron vuole qualcosa, non guarda in faccia a nessuno. Tanto è vero che, ieri a fine pomeriggio, l’agenzia France Presse ha scritto che l’inquilino dell’Eliseo avrebbe «ingiunto» ai leader della maggioranza «di lavorare con i socialisti» ed altri partiti tranne il Rassemblement national (Rn) e l’estrema sinistra de La France Insoumise.
Tornando agli incontri di ieri, oltre ai leader della maggioranza, il premier ha ricevuto anche quelli delle opposizioni. Ad aprire le danze ci hanno pensato Raphaël Glucksmann, numero uno di Place publique, un cespuglio apparentato al Ps che, all’uscita da palazzo Matignon ha dichiarato: «Non firmeremo alcun assegno in bianco» anche perché «l’annuncio del voto (di fiducia, ndr) dell’8 settembre ha rotto la possibilità» di condurre un negoziato. In mattinata poi, Bayrou ha ricevuto Marine Le Pen e Jordan Bardella del Rn. Alla fine della riunione, Bardella ha dichiarato che «non c’è stato un miracolo» e che «l’incontro non farà cambiare idea all’Rn». Il collega di Le Pen ha sottolineato che, nella proposta di bilancio lacrime e sangue fatta dal premier «non è stata trattata la cattiva spesa pubblica» ovvero «il costo esorbitante dell’immigrazione, l’aumento del contributo della Francia al bilancio dell’Unione europea» e «non è stata condotta la lotta alle frodi fiscali e sociali», ovvero quelle che riguardano i numerosi sussidi pubblici distribuiti a pioggia da anni anche a chi non lavora o non ha mai contribuito alla spesa sociale. Marine Le Pen ha invece ribadito l’auspicio del suo partito: quello di uno scioglimento «ultrarapido» dell’Assemblea nazionale. Nel pomeriggio, Bayrou ha incontrato i vertici Lr. Tra questi, Bruno Retailleau ha dichiarato di voler «evitare il caos», il prossimo 8 settembre.
Lo scenario dello scioglimento è quello auspicato anche dall’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, in una lunga intervista concessa a Le Figaro. Secondo lui «non ci sarà altra soluzione alternativa allo scioglimento» anche se Macron, con «la sua naturale inclinazione a prendere tempo», potrebbe «tentare ancora una volta di trovare un primo ministro» ma «questo non può funzionare». Per Sarkozy, il risultato di nuove elezioni legislative anticipate non sarebbe uguale a quello dell’anno scorso. «Sono convinto che la strategia del “fronte repubblicano” (le alleanze di vari partiti tra il primo e il secondo turno delle elezioni, per escludere l’Rn dai ballottaggi, ndr) non funzionerà una seconda volta» ha detto l’ex capo dello Stato. In ogni caso, se anche le sinistre, la destra moderata dei Républicains, i macronisti e i loro alleati dovessero accordarsi tra i due turni, secondo Sarkozy «i francesi non seguiranno coloro che proporranno» queste intese. Secondo un sondaggio Ifop-Le Figaro, se si andasse al voto Rn otterrebbe al primo turno il 32-33%, le sinistre il 25% e i macronisti il 14-15%, in calo di 4-5 punti percentuali.
Nel dibattito sulla crisi politico-istituzionale francese, provocata dallo scioglimento anticipato dell’Assemblea nazionale da Macron, offeso per aver perso le Europee del 2024, è intervenuto anche un altro ex presidente: il socialista François Hollande. Sebbene già alla fine del suo mandato la Francia non se la passasse molto bene, Hollande non perde occasione per discettare sul futuro del Paese e dare consigli. Ieri, ad esempio, l’ex leader socialista si è stupito di come Macron «abbia potuto lasciar prendere a Bayrou una tale iniziativa», quella del voto di fiducia.
E mentre Macron, Bayrou e i loro alleati si dimenano per cercare di evitare un aggravamento della crisi che sta attraversando la Francia, dai mercati, ieri è arrivata una nuova batosta. Per la prima volta dal 2011, ieri mattina, il tasso di interesse sul debito francese a 30 anni ha superato il 4,50%.
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