Il match tra Cina e Stati Uniti si gioca in Italia
Xi Jinping (Ansa)
Tensione a colpi di convegni nella Capitale: ai due eventi con funzionari comunisti e Olivero Diliberto, con i quali il Dragone ribadisce le mire sulle nostre infrastrutture strategiche, rispondono i think tank americani. Che ci invitano a entrare nel patto sulla sicurezza dei mari.

Roma è il centro di uno scontro per l’influenza geopolitica tra Washington e Pechino: una situazione principalmente dettata dal fatto che Giorgia Meloni ha lasciato chiaramente intendere di non essere intenzionata a rinnovare il controverso memorandum d’intesa sulla Nuova Via della seta. Ma andiamo con ordine.

Ieri, la Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi) ha ospitato un convegno dal titolo «Italia e Cina in un mondo che cambia». L’evento si è svolto in partnership con l’Eurispes e con l’Accademia cinese delle scienze sociali: quest’ultimo è un think tank che fa capo al Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese ed è presieduto da Gao Xiang, che è a sua volta un funzionario del Pcc. Gao, secondo il programma ufficiale ripreso anche da Agenzia Nova, dovrebbe aver preso parte alla conferenza. Ma non è finita qui. Domani, si terrà un altro convegno italocinese intitolato «Modernizzazione e diversità della cultura dei diritti umani». Tra i suoi promotori e partecipanti figura il preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza, Olivero Diliberto: ex segretario dei Comunisti italiani e ministro della Giustizia nel governo D’Alema, è stato nominato presidente dell’Istituto italocinese di Wuhan nel 2019 (poco dopo la firma del memorandum sulla Nuova via della seta da parte del governo Conte I). Era inoltre il 2018, quando Diliberto ebbe parole calorose per Xi Jinping, sostenendo che aveva «avviato una campagna di riforme mai vista prima», citando «lotta alla povertà, Stato fondato sul diritto, contrasto alla corruzione, che significa anche morigeratezza».

Stando al programma, alla conferenza di domani parteciperanno anche l’ambasciatore cinese in Italia, Jia Guide, e il vicepresidente del comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, Padma Choling: una figura contro cui, nel 2020, l’allora segretario di Stato americano, Mike Pompeo, annunciò delle sanzioni. Insomma, è in corso un’offensiva propagandistica cinese nel nostro Paese, assai probabilmente dettata dall’uscita dell’Italia dalla Nuova Via della seta. Pechino punta a preservare il più possibile la propria influenza politico-economica su Roma, a partire dal tentativo di mettere nel mirino le nostre infrastrutture strategiche. E, in questa operazione, il Dragone può contare sull’aiuto di alcuni referenti italiani (basti pensare a Diliberto, anche se la lista sarebbe lunga).

Washington, frattanto, non è rimasta con le mani in mano. Ieri, sempre a Roma, si sono tenuti due convegni sponsorizzati da influenti think tank d’Oltreatlantico. In mattinata, al Senato ha avuto luogo «Europa-Usa 2024, sfide transatlantiche»: una conferenza che è stata organizzata dalla fondazione Farefuturo, presieduta dal ministro del Made in Italy Adolfo Urso, in partnership con l’International republican institute e Heritage Foundation (il principale pensatoio conservatore statunitense). Durante il convegno, lo stesso Urso ha evidenziato una presa di distanza dalla Nuova Via della seta.

Nel pomeriggio, si è invece tenuta alla Camera «The Three Seas initiative and Italy»: un convegno organizzato da Heritage e dal Centro studi Machiavelli, diretto da Daniele Scalea. Nel corso dell’evento, tra i cui relatori erano presenti anche La Verità e l’ex sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi, il senior counselor di Heritage, James Carafano, ha auspicato un ingresso del nostro Paese nell’Iniziativa dei Tre Mari: un forum di 13 Stati, in gran parte dell’Europa orientale, che, supportato all’epoca soprattutto dall’amministrazione Trump, ha di recente ammesso la Grecia, concentrandosi specialmente sui temi di energia, sicurezza e infrastrutture. Dal convegno è inoltre emerso che, aderendo a questa iniziativa, Roma potrebbe tutelarsi da eventuali ritorsioni cinesi a causa del suo addio alla Nuova Via della seta. È stato anche affrontato il tema di una potenziale integrazione tra l’Iniziativa dei Tre Mari e il Trans-Caspian international transport route: un corridoio che, partendo dalla Cina, passa attraverso Kazakistan, Mar Caspio, Azerbaigian, Georgia e Turchia, prima di raggiungere l’Europa. L’Iniziativa dei Tre Mari dovrebbe adoperarsi per ridurre l’influenza cinese su questo corridoio e Roma potrebbe avvantaggiarsene per tutelare i propri interessi in Asia centrale. Senza trascurare i rilevanti problemi in cui sono incorse alcune iniziative infrastrutturali cinesi, come il China-Pakistan economic corridor.

Da tempo, gli Usa hanno messo sotto la lente di ingrandimento le attività propagandistiche del comunismo cinese che avvengono soprattutto attraverso gli Istituti Confucio. In particolare, il presidente della commissione parlamentare sulle attività del Pcc, il deputato del Gop Mike Gallagher, è in prima linea su questo fronte. Il pericolo cinese è concreto: rafforzare le relazioni transatlantiche è nel nostro interesse nazionale.

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