«La dottrina batte l’indottrinamento»
Papa Leone XIV (Ansa)
Lezione di Leone XIV nel Palazzo apostolico: «La prima ci aiuta a formulare dei giudizi, l’altro è immorale». Oggi la messa insediamento davanti a J. D. Vance e Volodymyr Zelensky e 250.000 fedeli.

È il Papa day: stamattina alle 10 in San Pietro ci sarà la messa per l’intronizzazione del nuovo pontefice, comincia l’era di Leone XIV. Che parla ai potenti con l’autorità del successore di Pietro e dialoga con i fedeli con la confidenza del vicario di Cristo tornando anche ieri a parlare della Dottrina sociale della Chiesa.

Roma è di nuovo al centro del mondo: oggi in piazza ci saranno le delegazioni di 156 Paesi, due sono di grande interesse: quella statunitense, guidata dal vicepresidente J.D. Vance insieme al segretario di Stato, Marco Rubio, e quella ucraina con Volodymyr Zelensky. Leone XIV ha proposto il Vaticano come sede dei colloqui di pace tra Russia e Ucraina e ha mostrato la volontà di andare al più preso a Kiev anche se il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, frena. Vance ha chiesto un’udienza privata a Prevost. La ragione? Smentire gli strascichi di un’antica diatriba col Papa, ascoltare le parole di pace del pontefice e, forse, promettere sostegno alle malmesse finanze vaticane. Le due delegazioni principe saranno, però, quella italiana con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e quella del Perù, la nazione dove il cardinal Prevost ha svolto la sua missione, guidata dal presidente Ercilia Boularte Zegarra. La cerimonia inizierà con un «bagno di folla»: Leone XIV farà un giro lungo il colonnato del Bernini con la Papamobile per abbracciare i 250.000 fedeli attesi a San Pietro. Perché il suo magistero è iniziato col recupero della tradizione senza smentite del suo predecessore, ma con un’accostata morbida.

Aver ribadito che la famiglia è fatta da padre e madre ha messo un punto fermo per i fedeli e ieri, durante l’udienza che ha concesso alla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, ricevuta nella sala Clementina del Palazzo apostolico – anche questa svolta segna il post-Bergoglio – in occasione della sua conferenza internazionale annuale, ha dato il bis. Ha scandito, infatti, il Papa: «Per la sensibilità di molti nostri contemporanei, la parola dialogo e la parola dottrina suonano opposte e incompatibili. Forse, quando sentiamo la parola dottrina, ci viene in mente la definizione classica: un insieme di idee proprie di una religione. E con questa definizione ci sentiamo poco liberi di riflettere, di mettere in discussione o di cercare nuove alternative». Diventa, perciò, indispensabile fare appello alla Dottrina sociale della Chiesa – ecco il richiamo alla Rerum Novarum di Leone XIII, ma anche all’enciclica sull’Intelligenza artificiale che il Papa sta preparando – per dimostrare che attraverso una dottrina alta si sviluppa un dialogo (tra i ceti sociali). Secondo il pontefice, «l’indottrinamento è immorale, impedisce il giudizio critico, attenta alla sacra libertà del rispetto della propria coscienza – anche se erronea – e si chiude a nuove riflessioni». Al contrario, «la dottrina, in quanto riflessione seria, serena e rigorosa, intende insegnarci in primo luogo a saperci avvicinare alle situazioni e prima ancora alle persone. Inoltre, ci aiuta nella formulazione del giudizio prudenziale. Sono la serietà, il rigore, la serenità ciò che dobbiamo imparare da ogni dottrina, anche dalla Dottrina sociale.»

È un metodo assolutamente agostiniano: credere per capire, ma anche capire per credere. E un tratto agostiniano – l’ipponate fu grande peccatore, ebbe un figlio e una concubina prima di convertirsi – è il gossip che rimbalza dalle pagine del New York Times che avrebbe scoperto che il nonno materno di Prevost, Salvatore Giovanni Riscitano, sarebbe stato arrestato nel 1917 a Chicago perché, malgrado fosse sposato, aveva una relazione con quella che sarebbe diventata la nonna del Papa: Suszanne Fontaine.

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