«I medici vaccinati hanno diffuso il Covid»
Fabio Messina (iStock)
Esposto in Procura contro il green pass da parte di un attivista palermitano: «Sanitari, tecnici e politici sapevano che i farmaci, necessari a ottenere il certificato, non fermavano il contagio. Eppure hanno avuto contatti ravvicinati col pubblico e i malati».

Ha chiesto alla Procura di Roma di indagare nei confronti di sanitari e case farmaceutiche in materia di «false attestazioni, truffa aggravata, commercializzazione di farmaci difettosi e altri reati connessi», per il comportamento tenuto con i green pass e i vaccini anti Covid, procedendo «al sequestro della documentazione rilevante» e valutando «la sussistenza di un’associazione per delinquere».

L’esposto in data 6 giugno di Fabio Messina, quarantaseienne agente di commercio palermitano, è l’integrazione di un’altra denuncia presentata sempre alla Procura del Tribunale di Roma lo scorso 12 maggio, con la quale il professionista evidenzia responsabilità da accertare di politici, medici, personaggi mainstream per aver diffuso dichiarazioni «sulla falsa idoneità del vaccino ad impedire il contagio/infezione». Sostiene che non potevano ignorare «l’inidoneità del green pass ottenuto da vaccinazione ad arrestare l’epidemia».

Nei confronti di questi soggetti, dai membri dell’allora governo ai componenti del Cts, senza escludere funzionari pubblici, sanitari ed esperti che hanno svolto un ruolo nella divulgazione durante la pandemia, le ipotesi di reato andrebbero dalla truffa al rischio di epidemia «per avere intrattenuto rapporti ravvicinati con il pubblico, con i propri pazienti e con la generalità dei cittadini, ben conoscendo l’inefficacia del farmaco vaccino a mezzo del quale hanno ottenuto il green pass […] in relazione alla prevenzione dell’infezione, secondo quanto già noto nel dicembre del 2020».

Messina afferma di essersi mosso «per avere giustizia per tutti, agendo in forza di legge». Le battaglie in nome della legalità l’hanno visto in prima linea già nel 2008, quando con la moglie Valeria di Leo aprì nel centro di Palermo il primo emporio «Punto pizzo free», un supermercato della legalità dove imprenditori e commercianti potevano vendere i loro prodotti senza sottostare al racket.

Durante l’emergenza sanitaria, al rientro da un viaggio di lavoro a Genova nel gennaio del 2022 gli fu impedito di tornare in Sicilia perché sprovvisto del lasciapassare verde. La battaglia per la legalità, contro un’ingiustizia che lo lasciava quattro giorni fermo a Villa San Giovanni, a dormire in auto senza possibilità di salire su un traghetto o di alloggiare in un hotel, riuscì a vincerla grazie alla sua determinazione.

Il ricorso presentato dall’avvocato Grazia Cutino del foro di Trapani venne accolto dal giudice Elena Luppino del Tribunale civile di Reggio Calabria, che diede l’autorizzazione ad attraversare lo Stretto. «Fu l’unica volta in cui venne tolto un divieto», sottolinea oggi, ricordando che si trattò «di una protesta pacifica. Avessi perso la calma, sarebbero stati pronti ad arrestarmi».

Gli esposti che ha appena presentato alla Procura di Roma, sempre attraverso il suo legale Cutino, dice di averli meditati a lungo. «Aspettavo il momento giusto, credo che sia arrivato perché tantissimi cittadini attendono giustizia e forse potranno essere stimolati dalla mia azione», spiega l’agente di commercio.

Le sue articolate denunce ripropongono la questione dei «cosiddetti vaccini anti Covid che non impedivano il contagio non essendo stati prodotti e autorizzati per tale scopo […]. Lo stesso produttore, già nel 2021 scriveva nero su bianco che il preparato al massimo mitigava gli effetti della malattia, ma si guardava bene dall’affermare l’efficacia per la prevenzione del contagio».

Quindi, si legge nel primo documento presentato a maggio, «sul piano politico e giurisdizionale gli atti e le decisioni che hanno portato alla adozione del green pass non hanno mai avuto base scientifica e giustificazione alcuna, come detto e dimostrato dalle evidenze già all’epoca esistenti […] l’obbligo surrettiziamente imposto con il green pass era inesigibile in quanto impossibile ne era l’adempimento».

Si trattò di un abuso, l’integrazione nell’esposto di pochi giorni allarga le ipotesi di responsabilità e i reati ascrivibili a comportamenti assunti durante la pandemia. Messina chiede di estendere le indagini nei confronti del personale sanitario perché, pur non potendo ignorare che l’anti Covid non preveniva l’infezione «in virtù della particolare competenza professionale e dell’obbligo di aggiornamento scientifico» propri di queste professioni, ciò nonostante avrebbero indotto in errore i pazienti «circa l’efficacia sterilizzante del vaccino».

Inoltre, i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale sarebbero accusabili di «falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale» per aver dichiarato di aver adempiuto all’obbligo vaccinale finalizzato alla prevenzione dell’infezione, e di «abuso d’ufficio», mantenendo posizione e stipendio nella «menzogna».

Sono ipotizzati anche i reati di frode in commercio per aver autorizzato e commercializzato «vaccini spacciati come idonei alla prevenzione del contagio», oltre che di attentato alla salute pubblica per «la diffusione di farmaci potenzialmente pericolosi come evidenziato dallo studio Iss del novembre 2024 (a firma Maurizio Federico, ndr) senza adeguata informazione sui rischi».

Secondo l’avvocato Cutino, l’esposto ha anche la finalità «di stimolare la magistratura a un’indagine a 360 gradi, su quanto avvenne durante l’emergenza sanitaria». I giudici se ne sono sempre ben guardati, dal verificare e riconoscere soprusi o discriminazioni. Aggiunge: «E riportare così serenità tra i cittadini, eliminando la polarizzazione devastante tra vaccinati e no vax».

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