Mariotti pronta a far causa a Bonomi
Francesca Mariotti (Ansa)
L’ex dg silurata dal capo di Confindustria ha avviato la procedura di pre-contenzioso. La sua rimozione ha lasciato un vuoto nell’interlocuzione con il governo sulla fiscalità.

Ai piani alti di viale dell’Astronomia volano gli stracci e pure le carte bollate. Francesca Mariotti ha perso la pazienza dopo essere stata sollevata dal suo incarico di direttrice generale dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi. A quanto risulta alla Adnkronos, la Mariotti, dopo aver inviato una serie di e mail al presidente – il 19 ottobre scorso le ha dato il benservito togliendole anche la delega agli affari fiscali – a cui non ha ricevuto risposta, ha dato mandato ai suoi legali per un chiarimento definitivo. Di fatto è una pre-causa. Carlo Bonomi che in tre anni ha portato la Confindustria – ormai non rappresenta solo i colossi ex pubblici e a latere le sono cresciute una serie di associazioni – a esplorare l’ignoto terreno della contraddizione piuttosto che della contrattazione, alla Mariotti ha detto, in sostanza: lei resta a mia disposizione, ma non ha più alcun ruolo né operativo né di gestione compresa appunto la cura del dipartimento fiscale. Questo incarico che la dg «congelata» ricopriva da quasi 10 anni è il più delicato, perché è quello su cui si basa l’interlocuzione primaria col governo. In questo momento non c’è alcun tecnico di viale dell’Astronomia titolato a confrontarsi con il ministero dell’Economia. Il tema del fisco è quello che rischia di bruciare del tutto l’attuale presidente in cerca di affannosa riconferma, o almeno di un’occupazione di rango, perché la direttrice generale allontanata dalla stanza dei bottoni – l’incarico lo aveva assunto nel 2020 in concomitanza con l’elezione di Bonomi – è uno dei massimi esperti di diritto tributario applicato alle imprese e alla Borsa. Ora che si parla di extraprofitti, di valutazione degli investimenti, fare a meno della Mariotti alle imprese maggiori non piace affatto, e hanno invitato Bonomi a ripensarci. Anche perché il casus belli tra lui e la ormai ex dg è il caso Alessia Magistroni, arrivata da via Pirelli da cui proviene anche Antonio Calabrò, uno dei «consiglieri ombra» di Bonomi. La Magistroni da responsabile della comunicazione è entrata in urto con la Mariotti e voleva andarsene con una cospicua buonuscita. Carlo Bonomi ha cercato di piazzarla prima alla Lega Calcio, poi alla Luiss (l’università degli industriali) come direttrice generale, ma è stato respinto. Alla Luiss hanno bocciato anche lui: non essendo laureato non può diventare presidente dell’università, un posto che spetta nella prassi agli ex numero uno di Confindustria. Hanno nominato Luigi Gubitosi (già dg di Rai e Tim) e Bonomi dovrà accontentarsi di uno strapuntino. Infastidita da queste manovre, la Mariotti ha messo in chiaro con Bonomi che una gestione così raffazzonata era incompatibile cn lei. In risposta Bonomi l’ha sollevata da tutte le deleghe. Ora però il presidente degli industriali, che non ha una sua industria, si trova senza esperti capaci di dialogare col governo, visto che anche il professor Massimo Beccarello (università Milano Bicocca) si è dimesso dall’incarico di gestione della transizione energetica ed ecologica. Sarà per questo che Carlo Bonomi – il suo mandato scade a maggio 2024 e non ha ancora trovato un posto neppure al Sole 24 ore dove sbarcare il lunario, visto che gli mancheranno l’appannaggio e benefit confindustriali di cui si dice abbia «approfittato» con generosità verso sé medesimo – ha nominato per un semestre al posto della Mariotti l’ambasciatore Raffaele Langella che resta peraltro in organico alla Farnesina.

Gli servirà per trattare la resa? Probabilmente sì, visto che con la sua presidenza la Confindustria ha toccato probabilmente il punto più basso della sua storia e ora si trova a un bivio: o implodere o cambiare tutto. Ma ovviamente in modo diplomatico.

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