L’Onu accusa Israele su Gaza: «Crimini contro l’umanità». E Hamas ostacola la tregua
Antony Blinken
I miliziani pretendono garanzie Usa sul ritiro dell’Idf dalla Striscia. Antony Blinken: «Alcune condizioni sono inaccettabili». Altre tensioni col Libano: colpito un leader di Hezbollah.

Continua a salire la tensione al confine libanese. Hezbollah ha reso noto che, nella tarda notte di martedì, un suo comandante è rimasto ucciso nel corso di un raid israeliano. Si tratta di Abu Taleb: il più alto esponente dell’organizzazione terroristica sciita che ha finora perso la vita da quando sono iniziati i combattimenti con lo Stato ebraico lo scorso ottobre. «Per molti anni, il terrorista ha pianificato, portato avanti ed effettuato un gran numero di attacchi terroristici contro i civili israeliani. Nel raid sono stati eliminati anche altri tre agenti terroristici di Hezbollah», ha riferito, dal canto suo, l’Idf, confermando così l’uccisione di Taleb. Nella giornata di ieri, Hezbollah ha lanciato una raffica di oltre 200 razzi contro la parte settentrionale di Israele, provocando degli incendi. Tutto questo, mentre le forze dello Stato ebraico hanno compiuto dei raid contro alcune basi dell’organizzazione sciita nel Sud del Libano.

Insomma, la tensione sta salendo significativamente. E il rischio di un allargamento del conflitto è un’ipotesi sempre più probabile. Un ulteriore grattacapo per l’amministrazione Biden, che sta da giorni cercando di negoziare un accordo per il cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Una settimana fa, il sito Axios riportava che, stando a quanto reso noto da due funzionari americani, la Casa Bianca starebbe facendo di tutto per convincere lo Stato ebraico a non avviare un conflitto in territorio libanese. In particolare, Joe Biden teme che una simile eventualità possa portare a un intervento diretto dell’Iran, che è il principale sostenitore tanto di Hezbollah quanto di Hamas.

Non solo. Le tensioni libanesi potrebbero avere impatti nefasti anche sul destino del piano, strenuamente caldeggiato dallo stesso Biden, per il cessate il fuoco. Sì, perché, almeno per ora, la strada su questo fronte continua a rivelarsi in salita. Ieri sera, un funzionario di Hamas, Osama Hamdan, ha accusato il segretario di Stato americano, Tony Blinken, di essere «parte del problema» in riferimento alla crisi in corso. Tutto questo, mentre alcune ore prima la stessa Hamas era sembrata aver proposto delle modifiche al piano sponsorizzato dalla Casa Bianca: modifiche che – secondo il Times of Israel – il governo di Gerusalemme aveva letto come un rifiuto de facto. Più possibilista, ma fino a un certo punto, si era invece mostrato Blinken. «Hamas ha proposto numerose modifiche alla proposta che era sul tavolo. Alcune modifiche sono realizzabili, altre no», aveva dichiarato ieri pomeriggio, durante una conferenza stampa a Doha insieme al primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. «C’era sul tavolo un accordo che era praticamente identico alla proposta avanzata da Hamas il 6 maggio: un accordo sostenuto da tutto il mondo, un accordo che Israele ha accettato. Hamas avrebbe potuto rispondere con una sola parola: “sì”. Invece, Hamas ha aspettato quasi due settimane e poi ha proposto ulteriori cambiamenti, alcuni dei quali vanno oltre le posizioni prese e accettate in precedenza», aveva proseguito Blinken.

Non va d’altronde trascurato che l’Iran respinse il piano per il cessate il fuoco appena pochi giorni dopo che Biden lo aveva pubblicamente proposto a fine maggio, , mentre Hamas chiede garanzie Usa per il ritiro delle truppe israeliane e per un cessate il fuoco permanente: un punto difficile da digerire per Gerusalemme. Il problema è che l’attuale amministrazione Usa continua a tenere un approccio blando nei confronti del regime khomeinista. E questo non favorisce né una risoluzione del conflitto né il piano postbellico per la governance di Gaza: un piano che, ieri, Blinken ha detto che sarà presentato «nelle prossime settimane». Il nodo resta sempre lo stesso. Washington spera in un futuro governo della Striscia guidato dall’Anp. Ma non ha ancora chiarito in che modo punti a espellere Hamas da Gaza, neutralizzando il sostegno che Teheran fornisce al gruppo terroristico. E attenzione, Hezbollah e la stessa Hamas non sono gli unici gruppi sostenuti da Teheran a mostrarsi sempre più pericolosi: secondo l’intelligence americana, gli Huthi starebbero infatti trattando per fornire armi all’organizzazione islamista al-Shabaab in Somalia. Se continuerà a rifiutarsi di ripristinare la politica della «massima pressione» sugli ayatollah adottata dal predecessore, sarà difficile per Biden conseguire risultati in Medio Oriente.

Non accennano frattanto a diminuire le tensioni tra lo Stato ebraico e le Nazioni Unite. Dei rapporti della commissione d’inchiesta sui territori palestinesi, istituita dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu nel 2021, hanno accusato sia Israele sia Hamas di aver compiuto crimini di guerra e atti di violenza sessuale da ottobre a oggi. «Israele respinge le accuse ripugnanti e immorali mosse contro l’Idf, sia per quanto riguarda l’operazione militare a Gaza che per la sua risposta iniziale contro i terroristi di Hamas in Israele», ha replicato Gerusalemme, per poi aggiungere: «Hamas è un’organizzazione terroristica senza legge. Israele è un Paese democratico impegnato nello stato di diritto. L’Idf si comporta in linea con il diritto internazionale». La commissione d’inchiesta è guidata dalla giurista sudafricana, Navi Pillay, che fu alto commissario per i diritti umani dal 2008 al 2014. Sarà un caso, ma a dicembre il Sudafrica ha accusato Israele di genocidio davanti alla Corte internazionale di giustizia (che fa parte dell’Onu). Blinken, dal canto suo, ha detto ieri di non aver ancora visionato i rapporti. «Ma ovviamente li esamineremo», ha specificato.

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