Arrivano in Italia i droni controllati dalle sim telefoniche. Trasportano farmaci e coltivano i campi

Ai 4.000 piccoli operatori dei velivoli senza pilota si aggiungono finalmente gli investimenti di big come Vodafone che ha puntato 2,5 milioni di euro per sviluppare i ricaschi della tecnlogia 5G. All’evento Dronitaly presenti 700 società tra cui quelle specializzate in agricoltura ed elisoccorso. Nel mondo il giro d’affari vale già 64 miliardi e l’Africa è al primo posto nella sperimentazione della gestione delle infrastrutture.

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Per due giorni, dal 23 al 24 marzo Milano è stata la capitale dei mezzi aerei ed acquatici senza pilota, i cosiddetti droni, ma rigorosamente non militari e di quelli destinati all’uso professionale e commerciale. L’evento di chiama Dronitaly, si è tenuto al Palazzo delle Stelline ed è la kermesse di riferimento del settore dal 2014, anno della sua prima edizione. Circa 1.400 persone tra ingegneri, geometri, agronomi, fotografi, geologi, dirigenti d’azienda e altri professionisti, tutti utilizzatori o persone interessate all’uso di queste macchine (il nome italiano è Sapr, da Sistemi aerei a pilotaggio remoto), si sono ritrovati per fare il punto su un settore che, seppure in Italia sia partito più lentamente rispetto a quanto avvenuto all’estero, finalmente sta ora accelerando in termini di possibilità operative e commesse per i circa 4.000 operatori riconosciuti oggi dall’Enac, cifra confermata dalle associazioni di categoria Fiapr e Assorpas. L’idea che si tratti di meraviglie tecnologiche ha lasciato il posto a quella più concreta e realista di considerarli a tutti gli effetti preziosi strumenti di lavoro che attraverso i loro sensori portano i nostri sensi laddove, per motivi di pericolosità o impossibilità, è meglio che l’uomo non vada. Oppure possono vedere e percepire cose che occhi, orecchie e naso non riescono a osservare, come le “scariche parziali”, cioè suono che identificano un’anomalia degli impianti elettrici, oppure la presenza di un metallo disciolto nell’acqua. L’hanno dimostrato i circa 700 operatori che hanno partecipato ai 21 convegni tematici di Milano per approfondire gli aspetti normativi e tecnologici dell’utilizzo dei Sapr e le nuove possibilità operative offerte da un’evoluzione tecnica sempre più rapida. Si tratta di un comparto che ha coinvolto da subito molte delle università, non a caso a Dronitaly erano presenti sia il politecnico di Milano sia quello di Torino, entrambi con brevetti e applicazioni di grande interesse per l’industria. La novità per il nostro Paese è che finalmente i droni, e con i loro sensori e le possibilità che offrono, vengono considerati un investimento dalle grandi aziende, come finora era avvenuto soltanto all’estero. In Germania, per esempio, lo spedizioniere Dhl li utilizza da tempo per trasportare piccoli pacchi dalla costa alle isole del Mare del Nord oltre Amburgo. Ma finalmente anche nello Stivale si investe: Vodafone Italia, oltre ad utilizzare i Sapr per verificare lo stato delle sue antenne telefoniche su tutto il nostro territorio, sperimenterà la tecnologia delle reti cellulari 5G proprio per il controllo dei droni investendo 2,5 milioni di euro attraverso il bando per progetti innovativi “Action for 5G”. Anas e Trenitalia li sperimentano da mesi per il controllo delle infrastrutture stradali e ferroviarie mentre la parte italiana del colosso Cisco – l’inventore di Internet – è interessato per fornire le reti agli operatori telefonici come vuole fare Huawei, il colosso cinese della telefonia di Shenzhen, che vede nel volo dei droni la possibilità di offrire servizi innovativi. Che si tratti di aeromobili dalla forma di aeroplano tradizionale, elicotteri, multicotteri a quattro e fino a otto rotori e ancora dirigibili, ciò che li distingue sono le capacità operative che portano ogni configurazione verso un proprio mercato di riferimento ma sempre Unmanned. Che secondo l’associazione internazionale Auvsi, la più grande al mondo, varrà 64 miliardi di dollari entro il 2020.


Seppure in ritardo rispetto a Stati Uniti, Russia, Cina e Francia, l’Italia sta recuperando terreno in fatto di mezzi aerei a pilotaggio remoto per uso agricolo. Sia nel comparto enologico con l’analisi del vigore delle vigne, una vera previsione scientifica su quanto sarà buono il prossimo raccolto e dove la coltura necessita di interventi. Soltanto una minoranza, circa 20% degli operatori italiani di droni, sono specializzati in questo tipo di missioni poiché non basta possedere un mezzo con fotocamera ed essere capaci di pilotarlo in regola con la legge (dai 300 grammi di peso in su serve l’attestato di pilota e per lavorare il riconoscimento Enac, l’assicurazione e il certificato medico), esso deve avere determinate caratteristiche che lo rendano efficace per questo utilizzo, così come è necessario disporre dei migliori sensori iper-spettrali per poter raccogliere dati precisi. E anche avere i migliori software per elaborare le informazioni e ottenere i risultati migliori. Un vero “nuovo lavoro” che da circa cinque anni ha portato università, centri di ricerca, aziende e coltivatori a lavorare insieme. Lo ha confermato a Milano la Feder Unacoma, l’associazione dei costruttori di macchine per l’agricoltura, che ha sperimentato l’uso dei droni per l’analisi e il dosaggio idrico, lo studio delle deformazioni e alterazioni cromatiche che svela la quantità di azoto fogliare), la concimazione e l’irrorazione antiparassitaria selettive, ovvero fatta con precisione su ogni pianta con grande risparmio di tempo, liquidi per trattamenti e… denaro. Risultato, si controllano i vegetali mentre crescono occupandosi della loro salute. Che poi è la nostra.

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