Non c’è solo la botta al patrimonio causata dall’obbligo dei lavori di efficientamento. Secondo Abi e Unimpresa la direttiva Ue colpirebbe le garanzie immobiliari: un edificio da ipotecare finirebbe svalutato. E avere i finanziamenti diventerà ancor più dura.

La stangata sulla casa che l’Europa ha in serbo per noi non è rappresentata dalla patrimoniale che ogni tanto Bruxelles fa balenare per meglio colpire il risparmio italiano. E neppure dalla multa che potrebbe essere costretto a pagare chiunque non si adegui entro il 2030 alla direttiva che punta a ridurre i consumi energetici delle abitazioni. No, la fregatura consiste nella perdita di valore degli alloggi giudicati meno efficienti e non in regola con le norme della dittatura green. Da subito, quando si è parlato di una transizione verde anche per gli immobili, i più accorti avevano segnalato il pericolo che le disposizioni europee si trasformassero in un aggravio di spesa per le famiglie. A differenza che all’estero, gli italiani sono spesso proprietari dell’appartamento che abitano e nella maggioranza dei casi questi edifici non sono recenti. Dunque, un provvedimento che obbligasse a sostituire i serramenti, cambiare l’impianto di riscaldamento e magari anche isolare meglio gli immobili, avrebbe un’immediata ricaduta sul portafogli dei contribuenti. Infatti, o lo Stato finanzia le ristrutturazioni, pagando prezzi altissimi per i conti pubblici, come si è visto con il bonus facciate e il 110%, oppure a dover mettere mano ai portafogli sono gli stessi proprietari di casa. All’allarme generato dalla direttiva ha risposto Bruxelles, dicendo che le nuove regole per gli immobili non avrebbero previsto sanzioni. In pratica, la Ue ha fissato il 2030 come data ultima per adeguare gli edifici, ma chi non fa in tempo o semplicemente non ha intenzione di spendere soldi non deve temere multe. Pericolo scampato? Neanche a parlarne. Perché è vero che nessuno è obbligato, neanche da una sanzione, ad adempiere alle disposizioni in materia di efficienza energetica. Dunque, chiunque non abbia i soldi, o semplicemente non voglia sostituire serramenti e caldaia, delle scadenze di Ursula von der Leyen e compagni può allegramente infischiarsene. Tuttavia, la fregatura è in agguato e consiste nell’immediata perdita di valore dell’immobile che non è stato ristrutturato in base alle regole Ue.

Attenzione, la nostra non è una supposizione campata per aria: è la previsione fatta da banche e imprese. In audizione alla Camera, i rappresentanti dell’Abi, ovvero dell’associazione che raggruppa gli istituti di credito, hanno spiegato che l’efficientamento energetico delle case rischia di provocare una forte riduzione del valore di mercato degli immobili. Infatti, mettete il caso di una famiglia che abbia individuato un alloggio da comprare, ma abbia bisogno di un mutuo. Quando si rivolgerà alla banca, il perito valuterà l’immobile in base alle nuove regole europee, dunque un appartamento che vale cento, per l’esperto che dovrà valutarlo potrebbe valere meno, e di conseguenza anche il mutuo verrebbe adeguato al valore di mercato, con una riduzione della somma che l’istituto di credito è disposto a erogare. I rappresentanti dell’Abi hanno anche fatto notare che oggi, a garanzia dei finanziamenti, le banche hanno in pancia delle ipoteche su valori che rischiano di essere molto più alti rispetto a quelli che si riscontreranno con la nuova direttiva. Le conseguenze sono evidenti: una svalutazione dei crediti, che costringerebbero gli istituti a compensare con aumenti di capitale. Ma soprattutto una diminuzione della ricchezza delle famiglie, che al momento di capitalizzare il proprio investimento in mattoni si troverebbero davanti a una riduzione di valore.

Una stangata in piena regola, preoccupante anche per le imprese. E non solo quelle del settore. Oltre al rischio di una crisi del mercato immobiliare, esiste il concreto pericolo che le garanzie offerte al sistema bancario per ottenere i finanziamenti necessari a far funzionare l’attività non siano più sufficienti.

Anche perché, spiega Unimpresa, una delle associazioni di categoria, negli atti di compravendita, la casa che non ha adottato le misure per il risparmio energetico potrebbe essere considerata alla stregua di un alloggio frutto di un abuso edilizio e dunque non essere più liberamente cedibile. Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, prevede che, se per adeguare l’abitazione alle nuove direttive fosse necessaria una spesa media stimabile in 40.000 euro, la somma sarebbe automaticamente dedotta dal valore della casa, con una perdita uguale in termini reali per le famiglie italiane. Risultato: da qualunque parte la si guardi, la direttiva rischia di abbattersi in pochi anni sugli italiani e sulla ricchezza materiale. Cosi, dopo anni di sacrifici fatti per comprare casa, in nome del risparmio energetico la Ue è pronta a farcela pagare.

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