Sbarchi incontrollati, arrivano i negazionisti
(Ansa)
Per il Papa, «Avvenire» e gli opinionisti di sinistra, gli allarmi sui clandestini sono ingiustificati: crimini, rivolte e disagio sociale sono derubricati a «errata percezione» dei cittadini. Proprio coloro che subiscono l’invasione, e a cui viene imposto di accettarla.

Avanza, perentoria, una nuova forma di negazionismo. Solo che questa volta si tratta di un negazionismo buono, perché a praticarlo sono gli illuminati e i moralmente superiori. È il negazionismo dell’invasione, e consiste nel ripetere che va tutto bene, che non ci sono problemi, che se gli sbarchi proseguono l’unica cosa da fare è spalancare le braccia e accogliere tutti, senza distinzioni. Secondo questa teoria, che per altro viene portata avanti ormai da diversi anni, i numeri attuali degli arrivi non giustificano allarmi e paure. Anzi, a dirla tutta i timori non sarebbero giustificati nemmeno se contassimo numeri più elevati, perché nell’immigrazione non c’è nulla di dannoso: bisogna al contrario apprezzarne ogni risvolto positivo. Manco a dirlo i sostenitori di questa posizione sono andati in estasi quando papa Francesco, a Marsiglia, ha pronunciato queste frasi: «Due parole sono risuonate, alimentando le paure della gente: invasione ed emergenza. Ma chi rischia la vita in mare non invade, cerca vita». Subito ieri Avvenire, il quotidiano dei vescovi, ha titolato in prima pagina: «L’invasione che non c’è». E su Repubblica la sociologa Chiara Saraceno si è immediatamente accodata, spiegando che «non sono i numeri di per sé ad essere insostenibili, nonostante l’aumento notevole di quest’anno. Lo diventano se vengono, appunto, affrontati in modo emergenziale e non come un fenomeno strutturale, che perciò richiede risposte strutturali e cooperative, tra Paesi di partenza e di arrivo così come tra questi ultimi e all’interno di ciascun Paese». La Saraceno ha ripreso direttamente il pontefice per chiarire che «la soluzione non è respingere, ma assicurare, secondo le possibilità di ciascuno, un ampio numero di ingressi legali e regolari, sostenibili grazie a un’accoglienza equa da parte del continente europeo, nel contesto di una collaborazione con i Paesi d’origine».

Tutto molto bello e molto emozionante, ma se l’Europa non collabora che si fa? Se i nostri vicini chiudono le frontiere e ci lasciano con il cerino in mano che succede? Purtroppo ormai da diversi anni le cose vanno così e il risultato è che siamo soli, pure quando ce la mettiamo tutta per fare funzionare i rapporti, come ha fatto Giorgia Meloni, di cui va ammirata tra le altre cose l’onestà nell’ammettere che sui migranti ci si aspettava risultati migliori.

Già, i risultati. Che cosa abbia prodotto la migrazione di massa finora lo sappiamo con fin troppa certezza, e lo sa la popolazione italiana. Ci sono i crimini, le rivolte, i disagi sociali, le morti in mare. Tutto questo viene derubricato a «errata percezione» dai negazionisti dell’invasione. I quali si baloccano con i numeri e, come in ogni occasione, cercano di imporre alla popolazione un radicale scollamento della realtà. Il mantra del pensiero dominante è: va tutto bene, siate resilienti e non lamentatevi. Rassegnatevi ai fenomeni strutturali oppure accettate i cambiamenti brutali senza fiatare. Se c’è da fare mutare rapidamente stile di vita alla gente, allora siamo in emergenza, e chi critica è un «negazionista». Se invece c’è da imporre un mutamento altrettanto radicale ma di lungo periodo, allora bisogna dire che l’emergenza non esiste e si deve esercitare il negazionismo buono riguardo l’invasione. Il succo del discorso, tuttavia, è sempre il medesimo: la vostra percezione della realtà non conta, perché la realtà non esiste. Esiste solo la verità che corrisponde al racconto del potere. E se il potere decide che 200.000 o 500.000 stranieri vanno bene, bisogna farseli piacere.

A ben vedere, come ebbe a spiegare Ida Magli, l’invasione non è una questione di numeri, ma appunto di percezione da parte del popolo. Se la popolazione percepisce che ci siano troppi immigrati e non tollera più le conseguenze negative degli ingressi massivi, allora l’invasione c’è eccome. Lo stesso papa Francesco, pare fosse il 2017, spiegò che i governi devono procedere con prudenza nella gestione dei migranti, valutando prima di tutto «quanti posti ho». Ebbene, sarebbe interessante sentire dal Pd, da Elly Schlein e dai profeti dell’accoglienza: quanti posti abbiamo? Infiniti? E chi decide quando i posti sono finiti? Il popolo o qualche maestro del pensiero che gli stranieri li vede solo in tv?

È curioso notare, infine, come il peso della percezione cambi a seconda dei frangenti. Se sono uomo e mi percepisco donna, sono autorizzato a definirmi tale. Se mi sento offeso in quanto minoranza sono titolato a pretendere risarcimenti e leggi protettive. Se mi percepisco invaso, insicuro e vessato, invece, sicuramente sto percependo male, per cui devo tacere e obbedire. È sempre l’antico giochino: se al popolo non piace la ricetta imposta, si cambia il popolo.

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