L’algoritmo del Fisco sbaglia nel 70% dei casi
Ernesto Maria Ruffini (Imagoeconomica)
Dopo la denuncia di errori nel 95% delle precompilate, i commercialisti lanciano un altro allarme sugli avvisi bonari mandati dall’Agenzia delle Entrate. Mentre Ernesto Maria Ruffini sbandiera l’ intelligenza artificiale, i software in uso si rivelano un fallimento.

L’Agenzia delle entrate punta a usare l’intelligenza artificiale per scovare gli evasori ma fa fatica a dialogare correttamente con i software informatici di base per inviare le comunicazioni di irregolarità ai contribuenti. Dopo la rivelazione che il 95% dei 730 precompilati presenta errori, arriva un altro allarme. Secondo fonti legate al mondo dei commercialisti di Milano, Roma e Pistoia anche gli avvisi bonari inviati dal Fisco presentano un altissimo livello di errori; fatte 10 le irregolarità inviate, 7 risultano essere sbagliate. Parliamo di errori ricorrenti che riguardano il non riuscire a intercettare il ravvedimento operoso fatto dal contribuente, il non riuscire ad abbinare l’F24 all’Irpef corrispondente, oppure a proroghe fiscali non riconosciute. Questo è il tipico caso di quando una scadenza fiscale viene spostata più avanti e l’Agenzia delle entrate si «dimentica» di avvisare il sistema operativo di accettare anche i pagamenti che vengo fatti entro la data stabilita dalla proroga (situazione che ha caratterizzato la gestione Covid e di conseguenza anche i recenti avvisi di pagamento inviati a tutti quei contribuenti che avevano, secondo le scadenze, provveduto a saldare i propri debiti fiscali).

Si tratta dunque di errori materiali, dovuti al fatto che il processo di gestione è legato a degli automatismi informatici evidentemente ben poco controllati. Il fattore umano entra infatti in campo solo quando si chiamano gli operatori dell’Agenzia delle entrate o ci si rivolge al Civis, servizio che fornisce assistenza sulle comunicazioni di irregolarità, sugli avvisi telematici e sulle cartelle di pagamento, per segnalare l’arrivo di una comunicazione di irregolarità sbagliata. Civis che tra l’altro, quando si presentano casi complessi o particolari – sottolineano i commercialisti – rimanda il richiedente agli uffici dell’Agenzia delle entrate, con tutte le complicazioni legate al riuscire a prendere un appuntamento e a parlare con chi di dovere.

Il binomio amministrazione finanziaria e comunicazioni errate è una peculiarità evidenziata anche all’interno del Pnrr. Tra i target che il Fisco deve raggiungere è stato infatti inserito il preciso obiettivo di ridurre del 5% annuo l’invio dei falsi positivi, cioè di tutti quegli avvisi che risultano essere errati. Comunicazioni di irregolarità che, ricordiamo, coprono svariate casistiche che vanno dall’inserimento di detrazioni o deduzioni sbagliate all’interno del proprio 730 al non pagamento delle tasse presenti nel modello unico inviato al Fisco negli anni passati. Proprio per questo le somme presenti all’interno degli avvisi bonari variano molto tra di loro, e si possono ricevere comunicazioni di pagamento anche per solo 12 o 50 euro. Somme basse sulle quali il Fisco fa gettito visto che nella maggior parte dei casi, sottolineano i commercialisti, chi riceve queste comunicazioni di scarsa entità tipicamente paga senza chiedere ulteriori verifiche o controlli.

Una situazione che presupporrebbe dunque un maggiore sforzo, da parte dell’amministrazione finanziaria, nel cercare di integrare in maniera migliore gli strumenti informatici di base e la componente umana, in modo da evitare di sbagliare circa il 70% degli avvisi bonari. Questione non presa in considerazione dal direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, che intervenendo al Festival dell’economia di Trento ha fatto ben capire come lo sguardo dell’amministrazione finanziaria sia rivolto verso tecnologie sempre più innovative: «L’intelligenza artificiale avrà un ruolo fondamentale nell’elaborare e nell’utilizzare al meglio i dati raccolti» e il suo obiettivo sarà quello di «individuare correttamente chi davvero si sottrae agli obblighi fiscali senza disturbare i cittadini che non hanno fatto questo».

Tecnologia sicuramente interessante nel suo complesso, ma che preoccupa nel caso specifico dell’Agenzia delle entrate. Viene infatti da chiedersi come l’amministrazione finanziaria possa gestire l’intelligenza artificiale in modo ottimale, essendo uno strumento molto più complesso rispetto agli attuali software informatici usati, che portano a scarsi risultati qualitativi. Una tecnologia che dunque richiede una gestione ad hoc e un indirizzo umano accurato per evitare di produrre errori grossolani come quelli che attualmente vengono fatti. Aspetti fondamentali se poi si pensa che uno degli obiettivi dell’intelligenza artificiale applicata al Fisco è quello di riuscire ad anticipare possibili comportamenti fraudolenti da parte dei contribuenti, usando algoritmi molto sofisticati che andranno a incrociare una mole di dati non indifferente. Se si pensa dunque di inserire questa tecnologia negli attuali meccanismi fiscali senza apportare prima le dovute correzioni, il risultato finale non sarà molto diverso da quello odierno, dove gli errori dell’Agenzia delle entrate ricadono sulle spalle dei contribuenti che si ritrovano a pagare bollette fiscali sbagliate.

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